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Quattro a tre

By 4 Giugno 2020

Un estratto del libro scritto da Roberto Brambilla e Alberto Facchinetti per celebrare i 50 anni della “Partita del secolo”

Ecco un estratto del libro pubblicato per per Edizioni inContropiede (che ringraziamo)

La vigilia dell’Italia

Il bus della Nazionale italiana sta tornando a Città del Messico da Toluca, dove ha disputato il quarto di finale. Gli azzurri hanno appena battuto i padroni di casa, che sono passati in vantaggio per poi essere sommersi da quattro gol. Per la prima volta, dopo aver stentato nel girone iniziale (vittoria per 1-0 con Svezia e doppio 0-0 con Uruguay e Israele), l’Italia ha convinto. Soprattutto nel secondo tempo, una volta che Gianni Rivera ha sostituito Sandro Mazzola. Grazie alla staffetta tra i due numeri dieci, Rivera ha fatto gol ed ha ispirato Gigi Riva con due assist. L’attaccante del Cagliari è arrivato in Messico dopo aver trascinato il suo club allo storico scudetto. Negli ultimi mesi le copertine dei giornali non solo sportivi sono state tutte per lui. Ok, c’è Pelé al quarto mondiale col Brasile. “Ma noi abbiamo Riva”, si dice in Italia. Però il caldo, l’altura, la stanchezza per una stagione massacrante col Cagliari, la ricerca spasmodica nel girone di un gol che non arrivava hanno fatto chiudere il bomber ancora più in se stesso. Per giorni non ha parlato con nessuno. Anche con il suo compagno di camera Enrico Albertosi non si è confidato.

Riva si trova in crisi psicologica. Il giornalismo sportivo fa poco gossip, ma tutti sanno che anche a livello sentimentale, Riva è in una situazione difficile. Si è perdutamente innamorato, totalmente ricambiato, per una donna bellissima. Lei è già sposata con un manager che lavora nel settore petrolifero e insieme hanno un figlio. Gigi e Gianna si sono conosciuti una sera a cena a casa del vicepresidente del Cagliari Andrea Arrica. Si sono guardati e si sono piaciuti subito, all’istante. In Italia le battaglie in Parlamento per introdurre il divorzio sono solo all’inizio. Riva è sempre riuscito a scindere la sua carriera dal privato. Ma insomma, non è facile. Di donne ne ha avuto tante, anche attrici famose, ma questo è chiaramente l’amore di una vita.

Finalmente col Messico si è sbloccato con due bei gol e sul bus ora sembra accennare un sorriso pure lui. Ha capito che con Rivera in campo l’innesco del suo sinistro è facilitato. L’anno scorso sono arrivati primo (Gianni) e secondo (Gigi) al Pallone d’Oro. Ma la presenza di Rivera per la prossima partita non è assolutamente sicura. Anzi. Rivera ha una parte dei giornalisti contro (in primis Gianni Brera) e giorni addietro ha avuto attraverso la stampa uno scontro molto duro con Walter Mandelli, presidente del Settore Tecnico che in Messico dice la sua anche nella scelta della formazione. Mandelli è proprietario di una fonderia a Torino ed è entrato in Federazione durante la presidenza del suo amico Umberto Agnelli.

In questi mesi conta come non mai, durante le conferenze stampa qui a Città del Messico è sempre accanto a Valcareggi e lo lascia parlare solo per le questioni strettamente tecniche. Giovedì 28 maggio il capitano milanista siede ai bordi della piscina dell’Hotel Parco dei Principi. È mattina e i giornalisti sono già qui. “Da quello che ho capito – dice – mi vogliono far fuori. Perché non lo so. Qui siamo fuori dal mondo, nessuno ci dice niente, le cose le sappiamo da voi giornalisti. Questioni tattiche? Sapete che non le capisco. Finora il titolare ero io. Quando sono stato convocato, ho sempre giocato. Non mi pare di avere sbagliato le ultime partite. Comunque, se vogliono togliermi di mezzo sono liberi di farlo. Ma dovrebbero avere il coraggio di dirmelo in faccia. Invece mi pare che si sia adottata la tecnica di far correre le mezze voci e di schierarmi nella formazione delle riserve, in allenamento, per provocarmi. Così reagisco e allora vengo messo fuori per motivi disciplinari. Qui c’è qualcuno a cui non piace la sincerità. Qui c’è qualcuno che se non parla, se non fa conferenze stampa, non serve a niente. Penso addirittura che si stia alimentando un caso Rivera per avere motivi di discussione e per giustificare la propria presenza, risolvendo il problema. Sono convinto che, se ci fosse solo Valcareggi alla guida della Nazionale, certe cose non accadrebbero”.

Mandelli gli risponde con un “no comment”. Gianni sembra quasi sul punto di tornare a casa, ma rimane grazie alla mediazione del presidente della Figc Artemio Franchi e dell’allenatore rossonero Nereo Rocco, arrivato in Messico per volere della Federazione ma spesato dal Milan.

