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Quei Mille che salveranno Livorno

By 20 Febbraio 2021

Lunedì scorso è stato presentato il progetto di azionariato popolare che vuole acquisire la quota di maggioranza del club. Abbiamo fatto due chiacchiere con i ragazzi di Livorno_popolare per capire quali sono le fondamenta del loro piano

Qualcuno, spingendosi oltre, li ha già chiamati “I Mille”. Ma di amaranto, questi ragazzi, per ora hanno solo la maglia. E sono molti, molti di più. Si chiamano Francesco, Alessandro, Federico, sono giovani, appassionati di calcio, e stanno lavorando per costruire il primo progetto di azionariato popolare per l’acquisto della maggioranza di una squadra di calcio professionistica in Italia.

Il progetto, lanciato la settimana scorsa, in concomitanza delle celebrazioni dei 106 anni di storia della squadra della città, prende il nome di “Livorno Popolare” e in meno di tre giorni ha già raggiunto e superato le 1.800 adesioni. Un numero che non ha nessuna intenzione di fermarsi. O di rallentare. Alessandro si occupa delle relazioni con la stampa e il pubblico. Francesco è tornato da Londra, causa covid, dopo 7 anni nella capitale inglese, gestirà le questioni finanziarie. Federico, dottorando all’Università di Belfast in Irlanda del Nord, sta lavorando sull’analisi del fenomeno del calcio popolare. Sono in 8, qualcuno è lontano dalla città del cuore, ma tutti sono agguerriti e determinati.

“Livorno non è una città come le altre, non lo è mai stata. Per noi il calcio e la squadra della nostra città sono molto di più”, raccontano. Tutto è nato a settembre 2020. “No, non ci siamo seduti intorno a un tavolo, ci siamo incontrati in rete. Mentre ti parlo siamo a 1.800 adesioni – spiega Alessandro, che non riesce a frenare l’entusiasmo –. L’obiettivo iniziale era 3mila, ora puntiamo a 5.000, è inutile nasconderlo”.

Foto Federico Bernini/LaPresse

Chiaro, in questo momento parliamo di adesioni al progetto. I soldi, quelli, verranno nella fase successiva. Dai prossimi mesi in poi. Ma senza credibilità è difficile partire. “A questo puntiamo, alla credibilità dei nostri sostenitori. Poi, una volta tirate le prime somme, verificheremo la fattibilità del progetto. E non te lo nascondo – continua –, abbiamo la sensazione che qui si stia facendo la storia”.

Come funzionerà il tutto? L’obiettivo è quello di trasformare una società sportiva, attraverso l’azionariato popolare, in un vero e proprio valore aggiunto per il territorio. Un esempio? Educare la comunità sportiva al processo democratico, costruire strumenti di partecipazione attiva dei tifosi nella società, sviluppare un progetto competitivo, che ottenga risultati fuori e dentro in campo, con investimenti in strutture pratiche e settore giovanile. Sono questi alcuni dei punti contenuti nel Manifesto pubblicato sul loro sito. E ancora, “costruire una comunità democratica, il cui centro sia la squadra della propria città, che favorisca lo sviluppo di un’identità comune e di luoghi e momenti di aggregazione sociale”.

Chiaro che sotto le tremila adesioni tutto sarà inutile. “Ma se continueremo così, e noi lo speriamo davvero, il prossimo passo è quello di recarci in sede, chiedere e vedere i conti. Non abbiamo paura di dirlo, ma proponiamo un patto sociale con la nostra gente. Chiediamo credibilità, non soldi”.

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images for Lega Serie B)

Il bacino di utenza è rappresentato dalla storia della città, dalla sua squadra, che ne fanno un caso unico al momento. “Ogni Paese è diverso per regole e limitazioni: noi le studiamo e le adattiamo al nostro caso”. Il progetto cerca di prendere il meglio dalle altre esperienze nazionali e internazionali: dalla scuola calcio del Centro Storico Lebowski, quella gratuita e aperta a tutti a Firenze, al merchandising sviluppato dall’FC St. Pauli, modello tedesco di solidarietà e partecipazione.

Tra coloro che hanno deciso di supportare l’idea, il sindaco, ex calciatori come Amelia ed Emerson, tanti cittadini, tifosi, appassionati. Nelle prossime settimane si procederà, anche in base al numero di sostegni che arriveranno, alla costruzione di un comitato di scopo con adesione nominale, acquisendo i numeri e i bilanci societari. Si passerà poi ad una proposta di piano di gestione economico, amministrativo e sportivo. Da aprile, la raccolta economica delle sottoscrizioni popolari. Poi, le acquisizioni del pacchetto azionario e del titolo sportivo.

 

Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images for Lega Serie B

E se non ve lo permetteranno? “Su questo progetto, come nella vita, ci sono tante variabili” rispondono in modalità zen. Di certo c’è che questo tipo di calcio, quello dei milioni non motivati, degli interessi speculativi, degli ingaggi faraonici e del tifoso consumatore, “ci siamo stancati. Così come ci siamo stancati che la nostra squadra sia diventata terreno di conquista di personaggi senza arte né parte che arrivano a Livorno senza uno straccio di progetto e con discutibili capacità manageriali”.

Domenica 7 febbraio, nella 23esima giornata del campionato di serie C, gruppo A, l’Associazione Sportiva Livorno Calcio è stata sconfitta per 6-0 dalla Juventus Under 23. Prima di chiudere l’intervista, proviamo a chiederlo. “Insomma, tra 5 anni vi ritroveremo in tribuna al Picchi, magari in una categoria superiore. È questo il vostro sogno?”. Il nostro non è un sogno, preferiamo andare avanti giorno per giorno. Utopia? No. Difficile? Certo. Ma non impossibile”.

 

 

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