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Quando l’Arsenal è diventato immortale

By 7 Febbraio 2020

La magica storia della squadra di Arsene Wenger che, fra il 2003 e il 2004, ha dato vita a una volata fatta di 49 risultati utili consecutivi

È difficile che tu possa temere di essere vulnerabile se ti hanno chiamato “invincibile” e “immortale”, ma di fronte al Liverpool schiacciasassi di quest’anno anche i vecchi ragazzi dell’Arsenal qualche timore iniziano ad averlo. I Reds di Jürgen Klopp, saliti a 42 partite senza sconfitte in Premier League (37 vittorie e 5 pareggi dall’ultimo ko, datato 3 gennaio 2019), puntano diretti al record assoluto di imbattibilità nel campionato inglese: 49 gare senza passi falsi per l’Arsenal di Arsene Wenger a cavallo degli anni magici 2003 e 2004.

Il primo a parlare di “Wenger’s Invincibles” è il giornalista Tim Rich sull’Independent del 9 maggio 2002, nel celebrare il titolo inglese appena conquistato dai Gunners senza mai perdere in trasferta e con una striscia di 13 vittorie di fila nell’ultima parte di stagione. Gli invincibili doc, però, devono ancora arrivare: fermatosi a 30 partite consecutive senza passi falsi nell’ottobre di quello stesso anno, la corazzata di Wenger manca il bis in Premier League nel 2003, si aggiudica la FA Cup battendo al Millennium Stadium di Cardiff il Southampton grazie a un guizzo di Pires e, proprio in quel maggio 2003, inizia un cammino destinato a entrare nella storia. Il 4 maggio l’Arsenal è superato 3-2 ad Highbury dal Leeds United e, da quel giorno per quasi un anno e mezzo, non conoscerà più sconfitte in campionato.

(Photo by Phil Cole/Getty Images).

Nell’estate del 2003 i Gunners, impegnati nella costosa costruzione del nuovo stadio, conducono un mercato in tono minore (proprio come il Liverpool di questa stagione) rispetto al Chelsea del ricchissimo Abramovich e ai rivali del Manchester United di Alex Ferguson, campioni in carica. La macchina messa a punto da Wenger è però perfetta: l’Arsenal si affida a un 4-4-2 con il 34enne trequartista Bergkamp, il numero 10 della squadra, a trasformare il modulo in una sorta di 4-2-3-1. I due sulla linea mediana sono capitan Vieira e Gilberto Silva (chiamato non a caso in Brasile “la parete invisibile”), che hanno buona qualità, ma soprattutto tantissima forza da mettere al servizio della fase di non possesso palla. Dietro Campbell e Kolo Touré formano un coppia di centrali formidabili, assistiti sulle fasce da Ashley Cole e dal camerunese Lauren, attenti più a difendere che a offendere.

Davanti d’altronde c’è un favoloso Thierry Henry (39 reti in 50 gare stagionali nel 2003-04), che ha un’intesa perfetta con Bergkamp, supportato da Pires, ala sinistra che sarà capace di segnare 14 gol in campionato, e da Ljungberg, ala destra a tutta fascia. Tra i pali c’è il tedesco Lehmann, non il migliore dei portieri, talvolta protagonista di errori clamorosi, ma formidabile nelle giornate di grazia. In panchina poi c’è lui, il mentore del gruppo, quell’Arsene Wenger, tuttora amatissimo dai tifosi dell’Arsenal, in sella già da 7 anni a Highbury e capace di plasmare tanti giocatori, come Touré, Ljungberg e lo stesso Henry, incrociato una prima volta nel Monaco e rigenerato da Wenger dopo l’esperienza complicata nella Juventus. L’allenatore francese è considerato un rivoluzionario, pur non essendo un profeta del calcio del futuro. Ha però attenzione per ogni particolare, al contrario di tanti suoi colleghi britannici, preparando nuove metodologie di allenamento, motivando il gruppo e curando l’alimentazione: birra, cibi grassi e porcherie varie a tavola sono bandite, per quanto possibile, dal menù dei calciatori.

