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Esiste l’alternanza nei maggiori campionati europei?

By 10 Maggio 2019

Nel nuovo millennio il numero di titoli vinti si è concentrato in una rosa sempre più ristretta di squadre. E l’Italia, per una volta, non è il Paese con il record negativo

Può cambiare la trama,  ma il finale resta sempre lo stesso. La Juventus che domina e le altre pronte a spartirsi gli avanzi. E che si tratti di una bella fetta di torta come la qualificazione in Champions  o delle briciole che portano in Europa League, non cambia poi molto. Perché il copione, in Serie A, si ripete sempre uguale a sé stesso ormai da otto, lunghissimi, anni. Una dittatura destinata durare ancora a lungo grazie all’arrivo a Torino di Cristiano Ronaldo. Impossibile, dunque, non porsi qualche domanda. Anzi, una sola: ma davvero il campionato italiano è il più “chiuso” del Vecchio Continente?

Per rispondere, ovviamente, bisogna riprendere in mano gli almanacchi. Dal 2000/2001, primo campionato giocato interamente nel nuovo millennio, a vincere lo scudetto sono state appena 4 squadre. La prima a vincere il titolo è stata la Roma di Batistuta, Totti, Montella e Samuel. Una squadra che sembrava destinata ad aprire un ciclo che ma che si trasformerà, invece, in una comparsa. Perché dalla stagione successiva sarà un monologo del nord: 12 successi Juventini, 4 dell’Inter e 2 del Milan.

Quattro vincitori differenti in 19 anni sono pochi, ma non esattamente un record negativo. Perché se la Serie A non brilla per imprevedibilità, La Liga è un altro torneo che non gradisce grandi colpi di scena. In Spagna, nel nuovo millennio, il titolo è stato vinto da appena 4 club differenti. Il Valencia ha trovato il doppio exploit nel 2002 e nel 2004, con Benitez in panchina. L’Atletico, invece, si è laureato campione nel 2014, grazie anche a un’impresa formato maxi portata a termine dal Cholo Simeone. Per il resto, il Real Madrid è riuscito a mettere in bacheca 6 titoli, quattro in meno di un Barcellona capace di vincere 8 delle ultime 11 edizioni della Liga.

Una tendenza in linea con quella fatta registrare da un torneo non esattamente avvincente come quello portoghese. Nel 2001 l’ha spuntata il Boavista, l’anno successivo lo Sporting. Poi, da allora, ecco il duetto costante di Porto (10 successi) e Benfica (6 titoli nazionali).

E gli altri? In giro per l’Europa si è assistito a campionati più combattuti. Ma senza esagerare. La Premier League, che quest’anno può vantare 2 finaliste in Champions League (Liverpool e Tottenham) e altrettante in Europa League (Chelsea e Arsenal), è stata vinta ad esempio da 5 club diversi. Il Manchester United, che comunque è a digiuno dal 2013, guida con 7 titoli in bacheca seguito da Chelsea (5), Manchester City (3, in attesa di conoscere l’esito dell’ultima giornata di campionato), Arsenal (2) e dal Leicester, autore nel 2016 di una clamorosa vittoria sotto la guida di Claudio Ranieri, oggi tornato alla Roma in un revival che potrebbe non bastare a portare i giallorossi in Champions League.

Foto: LaPresse

In Germania, invece, il Bayern Monaco ha recitato il suo monologo per ben 12 volte (cannibalizzando gli ultimi 6 campionati, che presto potrebbero diventare 7), con il Borussia Dortmund capace di strappare 3 successi e con Werder Brema (2004), Stoccarda (2007) e Wolfsburg (2009) a completare l’albo d’oro. Più o meno lo stesso copione che si è recitato anche in Olanda: 9 vittorie per il PSV, 6 per l’Ajax e un’annata di gloria a testa per AZ Alkmaar (2009), Twente (2010) e Feyenoord (2017).

L’unica eccezione a questa tendenza viene dalla Francia. Già, il campionato più aperto del nuovo millennio è stato proprio la Ligue 1. Merito degli otto club che sono riusciti a cucirsi sulla maglia il tricolore transalpino. Ovviamente la parte del leone l’ha recitata il Paris Saint Germain, che si è aggiudicato 6 delle ultime 7 edizioni, ma fra il 2002 e il 2008 il ruolo di protagonista è spettato al Lione, con 7 successi uno dietro l’altro. Per il resto, invece, hanno trovato gloria Nantes (2001), Bordeaux (2009), Marsiglia (2010), Lille (2011) e Monaco (2017). Numeri che, tuttavia, non raccontano tutta la verità. Perché se la Ligue 1 è il campionato con più alternanza al vertice, è anche quello che ha fatto registrare il distacco più importante fra la prima e la seconda in classifica.

È il 2015/2016 e i parigini dominano il torneo fin dalla prima giornata (vittoria per 0-1 in casa del Lille grazie a una rete di Lucas Moura, oggi eroe del Tottenham), arrivando a segnare qualcosa come 102 reti subendone appena 19. Un bottino che a fine anno si traduce in 96 punti, 31 in più di Lione e Monaco, appaiate al secondo posto. Un picco quasi impossibile da ripetere, visto che il distacco medio fra la prima e la seconda a fine anno in Francia è 8,8 punti.

Foto: LaPresse.

Il record negativo, però, spetta alla Germania. In attesa di conoscere la forbice di questa stagione, infatti, il distacco medio fra la prima e la seconda classificata in Bundesliga di è 9,2 punti. Un dato che si spiega anche con il recente dominio del Bayern Monaco, che negli ultimi anni ha distanziato la principale inseguitrice di almeno 10 punti (per arrivare anche a un massimo di 21). Fra i 5 maggiori tornei europei, quello con lo scarto minore fra prima e seconda è invece la Liga, dove le sfidanti viaggiano a una media di ritardo di circa 6 punti rispetto alla capolista. E non finisce qui. Nel 2006/2007, infatti, Real Madrid e Barcellona conclusero il torneo a pari punti: 76. A trionfare però furono i blancos grazie ai risultati negli scontri diretti: 2-0 per le meringhe al Bernabeu e 3-3 al Camp Nou.

E nonostante un distacco medio fra club vincitore del titolo e primo degli sconfitti di 7,3 punti, anche la Premier League ha vissuto un arrivo a pari punti. Nel 2011/2012 le due squadre di Manchester arrivarono appaiate, a quota 89 punti dopo 38 giornate. A trionfare, però, furono i citizens, grazie alla loro migliore differenza reti.

E in Italia? In Serie A il distacco medio fra vincitori e primi dei vinti è di 8,33 punti. Praticamente il terzo peggior dato europeo. Il differenziale massimo del nuovo millennio si è toccato nel 2006/2007, quando l’Inter mise insieme 97 punti, 22 in più rispetto alla Roma.

Foto: LaPresse. 

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