Feed

Reinier Jesus, inseguendo Kakà

By 30 Gennaio 2020

Ha 18 anni e una progressione incontenibile. Ecco chi è Reiner Jesus, il talento brasiliano pronto a stregare il Real Madrid

Dal giorno in cui ha comprato Vinicius Junior, pagandolo 45 milioni di euro ancor prima che debuttasse tra i professionisti, il Real Madrid ha messo in chiaro che la permanenza in una dimensione di élite sempre più solida, sempre più certa e inscalfibile, non sarebbe mai potuta passare soltanto dal presente e dal futuro di cui aveva immediata percezione.

La ricerca di giocatori giovani di alto livello è stata una costante, nel Madrid degli ultimi quindici anni: mentre il mondo intero aspettava a Barajas Kakà, Ronaldo, James e Bale, a un pugno di chilometri di distanza, a Valdebebas, c’era sempre un gruppo di ragazzi come Higuain, Marcelo e Valverde che entrava ad allenarsi. Oggi, però, la Casa Blanca sembra aver fatto lo strappo decisivo per trasformare in onnipotenza la propria presenza sul mercato dei giovani: lo scouting delle Merengues non consiste più soltanto nello scommettere o investire su un giocatore prima che lo facciano tutti gli altri, ma nello scegliere i migliori e pagare in anticipo il loro sconfinato potenziale. I migliori, secondo il Madrid, sono Vinicius Junior, Rodrygo Goes e, da qualche tempo, Reinier Jesus.

Reinier è nato a Brasilia, la capitale pianificata del Paese più grande del Sudamerica. Mille chilometri più a nord delle coste, dei due cuori del Brasile e del suo futebol, São Paulo e Rio de Janeiro. Quando suo padre Mauro, che prima di cambiare sport e vincere un Mondiale di futsal con la Seleção aveva provato a entrare nelle giovanili del Flamengo, si accorse del grande orizzonte che aveva davanti suo figlio, si trasferì con lui a Rio de Janeiro, per seguirlo nell’inizio della sua avventura. Aveva undici anni e si allenò con tutte le squadre più importanti della città carioca: Botafogo, Vasco, Fluminense. Poi il Flamengo, dove si è stabilito e non ha mai smesso di bruciare le tappe.

Reinier è un numero dieci, ma il suo modo di stare in campo cambia a seconda del contesto. All’Amarelinha è la stella più brillante e le azioni passano sempre da lui: spazia per tutto il campo e si associa, partecipando alla ragnatela di tocchi con cui il Brasile, a ogni categoria, avvolge la partita. Al Rubronegro, invece, ha giocato più nell’ombra. Anche il Flamengo di Jorge Jesus domina costantemente il pallone, ma lo fa lasciando il gioco in mano ad altri giocatori: De Arrascaeta e, soprattutto, Everton Ribeiro, fantasista purissimo e protagonista di una stagione di onnipotenza tecnica a trentaquattro anni.

Reinier, nel 2019, aveva esattamente la metà dei suoi anni e la sua partecipazione al possesso del Mengão è stata relativamente bassa: il ruolo di trequartista, infatti, lo ha interpretato più con l’attitudine di una seconda punta che di un classico dieci, più con in testa l’area che la palla. Il suo Brasileirão si è concluso con quattordici partite giocate, di cui soltanto cinque per più di un tempo, e ben sei gol: la media di una rete segnata ogni 118 minuti spiega abbastanza bene quanto il tempo passato in campo dal ragazzo di Brasilia sia stato proteso verso il gol.

Vederlo giocare conferma questa impressione: nella Seleção si comporta da mezz’ala, a volte abbassandosi a ricevere direttamente il primo passaggio dai difensori, mentre al Flamengo, spesso, sembrava scomparire dal vivo dell’azione e, nel caso, riapparire soltanto nel finale. Quando il Mengão attacca, Reinier punta l’area di rigore senza palla, sfruttando gli spazi che gli aprono gli attaccanti quando si allargano, o accompagnandoli dentro. I suoi primi gol da professionista non stati frutto di giocate indimenticabili, ma di buoni posizionamenti: il primo in assoluto, contro l’Avaí, attacca lo spazio per chiudere da un triangolo costruito con Gabigol, mentre quello contro il Fortaleza è un colpo di testa dal centro dell’area – appena può, sfrutta tutti i suoi 185 cm. Al momento di ricevere un cross dalle fasce, se vede la zona della porta troppo affollata si abbassa sempre di qualche metro. Insomma, cerca sempre di farsi trovare al posto giusto.

Reinier Jesus

LaPresse.

