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Quando Pazzini ha infranto i sogni della Roma

By 25 Aprile 2020

Dieci anni fa, all’Olimpico, la doppietta di Pazzini e le parate di Storari regalavano lo scudetto all’Inter

25 aprile 2010, forse stavolta è fatta. Forse si potrà aprire gli occhi e dire “ma allora è tutto vero, vinciamo lo scudetto”. Sia pure in modo un po’ fortunoso la Roma ha vinto il derby della domenica precedente e nel contempo ha mantenuto la testa della classifica. La buona sorte ha dato la mano che doveva, la Lazio non meritava di perdere, ora l’opera va completata.

Sì, perché l’Inter insegue a un punto e non ci si possono permettere distrazioni. Quella domenica i giallorossi affrontano la Sampdoria di Cassano e Pazzini. I blucerchiati sono in piena zona Champions League, ma la squadra di Claudio Ranieri sembra inarrestabile. Dieci anni fa, la partita che nessuno potrà dimenticare. Soprattutto chi ha vissuto una delusione calcistica forse immeritata.

È sera e allo Stadio Olimpico scendono in campo due fra le squadre più in forma del momento. Nel corso del campionato Ranieri ha formato un gruppo compatto, è riuscito a rafforzare un collettivo che aveva smesso di credere in se stesso, ottenendo risultati impensabili a inizio stagione. Ad aprile inoltrato soltanto l’Inter di José Mourinho riesce a tenere lo stesso passo, ricorrendo più alle prodezze dei solisti che a un vero e proprio gioco di squadra.

Il giorno prima i nerazzurri hanno sconfitto l’Atalanta e ora fanno il tifo interessato per la formazione genovese. Zanetti e Milito si incontrano a casa del capitano, ordinano birra, pizza e supplì e si siedono sul divano con tanto di sciarpa al collo, come qualsiasi appassionato di calcio. Hanno ragione di temere la Roma, in qualche occasione la squadra giallorossa sarà anche stata fortunata, ma quando decide di giocare ha pochi rivali. Almeno nella stagione 2009-2010.

E pensare che il campionato era iniziato male. Molto male. La Roma perde infatti all’esordio con il Genoa, poi si lascia superare all’Olimpico da una Juventus ancora in cerca di se stessa dopo gli anni di Calciopoli.  In società comprendono che nello spogliatoio c’è aria di burrasca e, come spesso accade, è il tecnico giallorosso a pagare per tutti.

Luciano Spalletti viene esonerato. Ranieri, subentrato alla terza giornata, ricostruisce con pazienza un’armonia di squadra. E lo fa talmente bene che con il passare delle giornate e vittoria dopo vittoria anche chi siede in panchina e non entra quasi mai si sente parte di un progetto condiviso. L’8 novembre 2009 la Roma blocca l’Inter al Meazza sul pareggio, il 27 marzo dell’anno successivo i nerazzurri sono battuti all’Olimpico. Chi sembrava fare campionato a sé è stato raggiunto e poi superato.

(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Roma e Sampdoria sono in campo. Ore 20,45, l’arbitro Damato ha appena dato inizio alla partita. Rispetto alla partita precedente, la Roma è quella del secondo tempo contro la Lazio, eccezion fatta per Totti, in campo dal primo minuto. Il tecnico ha confermato Julio Sergio in porta, la difesa titolare (Cassetti, Burdisso Juan, Riise), Pizarro e De Rossi a centrocampo con Perrotta a dare manforte, Menez sulla tre quarti, Totti e Vucinic in attacco. Viene sacrificato Luca Toni, pronto a entrare se la situazione lo richiederà.

Nella Sampdoria l’allenatore Delneri, una parentesi non proprio fortunata sulla panchina giallorossa qualche anno prima, ha preso le contromosse. Il suo è un classico 4-4-2 pronto a trasformarsi in un 4-5-1, specie le la palla ce l’ha la Roma. Cassano non si è lasciato bene con i suoi ex tifosi, lo stadio lo fischia ma in sostanza lo teme. All’Olimpico lo conoscono, sanno di cosa è capace il numero 99 blucerchiato nelle giornate di grazia. Devono solo sperare in una di quelle partite che fanno di Cassano un fuoriclasse incompiuto.

Ma chi deve avere davvero paura è la Sampdoria, presa d’assalto da un’avversaria che gioca un calcio di grande qualità. Corta, pronta a coprire gli spazi, portata a giocare sui fraseggi stretti e rapidi dei suoi interpreti migliori. Dopo 10 minuti la Roma potrebbe aver fatto almeno un paio di gol, tale è la mole di gioco che la Sampdoria è costretta a subire. Questione di minuti. Dopo 15, la rete del vantaggio giallorosso è inevitabile. Scambio rapido fra Totti e Vucinic, con Menez pronto a partecipare al tocco decisivo. L’attaccante montenegrino va sull’out sinistro, mette palla al centro e Totti con un perfetto destro d’esterno piazza sul secondo palo da centro area.