Il 14 giugno lungo le strade verso la capitale è un tripudio di bandiere tricolori, va bene sono quelle del Messico ma fanno comunque colore. I messicani hanno tifato in maniera caldissima per la loro squadra, ma gli italiani sono comunque stati accolti molto bene dal Paese sin dall’arrivo qualche settimana fa. I giornalisti che seguono il bus azzurro sono sicuri di sentire anche qualche incitamento per l’Italia. Vedremo tra tre giorni per chi tiferanno questi messicani. Al seguito c’è anche Omar Sivori. Il direttore del Corriere dello Sport Antonio Ghirelli ha chiesto al “Cabezón” di collaborare con il giornale durante il Mondiale. Lui ha smesso col calcio giocato un paio d’anni fa a Napoli, ora è tornato in Argentina ed allena il Rosario Central. Accetta la proposta arrivatagli dall’Italia, chiede una licenza al club che invece gli strappa il contratto sotto gli occhi. Sivori non aveva peli sulla lingua da calciatore, è rimasto così anche oggi. In Messico i pezzi per il Corsport li detta a Mario Pennacchia, che li scrive e li trasmette a Roma. Sivori è sicuro.

LaPresse.

Battuto il Messico, l’Italia arriverà in finale, e troverà l’Uruguay che avrà la meglio sul Brasile come vent’anni fa al Maracanà.

All’Hotel Parco dei Principi, dove l’Italia ha stabilito il suo quartier generale, i giorni che precedono la semifinale sono abbastanza sereni. I ragazzi sono concentrati e carichi come non mai. “Contenti del posto a cui siamo arrivati? Ci dovremmo fermare qui? Ma se abbiamo appena cominciato!”, dice Riva. Il lunedì è una giornata di totale relax nel ritiro azzurro. L’unico punto di frizione si chiama ancora Mazzola-Rivera, ma rispetto alle settimane precedenti è uno spasso. Rocco qui per calmare gli animi, soprattutto dei milanisti e di Rivera commenta: “Ok staffetta, ma Valcareggi finiti questi mondiali dovrà decidere”.

Valcareggi è triestino come Rocco, ma da un po’ ha messo la residenza a Firenze, un chilometro esatto da Coverciano. Ferruccio è un uomo di poche parole, uno a cui lo scontro proprio non piace. Il giornalista Ezio De Cesari lo ha ribattezzato “Zio Uccio”. Classe 1919, è stato prima calciatore, poi ha intrapreso la carriera di allenatore. Cinque anni fa è entrato nello staff di Mondino Fabbri, al Mondiale inglese ha fatto una relazione sulla Corea del Nord non completamente a fuoco: “Hanno un modo strano di correre e non li distingui uno dall’altro”. Ancora non è chiaro se abbia usato per i coreani anche l’espressione “Ridolini”, sta di fatto che di ritorno dall’Inghilterra l’Italia si è presa ortaggi e insulti a non finire. Valca nel 1968 ha però mostrato quanto vale come ct. Ha gestito alla grande i casi Riva e Mazzola che a un certo punto sembrava volessero abbandonare il ritiro. Nella finale bis ha fatto un capolavoro tattico, stravolgendo la formazione e inserendo Rosato davanti alla difesa. Dopo la vittoria di Roma, mentre tutti i calciatori e lo staff erano in campo a festeggiare, lui è rientrato in spogliatoio ed ha aspettato i suoi ragazzi per fargli i complimenti, dimenticandosi di andare a ritirare la coppa in tribuna.

I calciatori rimangono in piscina tutto il giorno. Niente giornalisti, ma seduti sulle sdraio ci sono molti addetti ai lavori come gli allenatori Armando Picchi, Nereo Rocco, Ettore Puricelli, Heriberto Herrera e il presidente del Cagliari Paolo Marras. “I ragazzi sono tranquilli. Il loro dovere l’hanno bell’e fatto, qualunque cosa succeda”, dice ai suoi colleghi Picchi, l’ex bandiera dell’Inter è appena stato messo sotto contratto dalla Juve. La vigilia è più movimentata in casa Rai, che da tempo ha optato per una sorta di staffetta tra le due voci principali per le par- tite della Nazionale. Due anni fa le due finali che sono servite all’Italia per portare a casa il titolo europeo sono state trasmesse con telecronaca di Nicolò Carosio (la prima), con quella di Nando Martellini (la seconda). Classe 1907, Carosio questo mestiere lo ha inventato lui. È il vecchio leone protagonista di tante teleradiocronache, comprese quelle dei due Mondiali vinti negli anni Trenta. Non gli manca tanto alla pensione.

Nando Martellini è più giovane di 14 anni, ma ha già una esperienza più che ventennale. Nel quarto di finale col Messico la telecronaca è stata di Martellini. La Rai tuttavia annuncia che sarà ancora lui al commento. Ma perché? Dopo aver fatto la prima dell’Italia, Carosio ha commentato come da accordi la terza del girone con Israele, finita 0-0. Il telecronista ha detto in diretta un paio di volte “etiope” ad uno dei due guardalinee, mostrando un po’ di astio per alcune scelte arbitrali. Si è sparsa la voce infondata che lo avesse invece chiamato in termini razzisti. Ci sono state polemiche anche sui giornali. Carosio è rimasto in Messico, ma dirottato allo stadio di Guadalajara per l’altra semifinale. Gli hanno tolto la Nazionale. Il 17 giugno Valcareggi scioglie i dubbi e opta, è la seconda volta di fila, per la staffetta. Dal primo minuto giocherà Mazzola. Rivera andrà in panchina ed entrerà nel secondo tempo. Sono gli stessi undici che hanno giocato col Messico. Gli azzurri scendono in campo all’Azteca in maglia e calzettoni azzurri e pantaloncini bianchi. Manca pochissimo alle 16 ed è già il momento degli inni ufficiali.

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