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Quattro mercati che non abbiamo capito

By 12 Ottobre 2020

Lazio, Udinese, Cagliari e Torino hanno portato a termine quattro campagne trasferimenti che non sembrano aver risolto i loro problemi

Ore 20.01 del 5 ottobre, qualche istante dopo il gong del calciomercato. Attimi di bilanci, di pagelloni, di esaltazioni e stroncature. Tranne i tifosi della Roma, costretti ad attendere per altre due ore circa in attesa dell’agognata conferma dell’arrivo di Chris Smalling, gli altri hanno potuto da subito mettersi alle spalle un mesetto di voci, trattative più o meno realistiche, sparate a sensazione che fanno salire la conta dei click. Se da un lato è vero che i mercati vanno sempre giudicati anche in prospettiva, è altrettanto concreta la necessità di provare a capire determinate mosse nel breve periodo. Abbiamo messo in fila quattro campagne estive che non ci hanno convinto in questa finestra trasferimenti anomala: forse siamo semplicemente noi a non esser pronti. Non è una classifica: si parte dalle squadre meglio posizionate lo scorso anno andando a scendere.

Lazio

 (Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

Doveva essere il mercato della consacrazione, finalmente i tanto attesi “soldi della Champions” per rinforzare un gruppo che, dopo il lockdown, ha iniziato a perdere pezzi su pezzi una volta strangolato dagli impegni serrati. Le priorità sembravano abbastanza evidenti: un difensore titolare da utilizzare nei 3 dietro o come centrale, con lo spostamento di Acerbi sul centro-sinistra, o direttamente in sostituzione di Radu; un esterno sinistro in grado di raccogliere l’eredità di Lulic, ancora ai box non si sa per quanto; un’alternativa di buon livello al trio Immobile-Correa-Caicedo; un vice-Leiva; un vice-Strakosha.

Cinque tasselli urgenti, dunque: volendo estendere, anche la possibilità di prendere un altro elemento in difesa e una mezz’ala in grado di far rifiatare Milinkovic-Savic e Luis Alberto. La Lazio è ripartita dalle conferme: non è partito nessuno dei titolari e nemmeno dei “primi cambi”, nonostante le lunghe trattative che hanno riguardato in particolar modo Caicedo e Bastos. Un aspetto del quale bisogna tenere conto, visto che la società ha anche prolungato i contratti dei big (Immobile e Luis Alberto, per il momento) e che, in una situazione particolare come quella post lockdown, ha una grande valenza. Parte della delusione dei tifosi nasce però dal grande colpo sfumato a inizio mercato: la trattativa con David Silva era praticamente andata in porto, prima del gran rifiuto dello spagnolo che ha provocato l’ira della società.

(Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

Il difensore titolare non è arrivato. Il d.s. Tare ha seguito per diversi mesi Kumbulla – «Può essere una pedina importante, proveremo a fare uno sforzo dentro le nostre possibilità ma senza snaturarci», dichiarava a inizio luglio – e poi, secondo voci incontrollate, anche il coreano Kim Min-Jae. Alla fine, nonostante le crepe fisiche mostrate dopo solo una settimana di campionato (contro l’Inter sono andati ko sia Radu che Bastos, oltre al già assente Luiz Felipe), l’unico arrivo è stato quello di Hoedt, che realisticamente andrà a “coprire” la casella lasciata libera dall’angolano, apparentemente fuori dai giri. È stato invece preso l’esterno sinistro Fares, dalla Spal: un’operazione che la Lazio aveva già valutato lo scorso anno. Dopo diverse scommesse andate male (Lukaku, Durmisi), Tare ha deciso di puntare su un giocatore già rodato in Italia e abituato al 3-5-2. Inzaghi ha inoltre confermato la possibilità di utilizzare Marusic in quel ruolo, creandosi da solo un’alternativa in una posizione cruciale per il suo gioco.

