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Quel Lazio-Arsenal finito in rissa

By 16 Settembre 2019

È il 16 settembre del 1970. Dopo i 90 minuti in campo per la Coppa delle Fiere i giocatori della Lazio e quelli dell’Arsenal decidono di dare vita a un “terzo tempo” e di cenare insieme in un ristorante nel centro di Roma. Una cena che finisce a pugni e bottigliate. Resoconto di una notte da “animals”

Il campionato 1969/70 si è chiuso al meglio per la Lazio. L’ottavo posto finale, la scoperta e la valorizzazione di un grande bomber, Giorgio Chinaglia (12 reti nell’anno di esordio in A), la possibilità di partecipare alla Coppa delle Fiere al posto della Roma. Tuttavia l’estate porta con sé una serie di scontenti che non lasciano presagire nulla di positivo. L’allenatore, l’argentino Juan Carlos Lorenzo, è insoddisfatto delle operazioni di mercato della società e non ha mezze parole nel manifestare il suo pensiero.

In particolare il tecnico è furioso con il presidente Lenzini per la cessione di Ghio al Napoli e per il fatto di non poter contare su un portiere di fiducia. Arriva a dire pubblicamente che nella rosa ci sono tre portieri ma che messi insieme quei tre non ne fanno uno vero. Dichiarazioni che fanno male ai diretti interessati e che, di fatto, spaccano lo spogliatoio. Il clima di polemica interna, alimentato da una parte della stampa romana, lascia intendere che sarà dura bissare la stagione precedente.

Per prepararsi all’avventura in Europa, la Lazio partecipa comunque al Torneo anglo-italiano 1970: perde 3-1 a Sunderland, poi 1-0 in casa del Wolverhampton, in una sfida dai toni accesi in cui Giorgio Chinaglia viene espulso per la prima volta da quando è professionista. All’ultimo minuto, su punizione calciata da Papadopulo, la punta biancoceleste salta più alto di tutti, anticipa di nuca il portiere Parkes e segna il gol dell’1-1. L’arbitro Carminati convalida, ma il guardalinee Gussoni alza la bandierina e fa annullare per una carica ai danni del portiere che risulterà inesistente. A ben vedere i due si sono a malapena sfiorati.

(Foto Ravezzani/LaPresse)

Il clima in campo si surriscalda, Chinaglia perde la pazienza, un difensore inglese lo sta provocando. Lo trattengono in tre per evitare che metta le mani addosso ad avversari che gli ridono in faccia. In campo ci si picchia ma il numero 9 è il capro espiatorio. A causa del cartellino rosso, deve saltare il ritorno con il Sunderland (vittoria 2-1) ma Chinaglia scende di nuovo in campo nella rivincita contro il Wolverhampton, quando all’Olimpico va in scena un’altra battaglia sportiva.

La Lazio, ormai eliminata, vince 2-0 e con quella vittoria ha almeno la soddisfazione di impedire agli inglesi l’approdo alla finale. A un minuto dalla fine, Sulfaro sta per rinviare ma viene caricato dall’avversario e finisce a terra. Il portiere si alza e colpisce Lutton: espulso. Tra i pali va Pino Wilson, che proprio al 90’, con una parata quasi da portiere di ruolo, nega ai Wolves il gol (vige una formula particolare: si prendono due punti a vittoria e uno per ogni rete segnata) che per differenza reti varrebbe la finale del torneo.

Il rapporto fra i biancocelesti e il calcio inglese non è dunque idilliaco, ma ciò che si è visto fin qui diventa niente rispetto a ciò che accadrà nella doppia sfida con l’Arsenal in Coppa delle Fiere. Nessuno ha la palla di vetro per intuire che si è appena formato il primo nucleo della Lazio che con Tommaso Maestrelli in panchina sarà campione d’Italia 1974. Una vera e propria “banda di matti” con la quale non è il caso di scherzare a cuor leggero. Della vecchia guardia sono rimasti soltanto Marchesi e Governato , sempre più ai margini del progetto tecnico.

Giuseppe Wilson detto Pino, giocò alla Lazio dal 1969 al 1980 (Archivio Storico Lapresse) .

