Feed

Quando il Camerun ha fatto innamorare il mondo

By 8 Giugno 2020

L’8 giugno di 30 anni fa i Leoni Indomabili hanno battuto i campioni del mondo dell’Argentina nella gara inaugurale di Italia 90. È l’inizio di una splendida cavalcata che si interrompe ai quarti di finale, in un rocambolesco match contro l’Inghilterra

Si legge tra gli antichi proverbi camerunesi: Dio ci ha messo gli occhi davanti, perché non guardassimo al passato. Dev’essere dura avere un passato come quello dell’estate 1990, e trovarsi costretti a guardare altrove. Non sempre il Camerun ce l’ha fatta, e lo strepitoso campionato del mondo in Italia, che nelle speranze della scuola calcistica di un Paese e di un continente doveva essere l’apripista per la storia, è rimasto di fatto un singolo acuto. Non guardare al passato, dicono: la fai facile, quando non hai visto il Camerun di Italia ’90.

L’8 giugno di trent’anni fa a Milano c’era aria di festa, e due compiti abbordabili per i campioni del mondo dell’Argentina: quello di aprire il mondiale delle notti magiche, e quello di affrontare una squadra africana alla sua seconda esperienza ai mondiali. Ci tornava dopo aver fallito contro lo Zambia la qualificazione a Messico ’86, e reduce tre mesi prima da una Coppa d’Africa finita malamente, con un’eliminazione ai gironi da campione in carica. A Maradona e compagni il Camerun non deve sembrare un ostacolo irresistibile, e dopo la cerimonia di apertura, dopo Edoardo Bennato e Gianna Nannini in playback e le bandiere che sfilano, pur sbilanciati a favore degli africani gli oltre 73.000 spettatori del Meazza sono preparati a un copione prevedibile. Si apre Italia ’90, ed è di quelle occasioni in cui esserci conta molto più di un risultato che si annuncia quasi scontato. Quasi.

Il mondiale più povero di gol di sempre inizia con il gol che non ti aspetteresti. E da aspettare ce n’è, fino al minuto 66: l’Argentina per un’ora se l’è presa piuttosto comoda, da quattro minuti il Camerun è sotto di un uomo per un rosso diretto abbondantemente largo, e François Omam-Biyik decide di far impazzire la partita, il termometro di San Siro e il mondiale. L’attaccante del Lavallois, seconda divisione francese, lascia piantato Néstor Sensini: per il difensore dell’Udinese l’istantanea consegnata alla storia è impietosa, dove si è alzata la sua mano si trova già il piede di Omam-Biyik in volo. All’imperioso stacco e all’impatto di testa si esauriscono i meriti dell’attaccante del Camerun, il resto lo fa Nery Pumpido, che pasticcia su una parata centrale. Non è un mondiale fortunato, per lui e per noi: si fa male nella partita successiva, contro l’Unione Sovietica. Tra i pali per il resto del torneo andrà Sergio Goycochea, e sarà eroe prima a Firenze, nell’ultimo ballo mondiale della Jugoslavia, e poi a Napoli, fermando i rigori di Donadoni e Serena e ferendoci a morte. Fa invece quello che deve fare il Camerun, ovvero resistere, anche quando allo scadere si trova addirittura in nove, dopo il rosso a Massing per fallo della disperazione su Caniggia.

(Photo by Bongarts/Getty Images)

Fa presto a scattare l’operazione simpatia, ma la realtà del campo è che è davvero un bel Camerun. Prestanza fisica, certo. Gli africani hanno presenza e sono compatti, smaliziati quando occorre: Maradona colleziona calci ma non punge. Non è tutto qui, però: cercano spesso gioco di prima o a due tocchi, non disdegnano triangolazioni rapide in contropiede, dominano il gioco aereo e al netto di qualche calcio da fermo sprecato in malo modo il ct russo Valeri Nepomniachi (fino a quel momento l’esperienza di una sola stagione in panchina, anni prima in Turkmenistan) ha limato le ingenuità collettive, specie in fase di disimpegno.

Come se non bastasse, alla seconda uscita contro la Romania, ritrovano il loro trascinatore: quella di Bari contro la nazionale balcanica è la prima grande giornata di Roger Milla, che con l’Albiceleste era entrato solo nel finale. Fa il suo ingresso molto prima contro i rumeni, con la storia ancora tutta da scrivere: a un quarto d’ora dal termine domina Andone su una palla vagante e firma il vantaggio, dieci minuti dopo fa tutto da solo, palla girata a servire Omam-Biyik che non ci arriva, la riprende lui e la mette dentro. Seconda corsa e secondo ballo alla bandierina, e le immagini di quella doppia esultanza al San Nicola irrompono nell’immaginario collettivo. A trentotto anni non è solo il giocatore più anziano ad aver segnato in un mondiale (si supererà quattro anni dopo, in America): è il giocatore piùanziano ad averne fatti due. Da un anno gioca a La Riunione, terra d’oltremare, al largo del Madagascar: la sua carriera in Francia (Bastia, Saint-Étienne, Montpellier) ha già raccontato tutto quello che c’era da raccontare, in Nazionale il meglio deve ancora venire.

