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Perché Zaccagni ci piace così tanto?

By 13 Gennaio 2021

È un uomo di strappi e ultimo passaggio, un po’ come i 10 di tanti anni fa

Mattia Zaccagni è in maniera quasi unanime il migliore (facciamo uno dei migliori tre così non si scandalizza nessuno) giocatore del campionato italiano fino a oggi. Lo attesta la stagione del Verona, che tanto si poggia su di lui, la convocazione in Nazionale da parte di Roberto Mancini, i nomi di tutte le squadre che in Italia e all’estero lo cercano, facendone impennare il prezzo.

Ma prima di tutto, cosa piace così tanto di Zaccagni?

Partiamo dalla dimensione tecnica. È davvero molto bravo nel condurre il pallone in corsa. E Oggi questa caratteristica è molto apprezzata dagli allenatori. Avere un conduttore che sappia tenere o addirittura aumentare la velocità portando palla è il modo più semplice per disordinare le line verticali e orizzontali di difesa avversaria, posizionate in modo da coprire senza problemi tutte le linee di corsa e le traiettorie che si possono dare al pallone. Pensate ai danni che i vari Sancho, Grealish, Benzema, Martial, De Bruyne e tanti altri campioni fanno in conduzione palla. Intorno ai loro movimenti gli attacchi si sviluppano e creano spesso situazioni pericolose. Tanto è vero che la conduzione in velocità con la palla è così desiderata che per i top team italiani è tornato in auge anche Berardi, bravo nel saper fare questo lavoro e ormai considerato fuori dalle grandi rotte marittime del calcio italiano.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Da un punto di vista tattico poi, c’è l’altro plus che molti sottolineano. Juric lo ha plasmato alla perfezione, facendolo giocare mezzapunta di sinistra in un attacco 2-1. Prendiamo la partita con il Torino per conoscerlo meglio. In fase di possesso, il Verona di Juric fa scendere in posizione di braccetto di sinistra Miguel Veloso, a cui viene sempre consegnata la palla. Da quella posizione si sviluppa un gioco a tre in cui Zaccagni accorcia per ricevere palla addosso e Dimarco allunga per riceverla invece sulla corsa. In mezzo a questo triangolo si trova Ceccherini che serve per riaggredire subito appena gli avversari eventualmente riconquistano il pallone. Il Verona di Juric parte da qui e Zaccagni ha un ruolo decisivo perché deve molto spesso proteggere palla mentre è attaccato alle spalle da un avversario e appunto condurre la palla in velocità per innescare il lato debole, dove ci sono giocatori perfetti nel muoversi senza palla, come Barak e Faraoni. Un congegno che Juric quest’anno ha oliato alla perfezione e a cui guardano tante altre squadre.

In fase di non possesso l’allenatore non gli chiede di coprire sul regista, evitando di farlo sfiancare in questo compito che viene lasciato a Tameze che si alza tanto, ma Zaccagni va sul centrale, spostando il centravanti sulla destra per coprire l’apertura del gioco su quel lato.

A corroborare e sostenere elementi tecnici e tattici ci sono poi i numeri. Zaccagni in questo campionato ha già segnato 4 gol, fornito 3 assist e ha il 72,6% di precisione nei passaggi. Questo dato non è alto (due che giocano più o meno come lui sono Mkhitaryan che ha il 79,2% e Berardi con il 79,9%), il che fa emergere come Zaccagni non sia un calciatore principalmente associativo, che ama cucire il gioco, come un Calhanoglu ad esempio, che ha 84,4% di precisione, ma è un uomo di strappi e ultimo passaggio, un po’ quello che si chiedeva ad alcuni numeri 10 soprattutto di fine anni ’80.

Questo lo si vede anche in altri due dati: dei calciatori citati in precedenza è primo per dribbling, 1,6 a partita e in testa in maniera netta per falli subiti, 3 contro l’1,6 degli altri. Ha poi una distanza abissale rispetto ad esempio a Calhanoglu per passaggi fatti durante una partita. Zaccagnni è fermo a 23,5, il turco è a 49 passaggi per partita. Questi dati certificano ancora una volta che Zaccagni ama portare palla e disordinare le difese palla al piede e spesso i difensori che si vedono un calciatori così tecnico che li salta devono fermarlo con un fallo per non fargli creare danni ancora più gravi (ovviamente è primo fra questi anche per palle perse in dribbling, l’investimento a volte può non fruttare).

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

A chi serve un calciatore del genere? E arriviamo al momento succoso della questione. La Roma che ha Mkhitaryan la escluderei, se non in ottica di cessione dell’armeno, di sei anni più vecchio. Nell’Inter di Conte non potrebbe giocare mezzala alla Barella, alla Juve non ci sarebbe posto, nel Sassuolo c’è Berardi. C’è la Lazio, di cui però non toccherei il duo Milinkovic-Savic-Luis Alberto. Restano il Napoli e il Milan. Nella squadra rossonera sarebbe davvero perfetto. In un rombo d’attacco con Calhanoglu regista avanzato che, come abbiamo visto, è eccezionale nel gioco associativo, un centravanti come Ibra che fa da punto di riferimento e un uomo da lato debole, come potrebbe essere Rebic o in un certo senso Leao, la capacità di accentrarsi in conduzione di Zaccagni dalla sinistra sarebbe molto utile. E poi una catena di sinistra Theo Hernandez-Zaccagni, con Kessié che gioca alla Ceccherini per sostenere il recupero alto a me fa già paura.

E poi c’è il Napoli, che dovrebbe però ripensare il suo modulo per dare un senso all’acquisto sicuramente esoso di Zaccagni. Dovrebbe completamente abbandonare l’attacco a tre, con i laterali che partono larghi per accentrarsi e schierare un attacco 2-1 con Insigne, Zaccagni, Mertens ad alternarsi, tenendo Lozano e Politano per i cambi modulo. La vedo già un po’ più difficile (se non si vuole proprio fare rivoluzione e vendere due-tre del gruppo sarriano) ed è per questo che vedo uno Zaccagni in rosso e nero molto più giusto e probabile.

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