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

La stagione 2003-04 non si apre nel migliore dei modi, con la bruciante sconfitta ai rigori contro i rivali del Manchester United nella Community Shield, ma in Premier la musica cambia immediatamente. Al debutto, contro l’Everton, l’Arsenal si impone 2-1 nonostante l’espulsione di Campbell dopo 25 minuti e poi vince nelle successive tre giornate, portandosi in vetta a punteggio pieno davanti al Manchester United. Proprio contro i Red Devils, alla 6ª giornata, la formazione di Wenger supera il primo scoglio della stagione, pareggiando 0-0 un match nervosissimo: all’81’ capitan Vieira si fa espellere per una reazione su Van Nisterlooy che dieci minuti più tardi, all’ultimo istante, calcia sulla traversa un rigore.

Al fischio conclusivo i calciatori dell’Arsenal si scagliano contro lo stesso Van Nistelrooy, reo di aver provocato Vieira, e scoppia una rissa che coinvolge, tra gli altri, Lauren, il vecchio Keown, Cole, Parlour, Lehmann, Ryan Giggs e Cristiano Ronaldo. Il club londinese si becca una multa da 175 mila sterline, la più alta nella storia della Football Association, mentre Parlour, Vieira e Lauren vengono squalificati per una (i primi due) e quattro giornate (il camerunese). A ottobre i Gunners violano Anfield, imponendosi 2-1, e poi battono a Highbury con lo stesso punteggio il Chelsea, guidato in panchina da Ranieri. Contro i Blues è decisivo un errore del portiere Cudicini, che favorisce il gol vittoria di Henry, al settimo bersaglio nelle prime nove giornate. A

novembre l’Arsenal si guadagna il ruolo di favorita per il titolo imponendosi 4-1 in casa del Leeds United e aggiudicandosi il derby casalingo contro il Tottenham, superato 2-1 non senza difficoltà. In autunno i Gunners incrociano anche l’Inter nel girone di Champions League: a Londra, a metà settembre, i nerazzurri di Cuper si impongono 3-0 con gol di Cruz, Van der Meyde e Martins, tutti nel primo tempo; a San Siro, a fine novembre, la situazione si capovolge totalmente con l’Arsenal che domina 5-1 su una squadra in difficoltà, nel frattempo affidata a Zaccheroni, grazie a una doppietta di Henry e alle reti di Ljungberg, Edu e Pires che rendono risibile la marcatura interista di Vieri.

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

In vista del mercato di gennaio Roman Abramovich si attiva personalmente, durante una gara di Champions League tra Arsenal e Lokomotiv Mosca, per portare il bomber Thierry Henry al Chelsea, offrendo 57 milioni di euro ai Gunners. David Dein, vicepresidente dei biancorossi di Londra, rifiuta: «Gli abbiamo dato la stessa risposta ricevuta dal Real Madrid – rivela Dein alla stampa – Henry non è in vendita. Assolutamente non lo vogliamo cedere».

Al giro di boa di metà campionato l’Arsenal, pur essendo l’unica squadra imbattuta della Premier League, non ha ancora spiccato il volo, secondo a un punto dal Manchester United campione d’inverno. Tra gennaio e marzo del 2004 però lo scenario cambia, grazie a 9 vittorie consecutive dei Gunners, che passano dai 3 punti di distacco dalla vetta del 7 gennaio, ai 9 di vantaggio sul Chelsea e 12 sui Red Devils del 20 marzo. Tra il 15 e il 21 febbraio peraltro Henry e compagni si aggiudicano due volte il derby di Londra contro il Chelsea, battuto 2-1 sia in FA Cup che in campionato. Ranieri, illuso dal gol iniziale di Gudjohnsen dopo 27 secondi prima della rimonta firmata da Vieira ed Edu, alza bandiera bianca: «Penso che 9 punti da recuperare siano davvero troppi, ma continueremo a provarci fino alla fine», le parole del tecnico romano.

