Silent Check

Quello che (Leo) non ha

By 3 Luglio 2019

Forse gli mancano un paio di rigori contro il Brasile, nella partita di poche ore fa della Copa America, va detto. Sui giornali ci sono i suoi sfoghi e le sue promesse: non abbandona la Selecion, vuole vincere qualcosa con questa maglia. Quello che (Leo) non ha è di farla franca. La sua più grande sfortuna non è stata quella di essere argentino, ma di essere il calciatore più forte del mondo; che le due cose coincidano non è un caso, bensì semplicemente sfiga. Perché essere argentini è il peccato originale di un fenomeno con la 10. Il primo che la storia del calcio ha fatto nascere dopo D10S. E se ci pensate nemmeno dopo tanto tempo, noi spettatori siamo stati fortunati. Lui un po’ meno: troppo recenti le magie di Diego, troppo simili i due calciatori. Ma non gli uomini.

Ecco un’altra cosa che (Leo) non ha: la pazzia tutta argentina del non pensare al domani. Vivere il momento come il confine del burrone. Invece lui ha programmato troppo, per la gente della sua terra è un catalano, non viene amato come dovrebbe perché se lo guardano in faccia vedono un europeo. Lui è in debito con un’intera nazione, secondo loro, di almeno un Mondiale o una Copa America. Perché se sei nato in Argentina, sei mancino e indossi una 10: questo è quello che devi fare. Quello che (Leo) non ha sono le sue pistole, per conquistarsi il cielo, per guadagnarsi il sole. E questo, tutta l’Argentina, non glielo perdonerà mai se entro il finale dello show non avrà saldato il suo debito. Questa, la sfida nella sfida. Questo l’unico destino. In molti, sotto l’Equatore, lo chiamano “pecho frio”, petto freddo, come dire: senza emozioni. Io penso che lui abbia dovuto domarle per non impazzire. Che entro l’ultima partita esploderanno e sommergeranno tutta l’Argentina. Un campione del genere non può non farlo in una carriera come la sua. Ops. Ecco, è un attimo: il debito di Leo è già aumentato.

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