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Quando Luciano Gaucci provò ad acquistare il Napoli

By 11 Marzo 2020

Nel giugno del 2004 Luciano Gaucci provò a rilevare un Napoli sommerso dai debiti. Dopo 68 giorni surreali, però, il club finì a De Laurentiis

De brevitate vitae, anzi brevissima: 14 giugno 1846 el conquistador William Brown Ide occupa il pueblo di Sonoma, il giorno dopo diffonde il proclama che dichiara la provincia messicana Repubblica della California, succede però che il 9 luglio l’esercito statunitense sconfigge i ribelli e Ide. Ventisei giorni appena di gloria e il resto di polvere. Nel 1896 il sognatore Emilio Aguinaldo Famy è a capo della rivolta contro la Spagna che porta il 2 novembre 1897 alla costituzione della improbabile Repubblica di Biak-na-Bato, nelle Filippine, mai riconosciuta da nessun governo, infatti si spegne il 14 dicembre dello stesso anno.

Oppositore della Rivoluzione d’ottobre Nikolaj Semënovič Čcheidze, poi suicida a Parigi, contribuisce alla fondazione il 24 febbraio 1918 della Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, diventando presidente del Parlamento – l’unione di popolazioni georgiane, azere e armene dura fino al 28 maggio, dissolvendosi tragicamente nella politica dell’Urss. Il 19 dicembre 1963 l’entusiasmo di Jamshīd bin ʿAbdullāh Āl Saʿīd  rende indipendente dal Regno Unito il Sultanato di Zanzibar. Questa monarchia costituzionale svanisce il 12 gennaio 1964 a causa di una rivolta, costringendo il sultano all’esilio in Inghilterra.

Si arriva infine a una repubblica meno drammatica ma più insolita, che ha avuto ugual vita corta come quelle di Ide o di Aguinaldo: dal 28 giugno al 4 settembre 2004: la Napoli Sportiva di Gaucci. In quei giorni il Napoli ha circa 67 milioni di euro di debiti ed è senza presidente dopo l’abbandono di Naldi, bisogna ricapitalizzare sennò è fallimento. Gaucci decide di prendere il Napoli mediante la procedura dell’affitto di ramo d’azienda: si impegna a versare 5 milioni di euro l’anno per cinque anni, al termine dei quali dovrà versarne altri 21 conclusivi. Ha inizio così la rumorosa e effimera Repubblica della Napoli Sportiva tra rancori, rimorsi, ricorsi, minacce, proposte, apparizioni e rabbia.

Gaucci Napoli

MICHELE RICCI LAPRESSE

Ci sono tanti nomi tra cui De Luca, Pozzo, Vinicio, uno gnommero isterico che aggroviglia la città intera in uno scampanio stonato di politici, imprenditori, faccendieri, dirigenti sportivi, avvocati, magistrati provocando solo ammuina. Intanto si presentano quarantamila persone allo stadio San Paolo, in una tarda sera di luglio c’è il raduno chiamato Orgoglio Partenopeo, sullo schermo passano le immagini di Maradona, degli scudetti e della Coppa Uefa; quando il venerabile presidente della RNS scende sul terreno di gioco con il suo corpo pacioso e panciuto la folla urla come al passaggio del Re dei Re. Lui è la salvezza, lui è la giustizia, lui è il futuro.

Gli ultrà consegnano a Gaucci la maglia azzurra, mantello regale che lo investe della improbabile missione salvifica. Il presidente  sale in trionfo sul palco, bandiera e sciarpa azzurra al collo, annuncia urbi et orbi: “Sono uno di voi, deciso e spregiudicato. La serie B è la categoria che ci spetta. La Coavisoc? Andiamo avanti come prima”. La Coavisoc è la Commissione d’appello per la vigilanza e il controllo delle società di calcio professionistiche, una Santa Inquisizione che fa a meno di Dio per motivi burocratici.

Sul rettangolo di gioco del San Paolo appaiono il nuovo direttore sportivo Guido Angelozzi e il neo allenatore Angelo Gregucci, storditi e felici, mentre decine di artisti cantano e rivendicano il diritto al calcio di una città come Napoli. L’atmosfera è surreale, grottesca, la repubblica ha trovato anche il suo giorno patronale. Al teatro Cilea, pochi giorni dopo, quando la Napoli Sportiva viene rinnegata da Coni e Figc, si riuniscono alcuni rappresentanti di Orgoglio Partenopeo e alcuni calciatori: Gaucci invita a sostenere la causa del Napoli contro chi lo vuole in serie C1 o addirittura tra i dilettanti.

Napoli Gaucci

©BELFIORE/LAPRESSE

Viene rifiutato il Lodo Petrucci, il quale prevede che il titolo sportivo di una società calcistica, nel caso in cui la sua affiliazione sia rifiutata, possa essere conferito a una nuova società della stessa città su richiesta del suo sindaco e ammessa a disputare il campionato di categoria di una o due categorie inferiori. Bisogna partire per il ritiro di Tarvisio, non si sa che fare, c’è agitazione, forse bisogna fermare tutto, invece Gaucci organizza lo stesso. Cinquemila persone in Piazza Municipio – ultras, mamme, neonati, studenti gridano cori contro Carraro, il sindaco e Bassolino.

