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Pronti all’incubo distopico dei mondiali in Qatar?

By 16 Ottobre 2019

L’atletica ha vestito suo malgrado i panni della cavia per comprendere che cosa accadrà tra poco più di mille giorni, quando si disputeranno in Qatar i mondiali di calcio più controversi della storia del pallone. Un ambiente artificiale all’interno di stadi semideserti. Caldo, umidità  e tempeste di sabbia fuori. La chiamano diplomazia dello sport

Il Khalifa Stadium è una bolla asettica simile a una sala operatoria, luminosa e splendente, circondata dalla realtà di una città, Doha, cresciuta contro tutta la logica naturale in un deserto, i cui nativi hanno deficit di vitamina D perché non sono esposti al sole. L’esistenza dei qatarioti trascorre respirando l’aria condizionata di centri commerciali, moschee, ristoranti, uffici, case, auto. Solo i lavoratori immigrati vanno in autobus o in bicicletta o lavorano all’aperto, sottoposti a un’enorme radiazione solare e respirando ossigeno saturo di ozono, polveri e particelle di sale.

In un ambiente artificiale, in uno stadio talmente sigillato da non consentire l’arrivo dall’esterno della brezza che a volte brucia la pelle, la vita è stata splendida per gli atleti che hanno preso parte ai recenti mondiali di atletica leggera. Temperatura e umidità controllate, condizioni perfette. Non una folata di vento, non una goccia di pioggia, mentre gli ausiliari si sono dati da fare nel rovesciare bottiglie di acqua minerale per ammorbidire la sabbia della fossa del salto in lungo.+

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images for IAAF)

L’installazione del condizionatore d’aria al Khalifa Stadium è costata 81 milioni di euro. Un condizionatore alimentato dall’elettricità prodotta dal gas naturale che rende il Qatar uno dei cinque paesi al mondo con più emissioni di carbonio per abitante. In questo mondo distopico, che tanto piacerebbe allo sceneggiatore britannico Charlie Brooker, padre della celebre serie Black Mirror, tra tre anni si disputeranno i mondiali di calcio. Forse i più controversi della storia del pallone. Di fatto l’atletica ha vestito suo malgrado i panni della cavia per comprendere che cosa accadrà tra poco più di mille giorni.

Ciò che maggiormente ha colpito dei mondiali qatarioti è stata l’assenza di pubblico sugli spalti. Un aspetto che si è riflettuto su tutte le precedenti coppe del mondo tenute in un Paese politicamente isolato nel suo ambiente e che utilizza l’organizzazione di eventi come mezzo per mostrare il potere generato dalla sua ricchezza inesauribile.

Qui la chiamano la diplomazia dello sport, il soft power. Organizzare gare nel paesaggio lunare del deserto, tra l’indifferenza degli abitanti del luogo che non capiscono o non vogliono capire il valore di una disciplina sportiva piuttosto che di un’altra. È accaduto ai tempi della Coppa del mondo di ginnastica (2018), in quella di ciclismo (2016) e di pallamano (2015), dove gli organizzatori si sono persino affrettati a ingaggiare gruppi di tifosi professionisti dall’estero, figuranti che hanno cambiato ogni giorno fede e bandiera.

(Photo by 2022 Supreme Committee for the Delivery & Legacy for the FIFA World Cup Event via Getty Images)

Ai mondiali di calcio gli atleti delle 48 squadre (come vorrebbe Infantino) giocheranno in 12 impianti simili in tutto e per tutto al Khalifa Stadium. Il paesaggio distopico però verrà garantito soltanto durante i match. Allenamenti e altro si svolgeranno per lo più all’aperto, dove si ricalcheranno purtroppo le miserie messe in scena nel corso della maratona femminile. Le partecipanti non hanno solo sofferto caldo e umidità, ma anche le conseguenze di una tempesta di sabbia che ha colpito Doha due giorni prima dell’evento e che ha riempito l’atmosfera di particelle di Pm 2 e Pm 10 (potenzialmente cancerogene).

Le conseguenze? Si preparino al peggio le stelle del pallone: bronchi e polmoni costipati all’inverosimile e problemi di respirazione.

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