Il 28 marzo la serie di vittorie consecutive dell’Arsenal si ferma di fronte all’orgoglio del Manchester United, che strappa un pareggio a Highbury grazie un gol di Saha all’86’, dopo il vantaggio di Henry in apertura di ripresa. Per la prima volta nella stagione il gruppo di Wenger entra davvero in affanno, proprio quando tocca le 30 gare iniziali senza sconfitte, come mai nessuno aveva fatto prima in Inghilterra, e mentre si torna a parlare dei Gunners come degli “invincibili”. Pochi giorni dopo, il 3 aprile 2004, l’Arsenal esce dalla FA Cup, battuto 1-0 a Birmingham proprio dal Manchester United, e il 6 aprile va ko per 2-1 con il Chelsea, stavolta ad Highbury, dicendo addio anche alla Champions League. Così, quando il 9 aprile i Gunners si ritrovano sotto 2-1 all’intervallo contro il Liverpool, nuovamente in casa, in tanti pensano che anche in campionato l’incantesimo si sia spezzato, con l’imbattibilità destinata a interrompersi dopo 32 gare complessive (comprese 2 della stagione precedente). Nell’intervallo Wenger ridà la carica ai suoi ragazzi che al rientro in campo sono leoni: Pires firma il pareggio dopo soli 4 minuti poi Henry, che già aveva segnato nel primo tempo, si scatena con altri due gol che regalano all’Arsenal un 4-2 indimenticabile. È la svolta decisiva per conquistare la Premier League, mettendosi alle spalle le scottanti eliminazioni da Champions e Coppa d’Inghilterra.

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

Il 16 aprile Henry è ancora straripante, calando un poker nel 5-0 casalingo al Leeds United: gol di sinistro, rigore a cucchiaio e due reti di destro per l’attaccante francese, che completa l’opera iniziata da Pires al 6’. Nove giorni più avanti, il 25 aprile, i Gunners hanno la certezza del titolo pareggiando 2-2 a White Hart Lane contro i rivali del Tottenham (come già accaduto per lo “scudetto” del 1971), nonostante gli Spurs siano capaci di rimontare nella ripresa il doppio vantaggio iniziale dei concittadini (pareggio al 94’ di Robbie Keane su rigore procurato da un’inutile spinta di Lehmann). «È merito del nostro fantastico spirito di squadra – spiega capitan Vieira nel giorno del trionfo – l’Arsenal è divertimento: in allenamento, in campo e fuori. Lavoriamo tutti duramente, ma siamo felici. Volevamo chiudere con il titolo oggi e ce l’abbiamo fatta».

«Il nostro segreto? La fame di vittoria, siamo tutti caricatissimi e non molliamo mai», dice Henry, votato calciatore dell’anno e capocannoniere in Premier League. Non c’è però nessuna voglia di festeggiare immediatamente: la matematica conquista del tredicesimo campionato inglese della propria storia non appaga infatti i Gunners di Wenger che, con quattro giornate ancora da disputare, vogliono chiudere la stagione senza sconfitte, come accaduto soltanto al Preston North End 115 anni prima, nel 1888-89 (ma all’epoca si giocavano solo 22 giornate contro le 38 di adesso).

«Per il record troviamo ancora la forza di allenarci come se la lotta per il titolo non fosse conclusa – spiega Ashley Cole in quei giorni – e per l’idea del party gigantesco che ci aspetta dopo l’ultima fatica della stagione». L’impresa riesce, grazie ai pareggi contro Birmingham e Portsmouth e ai successi su Fulham e Leicester. A Highbury i tifosi cantano «siamo imbattibili». In classifica l’Arsenal, che chiude con 90 punti frutto di 26 vittorie e 12 pareggi, precede di 11 lunghezze il Chelsea, che si prepara a sostituire Ranieri con José Mourinho. Nel gruppo dei campioni d’Inghilterra, oltre ai titolari già citati, sono da ricordare anche il mitico centrale Martin Keown, sostituto di Campbell in qualche occasione, Ray Parlour, vicecapitano e dodicesimo uomo, lo spagnolo Reyes, arrivato a gennaio 2004 dal Siviglia per 30 milioni di euro, gli esperti Wiltord e Clichy oltre all’ex interista Nwankwo Kanu.

