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Quando parte Theo Hernandez

By 6 Gennaio 2021
Theo Hernandez

Il ruolo del terzino è cambiato profondamente, e Theo Hernandez ne è un esempio lampante. Oltre ai gol e agli assist, i numeri dicono che il francese è una fonte di gioco primaria nel Milan.  Ecco come, in un anno e mezzo in rossonero, l’ex Real Madrid è diventato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo

Le discese sulla fascia sinistra di Theo Hernandez sono, esclusi i gol, i momenti delle partite del Milan in cui si sente maggiormente la mancanza dei tifosi. Se ci fosse il pubblico a San Siro, sentiremmo i decibel alzarsi progressivamente all’avanzare del francese, che quando parte palla al piede dalla difesa riesce spesso ad arrivare a ridosso dell’area di rigore, se non lo stendono prima. Tra i difensori, nessuno subisce tanti falli: 2,2 a partita, gli stessi di Domenico Berardi ed Edin Dzeko, per dire.

Dopo una stagione e mezza in rossonero, il 23enne ex Real Madrid si sta consacrando tra i leader del Milan primo in classifica e come uno dei migliori terzini al mondo, entusiasmante da veder giocare per la forza dirompente con cui ara fascia e avversari, unita a un’eccellente tecnica in movimento e a un’attitudine a decidere le partite davvero poco comune per un difensore.

Contro la Lazio, Hernandez ha trasformato un pareggio ormai scritto in tre punti preziosissimi, spaccando la partita nell’ultimo quarto d’ora con le sue conduzioni sulla fascia (una ha messo in porta Rebic, fermato solo da un miracolo di Reina) e decidendola con un gran gol di testa nel recupero, quando per la prima volta nell’incontro era andato a saltare in area. Nei minuti finali Theo sembra spesso ricaricarsi, ritrovare energia come fosse appena sceso in campo e questo, complice la stanchezza degli avversari, gli permette di essere determinante.

In generale, le giocate del terzino rossonero sono state decisive in tutte le ultime partite che ha disputato: contro la Sampdoria ha guadagnato il rigore che ha sbloccato la partita; la sua doppietta contro il Parma ha evitato ai rossoneri la prima sconfitta in stagione; contro il Sassuolo ha messo in porta Saelemaekers dopo aver percorso tutta la fascia sinistra in pochi secondi, contro la Lazio ha segnato il gol vittoria.

Non a caso, quando Theo era assente la squadra ha faticato. Nel 2-2 in casa del Genoa abbiamo visto probabilmente il peggior Milan della stagione, mentre a Benevento i rossoneri, in dieci uomini per l’espulsione di Tonali, sono riusciti raramente ad alleggerire la pressione, sentendo molto la mancanza delle risalite palla al piede del francese, oltre che delle straordinarie doti spalle alla porta di Ibrahimovic (anche per questo la vittoria conquistata dice molto sulla forza del Milan).

Nel calcio i terzini stanno diventando una fonte di gioco primaria, basti pensare agli ultimi due club campioni d’Europa, il Liverpool del playmaker aggiunto Alexander Arnold e di Robertson, e il Bayern in cui giocatori come Kimmich e Alaba spesso sono stati spostati direttamente in mezzo al campo (per non parlare del fantastico Alphonso Davies).

Theo Hernandez

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Anche la Serie A ha intercettato in parte questa tendenza, come evidenziato dall’importanza per la manovra offensiva delle rispettive squadre di Cuadrado, Spinazzola, Hakimi, dei terzini dell’Atalanta e, ovviamente, di Theo Hernandez, un calciatore in grado da solo di modificare il gioco del Milan e i piani tattici degli avversari, costretti a sacrificare un proprio giocatore offensivo per tenere a bada il francese.

Oltre ai 4 gol e 3 assist registrati finora (stessi passaggi decisivi e una rete in meno di Hakimi), altre statistiche mostrano quanto la presenza di Hernandez sia dominante e cruciale: da inizio campionato, ha registrato 2.986 metri di progressive distance, una voce che misura quanto la palla sia avanzata mentre era tra i piedi del giocatore. Solo Rodrigo De Paul, il fulcro di qualsiasi azione offensiva dell’Udinese, ha fatto meglio, mentre l’unico altro terzino nella top 5, Spinazzola, ha condotto il pallone verso la porta avversaria per 2.645 metri.

Theo ha giocato inoltre 252 palloni nell’ultimo terzo di campo, dei quali 45 in area, in linea con gli altri calciatori citati sopra, che pure vengono tutti schierati come esterni di centrocampo in sistemi con la difesa a 3, e non come terzini puri, nei quattro dietro. A questo, Hernandez aggiunge 2,2 dribbling a partita, primo difensore insieme alla sorpresa Singo del Torino, e settimo in Serie A a livello generale: molte volte per saltare il marcatore avversario gli basta lanciare il pallone avanti e correre, un sistema con cui riesce a liberarsi anche di tre, quattro uomini nella stessa azione.

Theo Hernandez

(Foto LaPresse – Spada)

La gran mole di produzione offensiva richiesta a Theo Hernandez, e in parte bilanciata dal prezioso lavoro di Calabria sull’altra fascia (primo per tackle in tutta la Serie A, quando serve resta bloccato dietro per permettere al francese di sganciarsi), non sta per il momento portando grandi scompensi difensivi. Nell’ultimo periodo, anzi, il numero 19 milanista ha affinato le sue letture e soprattutto ha imparato a usare in fase difensiva le doti che lo rendono immarcabile con il pallone tra i piedi: con la sua prestanza fisica e il suo straordinario passo, sta diventando un terzino difficile da superare per tutti.

Non parliamo chiaramente di un giocatore in cima alle classifiche difensive (comunque 25esimo per palloni intercettati e sesto nella percentuale delle pressioni portate con successo), ma non potrebbe essere altrimenti per la funzione che ha nel gioco di Stefano Pioli. Proprio l’allenatore rossonero, dopo la vittoria contro il Sassuolo, ha sottolineato come Theo «sta crescendo tantissimo anche in fase difensiva, sta diventando un giocatore completo, molto attento e disciplinato. Deve essere molto contento in quello che sta facendo e ha i mezzi per mantenersi al top».

Il francese, dal canto suo, ha detto di lavorare ogni giorno per diventare «il miglior terzino sinistro del mondo», e che fosse per lui, resterebbe per sempre al Milan. Un messaggio d’amore gradito dai rossoneri, che si godono un giocatore di altissimo livello, oltre che ben inserito nella squadra e nell’ambiente. Acquistato per 20 milioni nell’estate 2019 dal Real Madrid, Transfermarkt oggi lo valuta 50 milioni, come suo fratello Lucas (terzino del Bayern e della Francia), Chilwell e Renan Lodi, meno solamente di Alexander-Arnold, Davies e Robertson. Pur non giocando in Champions League e nemmeno in Nazionale – ancora per poco, probabilmente–, Theo Hernandez si trova ormai nel gotha dei migliori terzini del mondo.

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