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Quel derby vinto sostituendo Totti e De Rossi

By 18 Aprile 2020

Dieci anni fa la Roma di Ranieri vinceva il derby grazie a una clamorosa rimonta nel secondo tempo, propiziata dal cambio nell’intervallo di Totti e De Rossi

Strana città, la Capitale. Se si parla di calcio, ancor più strana. Quando poi il tema è il derby, si scende nel paradossale. Non sempre si afferma chi gioca meglio ma, piuttosto, chi sa adattarsi con lucidità e realismo alla necessità di fare risultato. Pur senza brillare. Di solito, la Roma si dimostra più capace di far suoi i derby brutti e incerti. Per una sorta di nemesi storica, la Lazio ha invece bisogno di imporre il proprio gioco. E non sempre basta per vincere la stracittadina. Uno dei derby più incredibili avviene 10 anni fa, il 18 aprile 2010. Alla fine del primo tempo la Lazio è in vantaggio per 1-0, e con pieno merito.

Poi il tecnico giallorosso Claudio Ranieri prende una decisione molto coraggiosa, che lì per lì appare illogica. Lascia negli spogliatoi nientemeno che Totti e De Rossi. Al loro posto, Menez e Taddei. Non è affatto una mossa illogica, lo dimostrerà il secondo tempo. Ma soprattutto, il risultato finale.

Derby di ritorno 2009/10, al culmine di una stagione che vede le due formazioni capitoline proiettate su obiettivi opposti. La Lazio è in piena crisi di gioco e deve addirittura stare attenta se non vuole retrocedere. Un allenatore, Davide Ballardini, che non sembra in sintonia con la squadra (e che verrà sostituito a stagione in corso da Edy Reja), un mercato insufficiente a supportare ambizioni di alta classifica, uno spogliatoio che risente di tensioni eccessive.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

La Roma invece, che ha sostituito in panchina Luciano Spalletti con Claudio Ranieri a inizio campionato, vive un momento magico. Gioca bene, ha la giusta dose di fortuna e addirittura a maggio potrebbe vincere lo scudetto. Soltanto l’Inter di José Mourinho riesce a tenere lo stesso passo.

Eppure la stagione presupponeva altro. La Lazio detiene la Coppa Italia e ad agosto 2009 ha appena vinto la Supercoppa italiana. Le prime due partite di campionato le valgono 6 punti. Un 1-0 stentato ma prezioso con l’Atalanta, poi la vittoria esterna con il Chievo. La Roma invece perde la prima in casa del Genoa poi inciampa all’Olimpico con la Juventus. La società prende atto e provvede: Spalletti out, Ranieri in.

Il tecnico romano, particolarmente abile nel gestire le situazioni di crisi, prende in mano la squadra, parla con i giocatori, stabilisce un’armonia di gruppo. I risultati arrivano. Compresa la vittoria nel derby d’andata, al termine di una partita non bella, anzi giocata meglio dalla Lazio. Vittorie del genere danno però morale e mettono sull’avviso le avversarie. L’Inter, che nel girone d’andata non sembrava avere avversari, pian piano viene raggiunta. E, a fasi alterne, anche superata in classifica.

Sull’altro fronte la Lazio, dilaniata da tensioni interne e dall’allontanamento di giocatori chiave come Pandev e Ledesma per mano dei vertici societari, viene prima eliminata dalle competizioni europee, poi è costretta a guardarsi le spalle. Le dirette contendenti sono tutte squadre abituate a lottare per la salvezza. Perché all’inizio del 2010, è diventato quello l’obiettivo dei biancocelesti. Addio trofei, addio sogni di gloria.

Quando Reja prenderà il posto di Ballardini a febbraio, il nuovo tecnico avrà il compito di risanare uno spogliatoio sull’orlo di una crisi di nervi. In cambio chiede e ottiene dalla presidenza il reintegro di Cristian Ledesma, imprescindibile faro della linea mediana. Con la santa pazienza la squadra riprende quota, ma a tre quarti inoltrati della stagione la permanenza in serie A è ancora tutt’altro che garantita. L’innesto di Sergio Floccari, prelevato dal Genoa durante il mercato di gennaio, sembra un’ottima intuizione. E in parte lo sarà davvero (8 reti in 17 presenze). Ma attenzione perché c’è un ma che il derby del 18 aprile 2010 svelerà.