La Figc, immobile nelle sue stanze, ricorda con monocorde nenia che il Calcio Napoli non esiste più e che il titolo sportivo non può essere ceduto. La buonanima († 2014) del quotidiano”La Padania” scorbella, acidula zittella, la sua indignazione da otto per mille: “Il Napoli calcio è costato agli abitanti dello stivale, compresi i lattanti e gli ottuagenari, mille lire a testa. Non ha versato 60 miliardi di lire di imposte. Ce n’è abbastanza perché lo Stato faccia pignorare anche l’ultimo filo d’erba del San Paolo. La Pro Vercelli ha vinto 7 scudetti contro i due del Napoli e finì in serie D”. Non si sa se l’erba napoletana sia poi finita sulle Alpi o sui più morigerati Appennini a saldare il male commesso. 

Appuntamento della Napoli Sportiva al Centro Paradiso di Soccavo, anch’egli trapassato come il rabbioso giornale padano. Dei calciatori vengono fermati dal curatore fallimentare, per riempire i posti prenotati in albergo allora vengono convocati i giovanissimi Arcione, Bartoccini, Pacciarini, Vispi e Pancelli. Spariranno con la fine della Repubblica Sportiva, peones tristi come quei giorni. Il preparatore dei portieri è Pietro Battara, ragno degli anni Sessanta della Sampdoria, preparatore atletico Alessandro Ciullini, ex di Zenga a Bucarest.

Luciano Gaucci a “Il Processo di Biscardi” insieme a Nicoletta Carlitti, calciatrice tesserata per una squadra maschile amatoriale chiamata “L’Osteria dei Miracoli”, fermata dalla FIGC. ©COSIMA SCAVOLINI/LAPRESSE

Intanto il Tribunale di Napoli, a sorpresa, non ammette il Lodo Petrucci. La Repubblica della Napoli Sportiva capeggiata da Gaucci esulta, qualcosa sta cambiando, gli organi ufficiali dovranno riconoscerne l’esistenza. Il presidentissimo convoca l’infortunato Montezine, Bernini, Montesanto, Brivio, Marcolin, Sesa, Mariano Stendardo, Bolic, svincolato dall’Ancona, lo svizzero Stefan Balmer e Diego Palermo, entrambi in prova (che non superano). La Figc, tra colpi di scena e offerte minimali, ribadisce che il Napoli può solo partire dalla serie C1 e mai dalla serie B.

Il 21 agosto ad Abbadia San Salvatore, provincia di Siena, la prima amichevole per il Napoli di Gaucci contro l’associazione Calcio Amiata. Vuol essere un atto di esistenza in vita, dichiarazione di uno Stato che rivendica la sua identità. Gli azzurri vincono 7-2 davanti a 500 spettatori, il primo gol della RNS è di Schettino con tiro in diagonale, mentre il paraguaiano Aldo Osmar Adorno segna una doppietta.

Angelo Gregucci. IANNONE/LAPRESSE

Intanto la città è in agitazione, le sentenze in tribunale si rincorrono, le attese si prolungano, gli aspiranti all’acquisto cominciano a svanire. La squadra, proprio come il buon soldato Sc’vèik nelle trincee, idiota notorio che esegue gli ordini in modo ottuso, gioca le sue amichevoli in attesa di sapere di che morte morirà: 10 – 1 alla Spes Olimpica di Roma e 6-0 all’Agropoli e di nuovo doppietta di Adorno. Sono partite  senza senso, fandonie, stramberie di inizio millennio che raccontano l’insensato procedere di certe storie.

Ancora rinvii a fine agosto sulla sentenza definitiva. 17-1 al Fiumicino, quattro gol di Adorno, ancora lui, il migliore di tutti, soldatino sfortunato che continua a combattere per un esercito che non c’è. Deciderà il Tar del Lazio, Napoli insorge, tafferugli, stazione centrale bloccata. Gaucci ribolle di rabbia, è furioso, sdegnato, parla e parla e parla ma non serve a nulla, il Napoli va a De Laurentiis: brucia la sala stampa a Soccavo, bottiglia incendiaria contro i vetri di Castelcapuano, dove si trova il tribunale, incidenti a piazza Grande Archivio, ultimi fuochi di una resurrezione confusa.

Il Napoli, imperturbabile, si allena, come avesse un futuro ma non è iscritto ad alcun campionato. In squadra c’è il polacco naturalizzato argentino Wajnszenstein, anche di lui non si saprà più nulla. Arriva la fine della Repubblica della Napoli Sportiva, oggi non ha nessuna sepoltura, nessuna lapide, nessun passato.

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