L’alternativa al trio d’attacco è arrivata, ed è stato anche uno degli acquisti più cari dell’intera era Lotito: Vedat Muriqi arriva in Italia con un bel carico di aspettative e un bottino di 32 gol complessivi nelle ultime due stagioni in Turchia tra Caykur Rizespor e Fenerbahçe. Dovrà combattere con una concorrenza agguerrita e, problema ben più grave, non è ancora a disposizione di Inzaghi per la combinazione tra un guaio muscolare e il coronavirus. Inserirsi in fretta non sarà quindi semplicissimo. Il vice-Leiva si chiama Gonzalo Escalante, ha già giocato in Italia cinque anni fa con la maglia del Catania ma è all’Eibar che ha trovato continuità. Aggiunto a parametro zero, in un ruolo che può essere ricoperto anche da Parolo e Cataldi, è un azzardo tutto sommato contenuto. Non è invece un azzardo l’arrivo di Pepe Reina, un “dodicesimo” di provata qualità che potrebbe anzi finire per insidiare Strakosha. La Lazio si è invece spesa, un po’ a sorpresa, per portare a Roma Andreas Pereira, arrivato dal Manchester United. Sarà lui a dover far rifiatare Milinkovic-Savic e Luis Alberto, mentre appare più difficile un suo utilizzo in avanti. 

 

Udinese

(Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Come nel caso della Lazio, bisogna partire da un riconoscimento: l’Udinese è riuscita a tenere Rodrigo De Paul. Non avendo una necessità impellente di fare cassa, il club friulano si è imposto: l’argentino sarebbe partito solo a determinate condizioni. I bianconeri non hanno ricevuto l’offerta giusta e hanno tenuto in organico uno dei giocatori maggiormente cresciuti nel corso delle ultime stagioni, che anche quest’anno sarà la pietra angolare sulla quale provare a costruire la salvezza. Fin qui, però, sono arrivate tre sconfitte, contro Hellas Verona, Spezia e Roma. Paradossalmente, il rammarico è legato più all’ultima sfida che alle altre due, a causa della buona prestazione fornita contro i giallorossi.

Archiviata la conferma di De Paul, diventa davvero complicato descrivere il mercato dell’Udinese, anche perché è stato costruito prevalentemente grazie alle trame con l’altra società della famiglia Pozzo, il Watford, che ha accolto Sierralta, Troost-Ekong e Perica a titolo definitivo, ritrovando inoltre Ken Sema dopo il prestito dello scorso anno, in cui l’esterno si era ben disimpegnato. Da Londra, nelle ultime ore, sono arrivate due vecchie conoscenze del calcio italiano: Gerard Deulofeu e Ignacio Pussetto.

Per l’argentino si tratta di un ritorno a Udine, per lo spagnolo è invece un epilogo inatteso, considerando che nel corso degli ultimi anni era stato accostato a club di Serie A dal profilo medio-alto. Si tratta di due arrivi decisamente interessanti, ma c’è un problema: come incasellarli nel 3-5-2 che Gotti ha sapientemente costruito nel corso degli ultimi mesi? Sarebbero perfetti per giostrare sulle corsie in un attacco a 3, ma con l’attuale impianto tattico rischiano di andare a incastrarsi in delle caselle non proprio adatte: Deulofeu come seconda punta, Pussetto come uomo a tutta fascia. Dal Watford è arrivato anche Roberto Pereyra, al quale sono bastati pochi minuti per confermarsi come un giocatore di buonissimo livello, e non c’è dubbio che potrà dare una mano a una squadra che, tolto De Paul, di fantasia a centrocampo ne aveva pochina.

(Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

In mediana è stato ceduto Seko Fofana, che ha accettato la corte del Lens («Quando ti chiama il Lens non puoi pensarci due volte», ha detto), e si attende il rientro dall’infortunio di Rolando Mandragora, elemento che sarà vitale per le speranze bianconere. Dal Nizza è arrivato un profilo futuribile come Jean-Victor Makengo, ma Gotti dovrà capire se potrà contare subito su di lui (è un classe 1998) o se avrà bisogno di una fase di apprendistato. Sicuramente più pronto all’uso Tolgay Arslan, ex grande speranza dell’Amburgo, da cinque anni stabilmente in Turchia tra Besiktas e Fenerbahçe. È parso particolarmente a proprio agio sulla sinistra Thomas Ouwejan, arrivato dall’AZ, mentre in difesa si attende l’inserimento in pianta stabile di Kevin Bonifazi, chiamato già da un paio d’anni almeno a una stagione continua in Serie A dopo qualche problema fisico di troppo.