Jorge Jesus lo ha inserito nelle rotazioni per diluire le forze di un organico chiamato a vincere ogni in competizione; in campionato, per quanto sia ancora acerbo in alcuni aspetti, ha saputo far rifiatare i titolari di una squadra che funziona a memoria ed è riuscito a farsi apprezzare per i primi colpi da giocatore differente. Il punto di forza di Reinier è quello che, nel solito pericoloso gioco di rimandi e paragoni, gli è costato il pesante accostamento a Kakà: la progressione. Le lunghe leve gli permettono di essere temibile in spazi aperti, pur non essendo un giocatore propriamente esplosivo: sa prendere velocità quasi meccanicamente e, dove non arrivano le fibre, interviene il suo repertorio in dribbling.

Quando cerca di saltare l’uomo in corsa, nasconde palla al difensore con ritmo e tocchi improvvisi, servendosi di efficaci finte di corpo, rallentamenti e, quando necessario, della propria struttura fisica per resistere alle cariche. A diciassette anni, ha impattato bene anche dal punto di vista fisico il massimo campionato brasiliano: oltre a reggere il confronto con giocatori già completamente strutturati, sa servirsi del corpo per proteggere bene palla e giocare spalle alla porta, nelle tante ricezioni di questo tipo che il ruolo di trequartista gli impone.

Reinier ha istinto e immediatezza tecnica fuori dal comune, nella giocata, ma in alcune circostanze tende a fare confusione e perdere palloni con leggerezza al momento del dribbling, come se ancora non riuscisse a padroneggiare coi tempi giusti l’enorme potenziale che possiede. Nel complesso, però, come ricorda Jorge Jesus “Calcisticamente è avanti di cinque anni, sembra un ventiduenne per caratteristiche emotive e intelligenza”: sa fraseggiare di prima e costruire triangoli, le sue scelte nei passaggi non sono mai banali e, pur non essendo il classico trequartista votato alla ricerca dell’unico binario d’erba su cui far passare il pallone, spesso prova istintivamente, con una certa immediatezza, l’ultimo passaggio in verticale. La sua arma più pericolosa, quando è fronte alla porta, è però il tiro: secco, violento e molto preciso, scoccato anche da fermo e accompagnato da una grande predisposizione al tentativo. I suoi gol più belli, segnati nelle competizioni U-17, sono fucilate di destro come quelle contro il Paraguay, oppure il tocco morbido ma deciso e fulmineo con cui ha segnato da fuori area alla Colombia. Anche da quaranta metri, se vede il portiere fuori dai pali o si sente fortunato, non esita a cercare il bersaglio.

(Photo by Bruna Prado/Getty Images)

Quando il pallone ce l’hanno gli altri, invece, partecipa alla riconquista cercando spesso il contrasto e seguendo il riposizionamento. Durante la partita, scambia spesso posizione coi compagni di reparto, allargandosi sulle due fasce: quando è a destra, privo del tiro, si limita a trovare triangoli e avanzare per crossare, quando è a sinistra ha più libertà per cercare progressioni. “Fisicamente è molto dotato per fare la seconda punta, ma metterlo sulle ali è come soffocarlo. Il sistema è fondamentale affinché renda: ad esempio, fa fatica nel 4-3-3” ha detto Jorge Jesus a Marca, presentando alla Spagna quello che, probabilmente, è il 2002 più forte del mondo.

Il trequartista è il ruolo che valorizza meglio tutte le sue caratteristiche e quello in cui si trova più a suo agio; la materia di cui è fatto il suo talento, però, è ancora estremamente malleabile, e il suo percorso europei, che partirà dal Real Madrid Castilla dopo la fine del Torneo Preolimpico U-23 che sta disputando in questi giorni in Colombia, sarà determinante nel definire il giocatore che diventerà. Ad oggi, oltre a una base fisica invidiabile per l’età, offre un bagaglio tecnico offensivamente enorme e molto vario: potenza e classe, come Federico Valverde, che è un giocatore diversissimo, ma ha completato lo stesso viaggio che si augura di fare Reinier, dal Sudamerica al Castilla, fino al Bernabeu, evolvendo nel frattempo in un calciatore fortissimo. Magari così forte da diventare il numero dieci della Seleção del futuro: immaginate quanto potrebbe piacere a Tite, che ha costruito il suo Brasile mondiale su un incursore di razza come Paulinho, un trequartista potenzialmente devastante e pieno di soluzioni sia con la palla che senza come Reinier. Prima, però, dovrà convincere Zidane e il Real Madrid di essere veramente uno dei migliori. Di certo non gli mancano i mezzi per farlo.

Leave a Reply