Feed

Ridefinire Felipe Caicedo

By 25 Novembre 2019

Dopo il clamoroso errore contro il Crotone, Felipe Caicedo sembrava il classico pacco del calciomercato. Ora, però, grazie al lavoro e a una serie di gol pesanti, l’attaccante dell’Ecuador non è solo il vice Immobile, ma un’arma in più per la Lazio

13 maggio 2018. La Lazio va a Crotone per giocarsi una buona fetta della sua stagione. Serve una vittoria per rendere ininfluente lo scontro diretto all’ultima giornata con l’Inter e qualificarsi alla massima competizione europea. A 6 minuti dalla fine del primo tempo Felipe Anderson lancia Caicedo, l’ecuadoriano si invola verso la porta e a tu per tu con Cordaz fa partire un sinistro debole che il portiere avversario neutralizza facilmente.

La partita finirà 2-2 e la Lazio perderà con l’Inter, restando fuori dalla Champions League. Per Caicedo sarà il più inglorioso dei finali in una prima stagione laziale con molte più ombre che luci. La sentenza nella Capitale sarà unanime, laziali e romanisti si troveranno insolitamente uniti, almeno per una volta: Caicedo è decisamente scarso.

2 marzo 2019, la Lazio ospita la Roma nel derby della Capitale. È un anno sotto tono per i biancocelesti, che faticano a ritrovare ritmi e gioco della stagione precedente. Milinkovic-Savic è stato, per buona parte della stagione, l’ombra di se stesso, distratto da voci di un trasferimento mai concretizzatosi, Luis Alberto ha subito un’involuzione impressionante. A tutto questo si sono aggiunti pure i problemi fisici di Ciro Immobile, che già brilla poco e che è costretto a saltare il derby.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Gioca Caicedo, e il nastro della mente dei tifosi laziali si riavvolge fino a Crotone. Ma è un déjà-vu che dura pochissimo, lo spazio di 12 minuti, giusto il tempo per Correa di infilare un pallone tra Fazio e Juan Jesus sul quale l’ecuadoriano si getta con perfetto tempismo per dribblare Olsen e appoggiare in rete. È il primo dei tre gol con cui la Lazio vincerà quel derby, Caicedo a fine partita si presenterà ai microfoni, e anziché prendersi la sua legittima rivincita dirà semplicimente questo: “Spero che la gente si ricordi di me per questo gol e non per l’errore di Crotone”.

È l’inizio di una nuova vita. Ad aprile arriveranno quattro gol in tre partite, coronati dalla doppietta alla Sampdoria, e un innamoramento finalmente reciproco con la tifoseria, che sui muri della Capitale comincerà a scrivere “Amami o faccio un Caicedo”, parafrasando i versi di una canzone di Coez.

Eccolo Caicedo, il centravanti di scorta della Lazio, e forse anche qualcosa di più. Quello dei gol pesanti e decisivi, come quello segnato domenica 24 novembre, al 91′ minuto di Sassuolo-Lazio, manifesto perfetto del suo calcio. Caicedo scambia con Luis Alberto, riceve il pallone di ritorno spalle alla porta, lo lascia scorrere proteggendolo col corpo, poi si gira e libera il destro, il piede che ama meno, infilando nell’angolino basso della porta di Consigli. Intelligenza, forza fisica, capacità di occupare gli spazi e di associarsi ai compagni, ecco chi è Caicedo, il centravanti più sottovalutato della Serie A.

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

D’altra parte è così da una vita. Caicedo gioca in Europa da quando aveva 17 anni, ha cominciato a Basilea, dove ha vinto una Coppa di Svizzera, poi è passato per il Manchester City (quello sbagliato, pre Etihad, quello di Eriksson in panchina e Rolando Bianchi centravanti), lo Sporting Lisbona, il Malaga, il Levante, la Lokomotiv Mosca e l’Espanyol. Non è praticamente mai stato titolare indiscutibile, nemmeno a Levante, nella sua stagione migliore, quando si è dovuto contendere il posto con Christian Stuani, oggi finito a giocare in Segunda División, col Girona.