Insomma, è stato il classico mercato ondivago dell’Udinese delle ultime campagne estive, anche se il colpo di coda con il Watford potrebbe dare la svolta. Soltanto Gotti, in sostanza, potrà dare un senso a questo mercato, snaturando tutto quello che di buono aveva costruito negli ultimi mesi, puntando su una squadra, compatta, molto fisica e portata ad azzannare lo spazio in ripartenza: dovrà invece costruire un’Udinese più associativa, meno rintanata in difesa e decisamente votata al palleggio – ipotizzando un 4-3-3, un centrocampo con due mezze ali come Pereyra e De Paul sarebbe un lusso in ambito lotta per non retrocedere – e con la presenza di due esterni pericolosi come Pussetto e Deulofeu.

 

Cagliari

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Chi avrebbe accolto a braccia aperte Pussetto e Deulofeu è, con ogni probabilità, Eusebio Di Francesco. Il Cagliari ha deciso di varare una piccola rivoluzione tecnica nell’anno più complesso, con pochissimo tempo a disposizione per il ritiro e per il mercato. L’allenatore abruzzese, che già a Genova si era trovato in una situazione particolare, con un organico profondamente inadatto al suo modo di intendere il calcio, dovrà cercare di mettersi alla prova in un contesto molto simile, con una squadra che non sembra disegnata sulle sue idee. Un’elasticità che a Genova non si è vista, considerando che al suo successore, Claudio Ranieri, sono bastate due o tre modifiche per andare tranquillamente fuori dalla zona rovente della classifica.

Intanto, la difesa: è arrivato un calciatore di fama internazionale come Diego Godin, ma la sensazione è che esporlo con una linea alta possa finire per metterne in mostra più i difetti che i pregi. L’uruguaiano, che anche negli anni migliori era abituato a difendere in una squadra molto corta e in grado di ridurre al massimo gli spazi, dovrà adattarsi a un sistema apparentemente lontanissimo dalle sue abilità. 

A centrocampo si è atteso fino all’ultimo istante Radja Nainggolan, ma a una prima occhiata sembrerebbe il reparto più “difranceschiano” (scusate il termine) a disposizione, quello che subirà meno la transizione: due mezze ali di grande intensità come Nandez e Rog dovrebbero essere perfette per il tecnico, che al centro sta testando Razvan Marin, ventiquattrenne rumeno arrivato dall’Ajax, da anni elemento importante della sua nazionale. Nainggolan sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma la mediana del Cagliari appare già sufficientemente pronta a un’impostazione diversa rispetto al passato.  

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

In attacco, invece, il discorso si fa complesso. Joao Pedro è reduce dalla migliore stagione realizzativa della sua carriera, in una posizione ibrida tra seconda punta e trequartista d’appoggio, nei brani di gara giocati con Maran in una sorta di tandem con Nainggolan alle spalle di Simeone. Con l’arrivo di Di Francesco, inevitabilmente, il brasiliano si trova dirottato in fascia: una sua cessione avrebbe fatto rumore, ora tocca al numero 10 del Cagliari dimostrare di essere in grado di interpretare un ruolo così peculiare nel nuovo sistema.

Già ai tempi delle tre sostituzioni, il tecnico era solito intervenire con i cambi a gara in corso per venire incontro alla stanchezza dei suoi esterni: ora che di cambi ne avrà a disposizione cinque, è ragionevole pensare che spesso metterà mano alle corsie. Dal mercato, però, non sono arrivati nomi altisonanti. Adam Ounas cercherà il riscatto dopo una stagione con più ombre che luci a Nizza; Riccardo Sottil andrà a caccia della consacrazione, non avendo trovato molto spazio a Firenze pur con un avvio di campionato promettente ormai un anno fa; l’angolano Zito Luvumbo, appena diciottenne, difficilmente potrà dare un apporto da subito ma ha sicuramente fatto impennare i contatti sulla pagina Facebook del club, che da qualche settimana è diventata un raduno di sostenitori dell’Angola. Basteranno per far contento un allenatore che ha bisogno che ogni casella sia perfettamente al proprio posto affinché tutto vada al meglio? Lo auguriamo ai tifosi del Cagliari.

