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Pochettino vuole cambiare la mentalità del PSG

By 3 Gennaio 2021

La sfida del tecnico argentino a Parigi, a stagione in corso, è di quelle importanti per una serie di fattori

 

Un argentino alla guida di una Babele dove il capitano e la stella sono due brasiliani. È uno scenario surrealista quello in cui si è visto catapultato Mauricio Pochettino dopo la decisione del Paris Saint Germain di puntare su di lui dopo aver esonerato Thomas Tuchel. E se ci sofferma sul fatto che a scegliere il tecnico nativo di Murphy, nella profonda provincia argentina di Santa Fe, sia stato un brasiliano come Leonardo, il quadro assume dei connotati ancora più surreali, almeno a prima vista. Ma l’arrivo di uno degli allenatori che più è riuscito a smentire l’assioma secondo il quale si è grandi solo vincendo, rappresenta senza dubbio un test importante, più per lui che per la società parigina.

 

Dal Paraná alla Senna

Dal torbido corso fluviale del Paraná, che bagna Rosario, città dove è nato come calciatore, Pochettino è arrivato alla più scintillante e acchitata Senna, da sempre punto nevralgico di quella Parigi che nel calcio cerca ancora un’affermazione assoluta. Sarà stata la finale di Champions League raggiunta nel maggio del 2019 con il Tottenham o il suo modo di approcciare le partite, ma l’impressione è che il 48enne argentino si sia guadagnato sul campo la possibilità di dirigere finalmente una squadra attrezzata per dominare.

(Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

Trent’anni dopo il suo primo exploit con il Newell’s Old Boys, il club del quale è ancora oggi innamorato e per il quale si è esposto pubblicamente a livello d’immagine in più riprese, Pochettino dovrà adesso misurarsi con la sfida più esigente della sua carriera. Cresciuto calcisticamente agli ordini di un sergente di ferro dal cuore d’oro come Marcelo Bielsa, l’argentino ha covato dentro di sé un profondo senso di appartenenza alle squadre nelle quali ha militato.

Oltre al Ñuls, con il quale ha vinto due storici titoli nazionali a 18 e 20 anni, l’argentino porta nel cuore anche l’Espanyol, dove giocò per nove stagioni in due tappe diverse dal 1994 al 2006, club che gli ha permesso di iniziare il suo percorso da allenatore nel 2009.

Al Paris Saint Germain, invece, ha disputato due stagioni nelle quali non ha conquistato alcun titolo ma ha iniziato a conoscere lo spirito libero e l’allegria irrefrenabile di un brasiliano archetipico come Ronaldinho, un calciatore oggi quasi del tutto reincarnato in quel Neymar che veste la sua stessa maglia al Parco dei Principi.

 

Neymar al centro

Nel 2015, dopo un’esibizione da funambolo di Neymar vestito di blaugrana contro il Villarreal, l’allora tecnico del Barcellona Luis Enrique si prodigò in un emotivo elogio del paulista, paragonandolo a Ronaldinho. L’asturiano, che con il Gaucho aveva giocato un anno proprio al Camp Nou, andò contro i suoi principi etici e fece un’eccezione paragonando calciatori di diverse epoche ma finì con l’ammettere che tra i due vi fossero più similitudini che differenze, partendo dall’estasi con la quale i compagni di squadra li vedevano divertirsi in allenamento.

 (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Neymar, che rinnovi o meno, è la pietra filosofale di questo PSG che cerca disperatamente l’affermazione continentale. Pochettino ne è consapevole, così come è consapevole di non aver mai avuto tra le mani un diamante così scintillante. La sfida principale del tecnico di Murphy sarà dunque quella non solo di riuscire a mettere a proprio agio l’animo del paulista, bensì quella di offrirgli la miglior posizione e la miglior postura per fare il bene della squadra.

Talentuoso ma cocciuto, Neymar dovrà comprendere che le sue evoluzioni palla al piede serviranno di più negli ultimi 25 metri e non a centrocampo, dove spesso si perde in arabeschi fini a sé stessi quando si innervosisce per l’assenza di palle giocabili. Per raggiungere questo obiettivo, Pochettino dovrà affidarsi al suo connazionale Paredes, regista della nazionale Albiceleste, e all’italiano Verratti, gli unici due centrocampisti in rosa che possono davvero rompere le linee avversarie con passaggi precisi e mettere dunque in condizione il brasiliano di essere pericoloso dove davvero serve.

 

Maturità

Dopo Espanyol, Southampton e Tottenham, Mauricio può ancora disporre di margini di miglioramento ma non di errore. Ormai tecnico maturo e scafato, dovrà e potrà farsi capire nella sua lingua madre, lo spagnolo, in uno spogliatoio dove i sudamericani la fanno da padroni. I miti Keylor Navas e Marquinhos, brasiliano atipico, si oppongono agli esuberanti Rafinha e Neymar, mentre Di Maria, Icardi e Paredes potranno permettere all’allenatore di entrare in modo più veloce e fluido nelle grazie della squadra.

Sebbene Di Maria sia uno storico tifoso del Rosario Central e Icardi del Ñuls, con ogni probabilità entrambi cercheranno di cementare ulteriormente il loro legame per ricevere il loro conterraneo in un ambiente confortevole nel quale poter dare il meglio per la squadra. Colui che spesso è stato ipotizzato come ideale tecnico della Selección potrà adesso allenarli giorno per giorno, chiedendo a entrambi quell’ultimo scatto nella scala del rendimento che aiuterebbe il PSG ad andare finalmente oltre l’ostacolo.

Ma la sfida più importante che si troverà ad affrontare Pochettino è un’altra. E riguarda quel concetto astratto che spesso viene indicato con il termine mentalità. «Faremo del nostro meglio – ha detto per prima cosa l’argentino – per dare alla nostra squadra quell’identità di gioco combattiva e offensiva che i tifosi parigini hanno sempre amato».

 (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Amante delle rifiniture il giorno stesso del match, un’abitudine mai palesata dal suo predecessore Tuchel, Pochettino potrebbe avere delle difficoltà a farsi benvolere da questo punto di vista. Ma se a Parigi hanno scelto lui invece dell’altro papabile Massimiliano Allegri, un motivo ci sarà. O forse più d’uno. Il profilo internazionale e la voglia di giocare bene a calcio sono i primi due. I restanti, li scopriremo con calma. 

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