Jamie McDonald /Allsport

Il lavoro non è però ancora finito per gli “invincibili” che si apprestano a diventare “immortali” superando il primato assoluto di match consecutivi senza sconfitte nel campionato inglese, detenuto dal Nottingham Forest, che tra il novembre 1977 e il dicembre 1978 era rimasto imbattuto per 42 partite. Passata la pausa estiva (dal mercato arrivano Robin Van Persie, Emmanuel Eboué, Mathieu Flamini e Manuel Almunia) si torna in campo per completare l’opera: «Arsene Wenger è il mio idolo. Se qualcuno merita di battere il mio record, questa persona è certamente lui» dice il 20 agosto 2004 Brian Clough, storico tecnico del Nottingham Forest, portato al trionfo in due Coppe dei Campioni consecutive alla fine degli anni ’70.

L’Arsenal eguaglia il suo record piegando 5-3 il Middlesbrough il 22 agosto e poi lo supera tre giorni più tardi, battendo 3-0 il Blackburn di Graeme Souness che prima della sfida aveva inutilmente promesso di vender cara la pelle: «Non ci rotoleremo a terra come un barboncino che vuole le carezze sulla pancia», le parole dell’ex centrocampista di Liverpool e Sampdoria. Gli “Invincibles” Gunners diventano così “Immortals”, mentre si fa largo nelle gerarchie di Wenger un centrocampista spagnolo di 17 anni con la personalità di un trentenne: è Cesc Fabregas, che gioca da protagonista la Community Shield, vinta 3-1 sul Manchester United, e le prime gare di campionato, segnando proprio contro il Blackburn.

Anche lui fa parte dell’Arsenal degli immortali, che ferma il suo cammino immacolato alla 10ª giornata delle Premier 2004-05: i Gunners tornano tra i mortali il 24 ottobre 2004, battuti 2-0 all’Old Trafford dal solito United di Ferguson: dopo un paio di interventi prodigiosi del portiere Carroll, che salva i Red Devils su conclusioni di Bergkamp ed Henry, sale in cattedra Rooney, nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, procurandosi il rigore del vantaggio, trasformato da Van Nistelrooy al 73’, e firmando il raddoppio allo scadere in contropiede. Il finale è ad alta tensione: «Sentiamo di essere stati derubati», dice Wenger dopo il match accusando lo United per il gioco duro e l’arbitro Mike Riley di aver concesso un rigore su simulazione di Rooney. «Non c’è stato contatto, lo ha ammesso anche lui (Rooney, n.d.r.), non è stato toccato» aggiunge l’allenatore francese.

14 Oct 2000: Dennis Bergkamp of Arsenal in action during the FA Carling Premiership match against Aston Villa at Highbury in London. Arsenal won the match 1-0. Picture by Steve Bardens. Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport

All’uscita da Old Trafford ci scappa anche qualche colpo proibito: Lehmann ed Henry, soprattutto, si scagliano contro il portiere Carroll mentre a Ferguson, che però non si scompone, vengono lanciati addosso una zuppa e altro cibo. Per tutta risposta, tre giorni dopo la fine dell’imbattibilità, l’Arsenal fa firmare a Wenger un nuovo contratto quadriennale. L’allenatore francese resterà in sella ancora a lungo, fino a maggio del 2018. Nel giorno dell’addio, per salutarlo, il club gli regala proprio la Coppa della Premier vinta dagli Invincibili nel 2004 e consegnata all’epoca a Vieira, in edizione speciale, tutta d’oro. L’impresa di quella squadra resta la gemma più bella di Wenger in 22 stagioni di successi e passione.

Adriano Stabile

About Adriano Stabile

Nato a Roma, giornalista professionista freelance e autore di una decina di libri, attualmente collabora con GQ Italia, La Stampa e la rivista Scenografia & Costume. Cura inoltre il sito storiadellaroma.it

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