Torino

Altro giro, altra rivoluzione. Il salto del Torino sarà ancora più complesso di quello del Cagliari: dopo anni di “mazzarrismo imperante”, per nulla intaccato dal breve e sofferto interregno di Moreno Longo, Urbano Cairo e il nuovo direttore sportivo Davide Vagnati hanno deciso di ripartire da Marco Giampaolo, reduce dall’amarezza milanista. Un tecnico dalle idee lontanissime da quelle che avevano portato alla costruzione della rosa nelle ultime stagioni, e che necessitava probabilmente di un mercato in grado di portare una trasformazione ancora più netta della rosa.

FLORENCE, ITALY – SEPTEMBER 04: Stefano Sensi of Italy competes for the ball with Amer Gojak of Bosnia and Herzegovina during the UEFA Nations League group stage match between Italy and Bosnia and Herzegovina at Artemio Franchi on September 4, 2020 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Il Toro ha respinto le offerte provenienti per Izzo (pare da Roma, sia sponda giallorossa che biancoceleste), un difensore che ha dato il meglio nel corso della sua carriera in difese a 3 molto portate ad aggredire in avanti: una scelta che potrebbe rivelarsi un boomerang. Sono invece partiti De Silvestri (fine contratto), Ola Aina, prototipo dell’esterno a tutta fascia, Berenguer (che nelle prime uscite con Giampaolo aveva occupato la posizione di vertice alto del rombo) e Iago Falque, ormai ritenuto un corpo estraneo alla realtà granata. Una scelta, quest’ultima, che effettivamente ha senso: il tecnico si è già scottato con Suso lo scorso anno e ha bisogno di attaccanti e trequartisti più funzionali, con un vertice alto che sappia occupare gli spazi lasciati dai movimenti ad allargarsi dei due attaccanti. 

Tra i temi del mercato c’era dunque la scelta del trequartista, pur partendo dalla possibilità di utilizzare Simone Verdi in quella posizione. L’ha spuntata Amer Gojak, ventitreenne bosniaco, proveniente dalla Dinamo Zagabria: sarà il principale concorrente dell’ex Napoli e Bologna, che da qualche stagione sembra essersi perso alla ricerca di una realtà che possa farlo sentire a proprio agio. Per affiancare Belotti, sebbene rimanga viva l’ipotesi Zaza, è arrivato dalla Sampdoria Federico Bonazzoli, tra i protagonisti della salvezza doriana post lockdown con alcuni gol sensazionali: per il prodotto del vivaio dell’Inter sarà un’annata decisiva. 

Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

A centrocampo, invece, le cose non sono andate in maniera così lineare. Il giocatore da schierare davanti alla difesa non è arrivato: si è parlato a lungo di Torreira, quindi di Biglia, infine del giovane Fausto Vera. Nulla di fatto su tutti e tre i fronti: sarà Rincon ad adattarsi in un ruolo non suo, a meno di voler provare ad adattare il rientrante Baselli, fermo da mesi per l’infortunio al legamento crociato. Chi conosce alla perfezione il gioco di Giampaolo è invece Linetty, arrivato dalla Sampdoria con il bagaglio necessario per inserirsi in tempi rapidi nel 4-3-1-2 del tecnico. Discorso analogo per Murru, prelevato dalla Samp per la fascia sinistra, anche se in quel ruolo era già arrivato Ricardo Rodriguez: i due si giocheranno una maglia per tutta la stagione. A destra, la scommessa più intrigante: Mergim Vojvoda, venticinque anni, monitorato a lungo anche dall’Atalanta e, teoricamente, nuovo padrone della fascia, a meno di vedere Izzo dirottato sulla corsia pur di non disperderne il valore. 

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