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Quel cucchiaio che ha fatto conoscere al mondo i baffi di Panenka

By 9 Ottobre 2020

Antonin Panenka è ricoverato in terapia intensiva a causa del coronavirus. 71 anni a dicembre, il centrocampista e faro della Nazionale cecoslovacca negli anni 70 è una delle icone di  un calcio che non esiste più. Merito anche della sua invenzione: il rigore “a cucchiaio”

Erano anni particolari. Il calcio europeo parlava essenzialmente tedesco, quando si trattava di risultati sul campo, e il fiammingo-olandese in sede di rivoluzione tattica. Viene ridisegnata proprio allora la cultura degli spazi e dell’atletismo come condizione di base per un professionista di livello. Anche a scapito del talento tecnico, se necessario. La verità è che serviva una risposta a quella che si profilava come una via senza ritorno. Serviva una speranza anche per chi sapeva “solo” giocare bene. Panenka e i suoi, quella risposta la diedero. E dopo la sera del 20 giugno 1976, un intero continente avrà spazzato via per qualche anno il cosiddetto “German complex”. Anche i tedeschi erano diventati battibili, in definitiva.

La Cecoslovacchia di Panenka è una Nazionale che deve affrontare una problematica etnica di cui allora non si potevano intuire ampiezza e profondità. Lingue differenti, storie diverse, convivenza un po’ forzata. Qualche frizione interna, più di un problema gestionale per il tecnico Ježek. Panenka non è il capitano della squadra (ci sono equilibri delicati da tutelare ed è meglio dare la fascia allo slovacco Ondruš) ma una volta in campo le gerarchie le stabiliscono il valore tecnico e la personalità individuale.

La Cecoslovacchia è qualificata per la fase finale dei Campionati Europei 1976. L’edizione si svolge nell’allora Jugoslavia (gli stadi sono quelli della Stella Rossa Belgrado e della Dinamo Zagabria) e a giocarsi il titolo sono la squadra di casa, la Germania Ovest campione in carica, l’Olanda. E la Cecoslovacchia, naturalmente. Malgrado il valore delle due formazioni slave, è difficile per chiunque pensare a una finale che non sia la rivincita del Mondiale 1974. 

Foot : Panenka Antonin, (Photo by Tim De Waele/Getty Images)

Invece quelli saranno strange days, giorni che sembrano sovvertire le gerarchie continentali del pallone. Pochi conoscono l’efficacia della difesa cecoslovacca, ma ancor meno la classe di un centrocampista che non ruba la scena in termini visivi ma che detta i tempi del gioco con classe cristallina e lucida visione. Si chiama Antonin Panenka, praghese doc, classe 1949. Ciò che la natura può avergli tolto in termini di mezzi fisici – altezza media, fisico tendente alla corpulenza – è stato restituito a livello di dote personale. Sa sempre cosa fare, quando e come farlo. E se la tecnica non bastasse, non mancano nemmeno il coraggio e l’efficacia sui contrasti in mezzo al campo. Grazie alle giocate del regista dai baffi all’ingiù e alle finalizzazioni altrui, l’impresa impossibile diventa realtà. Allo stadio Maksimir di Zagabria ci vogliono i tempi supplementari ma l’Olanda, che non sarà forse la stessa di due anni prima ma comunque una grande squadra, è battuta per 3-1. 

L’edizione jugoslava ha una formula molto ristretta. Essendo rimaste quattro formazioni a giocarsi il titolo, chi vince va direttamente in finale, la perdente deve accontentarsi di arrivare terza, nel migliore dei casi. Anche l’altra semifinale sembra riservare una sorpresa. Dopo 30′ la Jugoslavia è in vantaggio sulla Germania Ovest per 2-0. Ha bel gioco, ha grandi interpreti la formazione balcanica. Ma per tradizione storica riesce anche a vivere momenti di pura autodistruzione calcistica. A metà ripresa la Germania Ovest accorcia le distanze, a dieci dalla fine pareggia e nei tempi supplementari completa l’opera. 4-2 finale e per bissare il titolo i tedeschi giocheranno tre giorni dopo contro la Cecoslovacchia. 

Belgrado, 20 giugno 1976. Contro ogni aspettativa la Cecoslovacchia è in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Švehlík e di Dobiaš, difensore arcigno quanto efficace. Sembra finita, ma i campioni d’Europa e del mondo in carica accorciano con Dieter Müller e poi pareggiano sul finale con Hölzenbein. Ai supplementari la situazione resta in bilico, si va ai rigori. Al quarto turno tutti hanno trasformato il proprio penalty, anche il difensore Jurkemik l’ha messa dentro. 

Si presenta dagli 11 metri Uli Hoeness, non esattamente uno sprovveduto, e calcia un pallone che «ancora lo stanno cercando nelle vie di Belgrado», come dirà uno sconsolato ma ironico Franz Beckenbauer. Manca l’ultimo rigore, quello decisivo, lo deve tirare Panenka, aria accigliata e maglia numero 7. Il portiere tedesco Sepp Maier può immaginare qualsiasi soluzione tranne una, quella che passerà alla storia. Con i Bohemians di Praga, “l’omone coi baffi” aveva provato soluzioni alternative dal dischetto, ma una cosa è tentare in allenamento, ben altro è mettere in pratica durante la finale di un Europeo. Studia il piazzamento del portiere e prende la rincorsa. Maier è concentratissimo e forse ha già scelto da quale parte gettarsi. Il pallone appena accarezzato da Panenka con il collo del piede disegna una parabola lenta e perfetta, che scende poco alla volta al centro della porta mentre il portiere si rende conto che non c’è un lato giusto e uno sbagliato. Sono sbagliati entrambi. È stato appena coniato il rigore “a cucchiaio” e grazie a un’inedita prodezza la Cecoslovacchia è campione d’Europa 1976. 

A un vero e proprio “eroe del popolo” le autorità cecoslovacche concedono all’età di 33 anni (32 era il limite minimo per espatriare) la possibilità di vivere un’avventura calcistica all’estero. Toni Panenka giocherà in Austria nel Rapid Vienna, vincendo due campionati e tre coppe nazionali, e arriverà nel 1985 a disputare una sfortunata finale di Coppa delle Coppe contro l’Everton. Ma ciò per cui oggi è ricordato è proprio quell’incredibile calcio di rigore. Era il 20 giugno 1976, pochi mesi più tardi nascerà a Roma un bambino che un giorno replicherà esattamente il gesto tecnico. Sempre durante un campionato europeo, solo 24 anni più tardi.

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