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Sembra l’inizio di un trionfo, anche perché nei minuti successivi la Roma continuerà a produrre un gioco spettacolare. Il portiere doriano Storari ha già fatto un paio di interventi decisivi ma stavolta non può nulla, anche perché la difesa si è lasciata prendere d’anticipo da una giocata sopraffina. Nel primo tempo, a parte un tiro di Cassano murato in modo provvidenziale da Burdisso, la Sampdoria è inesistente e se le due squadre vanno negli spogliatoi con il parziale di 1-0 è merito quasi esclusivo di Storari. Il pubblico è entusiasta, i tennisti Nadal e Djokovic, a Roma per dovere e allo stadio per puro piacere, filmano ciò che avviene in campo e sugli spalti con i loro telefonini.

In vista della ripresa Delneri non dà l’idea di cambiare tattica. Anzi, quelle che adotta sembrano quasi mosse conservative: Mannini e l’argentino Tissone sono giocatori più di copertura che non di costruzione.  A far loro posto sono Poli e Guberti. Forse c’è più quadratura a centrocampo, con Tissone posto davanti alla difesa, ma per cambiare l’inerzia della partita servirebbe altro.

Ma il cosiddetto “altro” arriva da qualcuno che è “altro” rispetto ai compagni di squadra. Fino a quel momento si è visto pochissimo, ha cercato di essere utile sulle poche ripartenze ma la squadra non ne ha mai assecondato l’estro. Tocca a lui. Sono passati 5 minuti dall’inizio della ripresa, Cassano riceve palla sulla tre quarti sinistra. La difesa della Roma, già in pieno forcing per chiudere la gara, appare fuori posizione. Il fantasista finge di andare sul fondo, poi stringe al centro per crossare di destro. È quella la vera finta. Burdisso fa un passo di troppo e il 99 blucerchiato si riporta il pallone sul sinistro. In ripiegamento Menez cerca di raddoppiare la marcatura ma è tardi. Il cross tagliato e a giro è perfetto per la testa di Pazzini. Riise appare in ritardo e per l’attaccante non è complicato schiacciare il pallone del pareggio. Pareggio ingiusto, però pareggio. Antonio Cassano da Bari avrà tutti i difetti del mondo ma non è un ipocrita: ha fatto una grandissima giocata ed esulta come se a Roma fosse un estraneo. Dagli spalti lo fischiano, in termini di gesto tecnico sarebbe da applaudire. Senza riserve o vincoli di tifo.

(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

La Roma sta giocando bene, il gol del pareggio è stato un prodigio isolato che può e deve essere vanificato. Totti è in buona giornata, Vucinic lo assiste al meglio e in mezzo al campo Pizarro è praticamente perfetto. Nel frattempo è entrato Toni al posto di Perrotta, la squadra è sbilanciata in avanti, un pareggio sarebbe risultato inutile. Il gol arriverebbe pure ma permane un problema con un nome e un cognome: Marco Storari.

Portiere cresciuto nelle giovanili della Roma, Storari ha fatto il giramondo un po’ in tutta Italia con alterne fortune. Alla Sampdoria è arrivato a gennaio, si è infortunato Castellazzi e la società deve operare sul mercato. Quella sarà la sua più bella prestazione in una carriera che poteva anche essere migliore, considerate le potenzialità. Menez, Vucinic, Totti, Toni, Riise dalla distanza. Ci provano un po’ tutti ma la porta è chiusa. La partita è un assedio in area doriana e solo quando ha la palla fra i piedi Cassano la difesa ospite respira un po’. Poi, di nuovo in apnea.

(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Sei minuti alla fine. Azione di alleggerimento, Mannini riceve palla sulla sinistra. Davide Mannini è un centrocampista di copertura che usa soprattutto il destro. Ci si aspetta che converga al centro per cercare di servire un compagno libero con il piede preferito. Quello che da lui non ci si aspetta è un elegante doppio passo per poi puntare il fondo. Con il piede improprio mette al centro un preciso rasoterra, è sempre in agguato Pazzini e per la seconda volta Riise è anticipato in modo fatale.

Lo stadio ammutolisce. Quasi senza sapere come, la Sampdoria è in vantaggio. Sembra di stare al Maracanà quando la squadra di casa perse il Mondiale con l’Uruguay nel 1950. Come in quel caso, 1-2 sarà il risultato di una partita bella e stranissima. L’Olimpico si è trasformato nel teatro di un suicidio calcistico in piena regola. La sorte ha dato tanto nel derby contro la Lazio, si è ripresa quasi tutto nel giro di una settimana. Seduti sul divano di Zanetti, Milito e il padrone di casa stanno esultando. Già un pareggio fra Roma e Sampdoria sarebbe stato un ottimo risultato. A tre giornate dalla fine del campionato, per l’Inter la sconfitta dei giallorossi è oro. La domenica successiva c’è Lazio-Inter e di certo succederà qualcosa. È nell’aria.

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