Il gol di Balint un minuto dopo serve solo per la statistica. 2-1 sulla Romania, quelli del Camerun non sono solo simpatici: sono una squadra che nel girone dei campioni del mondo dopo due partite è agli ottavi

 Allsport UK /Allsport

La severa caduta contro l’Unione Sovietica vicecampione d’Europa non fa male: agli ottavi, al San Paolo contro la Colombia, i camerunesi ci arrivano da primi nel girone. Contro la squadra di Maturana la partita è bloccata. Cambia ancora una volta dopo l’ingresso di Milla, stavolta succede tutto nei supplementari: minuto 106, palla da Omam-Biyik, dribbling e tiro sotto la traversa. Fa epoca il bis, due minuti dopo: Milla crede all’errore di Higuita salito a centrocampo, il dribbling del portiere è improvvido, la palla è di Milla, e il resto non può che andare in un modo. Anche in questo caso la Colombia accorcia con Redin, ma la doppietta di Milla porta il Camerun ai quarti di finale.

Sempre a Napoli, contro l’Inghilterra, gli africani sognano forte e sognano a lungo: al gol di David Platt nel primo tempo, replicano nel giro di tre minuti tra 62’ e 65’ prima con Kundésu rigore procurato da Milla, poi con Ekéké a tu per tu con Shilton, con il vecchio leone in versione assistman. Sogna a lungo e forte il San Paolo assieme ai camerunesi, ma ruvidezza e fisicità iniziano a tradire la Nazionale di Nepomniachi: due calci di rigore di Gary Lineker, all’82’ e poi ai  supplementari, mandano dopo trentaquattro anni l’Inghilterra al penultimo atto dei mondiali. Piange tra gli applausi dei tifosi italiani il Camerun, arrivato a mezzora dalla semifinale, ma il ritorno dei giocatori a Yaoundé è un trionfo. Restano la sfilata per le strade della capitale a bordo di quattro fuoristrada, la gioia e l’orgoglio della gente del Camerun, a testimoniare le settimane in cui una squadra africana tra le grandi del mondo sembrò davvero una cosa possibile.

Statisticamente il traguardo non è rimasto ineguagliato: il Senegal nel 2002 e il Ghana nel 2010 hanno ugualmente raggiunto i quarti di finale (anche se in un mondiale a trentadue squadre, con i posti per le africane saliti da due a cinque, addirittura sei in Sudafrica). Ma rimasta inimitabile è la sensazione che les Lions Indomptables destarono nell’estate italiana: quella che tra le grandi il Camerun potesse starci a pieno titolo, e che finalmente i tempi per la consacrazione del calcio africano fossero maturi.

(Photo by Allsport/Getty Images)

Ciclicamente il Camerun è tornato capofila dell’avanguardia calcistica del continente. Il prestigioso oro olimpico a Sydney con l’Under 23, contro la Spagna di Xavi e Puyol. Le Coppe d’Africa del 2000 e del 2002 (più tardi, la finale persa contro l’Egitto nel 2008, e un nuovo titolo nel 2017): sono gli anni in cui nel mondo il brand Camerun fa anche stile. Tra avventurose canotte smanicate, leoni stilizzati e traslucidi e segni di artigli sui fianchi, le sperimentazioni sulle divise della nazionale sono destinate a fare tendenza, o se non altro a sorprendere.

Eppure quando scocca l’ora dei mondiali, un nuovo acuto non arriverà mai, nonostante una stella di prima grandezza come quella di Samuel Eto’o. Anzi il confronto con il passato, quello al quale non guardare, è risultato a volte schiacciante, a volte foriero di polemiche.

Storia dolorosa, quell’aspro botta e risposta tra Milla ed Eto’o: «Ha dato tanto al Barcellona e all’Inter, ma nel Camerun non ha mai fatto niente», l’attacco della vecchia leggenda alla giovane, a ridosso dei mondiali del 2010. La reazione di Eto’o è durissima, minaccia di lasciare la Nazionale, personalità politiche, ex ct e vecchi compagni insorgono, sciorinano le Olimpiadi e le due Coppe d’Africa vinte da Eto’o, ricordano i record di marcature con la maglia del Camerun. Poi arriva la lettera di Eto’o, altrettanto dura: «Gli anni passati mi hanno permesso di avvicinarmi al mio idolo d’infanzia. Ma gli anni hanno purtroppo contribuito anche alla nascita di alcuni gialli, a intaccare l’immagine di quel poster gigante che tengo sopra il mio letto. Ho trovato a poco a poco con i miei occhi adulti una persona molto diversa dai miei sogni d’infanzia, che si sono trasformati in delusioni e disillusioni alla luce dei fatti». Per i tifosi camerunesi, assistere a uno scontro così cruento tra i due leoni piùforti di sempre deve probabilmente lasciare dieci anni dopo ferite ancora aperte.

Allsport UK /Allsport

In quei giorni non lo sospettavamo, ma dentro il poster di Italia ’90 era custodita per la prima volta una fantasia collaterale: un’Africa non soltanto simpatica, ma finalmente al centro del mondo. Ci riproverà nel 1994 la Nigeria, e a Boston sarà solo l’improvviso stagliarsi di Roberto Baggio a negare a pochi minuti dalla fine i quarti di finale a Oliseh e compagni: è forse il momento storico in cui il calcio africano sembra più che mai avere le potenzialità per avvicinare il livello europeo e sudamericano. Its time for Africa, cantavamo dieci anni fa, e contro l’Uruguay furono i rigori a privare il Ghana del pass per una storica semifinale, nel primo mondiale africano. Si riaffaccia di tanto in tanto quella fantasia, ma quel tempo sembra perfido, e destinato a non arrivare mai. L’ultimo mondiale ha regalato in tal senso il segnale più tetro per le speranze del movimento: nessuna squadra africana ha superato i gironi qualificandosi per gli ottavi. Dice l’antica tradizione locale: per andare avanti, non guardare al passato. Nel trentennale della sera in cui agli occhi del mondo brillò forte la stella del Camerun, non voltarsi indietro dev’essere più dura che mai.

Leave a Reply