Il 16 settembre 1970 è un caldo mercoledì di tarda estate. Il campionato non ha ancora avuto inizio, la Coppa delle Fiere rappresenta una sorta di rodaggio in vista degli impegni successivi. All’Olimpico finisce 2-2, grazie a una serata di grazia di Giorgio Chinaglia. A cinque minuti dal termine l’Arsenal sta vincendo per 2-0 e la partita sembra ormai segnata, ma nel finale il centravanti della Lazio trascina i suoi e con due gol quasi in contemporanea pareggia i conti. Non è una vittoria, ma per come si era messa la situazione è come se lo fosse. Sta di fatto che la squadra esce dal campo tra gli applausi dei 45.000 sugli spalti.

Con due prodezze, Chinaglia si conferma l’idolo di tutta la tifoseria. Prima batte il portiere dei Gunners Wilson con una girata al volo, poi due minuti dopo salta un paio di avversari in dribbling, supera anche il portiere ma la conclusione viene respinta di mano da un difensore inglese: rigore. Il diretto interessato prende il pallone, lo colloca sul dischetto e poi spara una bordata delle sue. Il pareggio serve a poco, perché nella sfida di ritorno la Lazio perderà per 2-0 a Highbury e l’avventura europea sarà finita. Ma l’episodio da raccontare è quello che va in scena subito dopo la partita d’andata.

Le due squadre decidono di dare vita a un cosiddetto “terzo tempo”, pratica molto in voga nell’Inghilterra del rugby, molto meno nel calcio. I 22 giocatori in campo, più riserve e dirigenti, andranno a cena insieme per suggellare amicizia e fair-play. Una pratica che Giorgio Chinaglia conosce, visto che da bambino è emigrato nel Galles. Si dà il caso tuttavia, che proprio per questo motivo il bomber padroneggi la lingua inglese. Dunque, durante la cena si rende presto conto che gli avversari seduti al tavolo di fronte stanno pronunciando parole irriguardose verso i biancocelesti. Anche Pino Wilson ha sangue inglese e non può che confermare la sensazione del compagno di squadra.

Il locale è il Ristorante Augustus e lo scenario è quello di Piazza Augusto Imperatore. Colpo d’occhio magnifico, ma i giocatori dell’Arsenal sembrano più impegnati a farsi beffe degli avversari che ad ammirare l’Ara Pacis a distanza. Devono essere convinti che nessuno li capisca, ma non è così. In particolare, alcuni dei Gunners ce l’hanno con il difensore Papadopulo. Gli rifanno il verso, ne parlano male. All’ennesimo atteggiamento di scherno, i giocatori della Lazio passano alle vie di fatto e quello che doveva essere un terzo tempo si trasforma in una notizia di cronaca.

Bertie Mee, allenatore dell’Arsenal dal 1966 al 1976 (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images).

All’improvviso volano bottiglie, sedie, tavoli. Scene da far west. I giocatori si prendono a pugni e utilizzano qualsiasi oggetto a portata di mano. Sono coinvolti gli stessi camerieri, costretti alla fuga. il locale è praticamente distrutto. Ma è solo l’inizio, perché i contendenti finiscono di regolare i conti sotto i portici della piazza, mentre arrivano le camionette della Celere. Papadopulo, Sulfaro e Di Vincenzo finiscono la serata al pronto soccorso, insieme con due giocatori inglesi che continuano a provocare anche in astanteria.

Stranamente Chinaglia è forse l’unico che non partecipa alla rissa. Mentre gli altri si picchiano, lui parla in un angolo con un giocatore dell’Arsenal, suo ex compagno di squadra ai tempi dello Swansea. Il giorno dopo, Lazio-Arsenal sta sui giornali, ma esula dalle pagine dello sport. Accuse reciproche, polemiche che sembrano non finire. L’allenatore dei Gunners, Bertie Mee, raccontando ai giornali inglesi i fatti di quell’incredibile serata definisce la Lazio «a team of animals» (una squadra di animali).

Considerando quello che si verrà a sapere di alcuni di loro negli anni successivi, forse Mee non è del tutto lontano dalla realtà, ma in quel momento dovrebbe innanzitutto gestire i suoi “bravi ragazzi”. Provocare «a team of animals» non è mai una cosa consigliabile. La serata si chiude con la severa reprimenda delle forze dell’ordine, poi pian piano tutto torna nei canoni della normalità. Una serataccia di quasi mezzo secolo fa, ma ancora poco rispetto a quello che succederà quattro anni dopo, sempre all’Olimpico di Roma, in occasione di un Lazio-Ipswich Town di Coppa Uefa, il 7 novembre 1973. Una storia che meriterà non solo una trattazione a parte ma anche le parole dei diretti interessati.

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