Alla Lazio servono tre punti per non affondare e tenere a bada le varie Atalanta, Siena, Livorno, Udinese, Catania, mentre con una vittoria la Roma riguadagnerebbe la testa della classifica. La partita è prevista per la serata ma motivi di ordine pubblico inducono ad anticiparla alle 18,30. Si gioca in casa della Lazio.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Le due squadre scendono in campo, ben consce della delicatezza della partita e delle rispettive situazioni di classifica. La gara ha inizio e malgrado il numero di punti in più a favore della Roma, il gap non si vede. Anzi, la Lazio sembra disposta meglio, quasi padrona del campo. Reja ha preparato bene fase difensiva e meccanismi del centrocampo. Il tecnico ha predisposto una serie di gabbie che non danno all’avversaria il tempo di ragionare. La Roma gioca a tre punte, Toni, Totti e Vucinic, ma in avanti arrivano pochissimi palloni giocabili. Forse un attaccante in meno e un po’ più di copertura in mezzo al campo imbriglierebbero meglio la Lazio, che con il passare dei minuti sembra condurre il gioco in maniera fluida. Squadra corta, esterni bassi pronti sulle ripartenze, i biancocelesti dominano.

E dopo 14 minuti passano in vantaggio. Palla persa dalla Roma, lancio lungo dalla tre quarti di Ledesma che coglie in controtempo la difesa e in particolare Burdisso, che dovrebbe coprire al centro. Tommaso Rocchi controlla, attende il rimbalzo e con freddezza batte il portiere Julio Sergio sull’uscita, da posizione leggermente decentrata. Per l’attaccante è il quinto gol personale in 12 derby, ma non è quello il punto. La Lazio è in campo e fa il suo gioco, l’avversaria sembra assente e merita di perdere. Sul piano tattico la Roma è surclassata. Lenta, apatica, presa regolarmente d’anticipo. Se il primo tempo finisce 1-0 è solo perché i giocatori di Reja potevano essere più lucidi in fase conclusiva. E perché l’arbitro ha lasciato correre un intervento dubbio in area su Rocchi.

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Nello spogliatoio Claudio Ranieri deve riorganizzare l’assetto tattico. Continuando così, finirebbe in carneficina sportiva. La decisione è audace quanto impopolare: fuori Totti e De Rossi, i giocatori più rappresentativi (peraltro già ammoniti), dentro Menez e Taddei. Di sicuro gli esclusi non avranno gradito, ma la squadra cambia modulo. Le due punte Toni e Vucinic sono supportate dal trequartista francese appena entrato, Perrotta e Pizarro dirigono il traffico in mezzo al campo e Taddei si mette sulla fascia destra a contrastare le incursioni di Kolarov.

Inalterata la difesa a 4 (Cassetti, Burdisso, Juan e Riise), nella speranza che il centrale argentino non ripeta un primo tempo disastroso. Ma dopo due minuti della ripresa ogni modifica tattica sembra inutile. Rigore per la Lazio. Kolarov supera Taddei in dribbling, è affrontato in area da Cassetti e steso a terra. Sul dischetto va Floccari, se segnasse la partita sarebbe praticamente finita. Invece l’esecuzione è pessima. Il tiro, debole e poco angolato, viene respinto quasi di default da Julio Sergio.

Sembra un segno, e in effetti lo è. Anche perché, ciò che accade 4 minuti più tardi toglie ogni dubbio sulla provvidenzialità di quel penalty fallito da Floccari. La scena si ripete dall’altra parte del campo. Stavolta è Kolarov ad affrontare in ritardo Taddei e anche in questo caso ha ragione l’arbitro Tagliavento a concedere il rigore. Al contrario del numero 20 biancoceleste, dal dischetto il montenegrino Vucinic è perfetto. La partita che doveva essere chiusa a fine primo tempo, ora è in parità. E c’è di più, l’inerzia è passata dalla parte dei giallorossi. Che non staranno giocando bene, ma non subiscono più lo strapotere tattico della Lazio.

 (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

La svolta avviene 10 minuti più tardi. Menez, entrato decisamente in partita, subisce fallo all’altezza dei 18 metri. Non c’è più Totti, ma la posizione centrale invita alla stoccata di forza. Il portiere Muslera piazza la barriera ma copre male il proprio palo. La botta, ancora di Vucinic, non lascia scampo. Per la Lazio è uno shock terribile, la Curva Sud esplode di gioia. Segue mezzora di scarso spessore tecnico, di tensione, di disordine tattico da ambo le parti.

Negli ultimi minuti Ranieri toglie anche l’uomo del match per inserire Brighi, un interditore in più in mezzo al campo. L’espulsione per proteste di un Ledesma nervosissimo mette di fatto fine alla partita. Per la Lazio è una beffa, almeno il pareggio sarebbe stato più giusto, ma la prima regola del calcio è: “vince chi segna di più”. La corsa verso la salvezza però prosegue. Con una rocambolesca vittoria nel derby, avvenuta grazie alla sostituzione di Totti e De Rossi, la Roma riprende la vetta della classifica. La domenica successiva arriverà all’Olimpico la Sampdoria. La domenica successiva succederà però qualcosa di ancor più incredibile di quello strano derby. La sorte dà, ma a volte poi toglie.

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