Non ha mai segnato tanto, andando in doppia cifra solo in quella stagione passata sulla sponda più sfigata del Turia, in una squadra che dopo 20 giornate si trovava all’ultimo posto e che nelle ultime 18 partite fu capace di fare 30 punti e salvarsi.

L’inno del Levante risuonava negli studi di Mondo Gol, con Marco Cattaneo improvvisato fan e Riccardo Trevisani a fargli da contraltare per dire che i Granotes era una squadra di pippe. Solo Caicedo metteva d’accordo entrambi, forte dei 13 gol che avrebbe realizzato a fine stagione.

Un unicum in una carriera che per il resto è stata quella del centravanti di sacrificio, al servizio della squadra e del suo allenatore. Ne sa qualcosa Simone Inzaghi, che dopo la doppietta contro la Lazio disse di lui: “L’ho sempre voluto con me, in estate avrebbe potuto essere ceduto, ho preteso che rimanesse qui, perché è un calciatore intelligente e forte. Io l’ho sempre difeso, per noi Felipe è fondamentale perché ci permette di tener palla, fa salire la squadra e fa anche gol”.

Sì, quell’estate, dopo la prima stagione e l’incubo di Crotone, Caicedo sarebbe dovuto andar via. La Lazio voleva Wesley e sembrava a un passo dal chiudere l’affare. D’altra parte Caicedo appariva sacrificabile, persino inadatto a ciò che gli veniva chiesto.

Un compito complicato, per la verità. Perché fare la riserva di Immobile non deve essere semplice. Ciro gioca sempre, Ciro segna sempre. Ventinove gol nel primo anno di Caicedo in Serie A, 15 nelle prime 13 giornate quest’anno. Come fai a ritagliarti un posto se hai uno così davanti?

 

Eppure Caicedo ci è riuscito, ha persino convinto Inzaghi a cambiare modulo, schierando due punte vere, seppure solo sporadicamente. Perché Felipe sa fare reparto da solo ma è anche un’eccellente spalla per un centravanti di ruolo. Ha movimenti da prima punta ma è capace di girare più largo, sa accorciare per tenere palla e far salire la squadra o attaccare la profondità con la sua progressione.

 (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Soprattutto, è uno che tende a lasciare il segno ovunque va. La Liga gli ha dedicato un tweet nel giugno scorso, a più di due anni dalla sua ultima presenza con la maglia dell’Espanyol: “Un attaccante ecuadoriano che sempre sarà parte della storia della Liga”, è la scritta che accompagna un video di 4:20 con il meglio dei suoi gol in Spagna.

 

Su Twitter Felipao ha scritto un bel pezzo della sua storia, legandosi ancora di più ai suoi tifosi con uno sfottò recapitato alla Roma dopo l’eliminazione dalla Champions League con il Porto, e prima ancora annunciando con un tweet il suo addio alla nazionale in piena corsa per Russia 2018 dopo l’esonero di Quinteros.

Uno strappo ben lontano dal ricucirsi e che nell’ottobre scorso ha vissuto un nuovo capitolo con la feroce polemica divampata tra l’attaccante e il presidente della Federcalcio ecuadoriana, Francisco Egas. “Chi non vuole stare nella Selección, non ci starà più. Giocheremo con chi vuole esserci ed è disposto a dare la vita per questa maglia”, le parole di Egas. “Per 15 anni ho difeso e ho ucciso per la maglia della nazionale, non vieni a darmi lezioni”, la replica (sempre via Twitter) di Caicedo.

Amori iniziati e conclusi sui social, come d’obbligo o quasi di questi tempi. E amori che sembrano destinati a durare ancora a lungo, perché Caicedo continua a essere l’attaccante più sottovalutato della Serie A, ma nel frattempo alla Lazio hanno capito quanto vale. Così l’1 ottobre gli ha rinnovato il contratto, un prolungamento fino al 2022 con aumento dell’ingaggio da 1,8 a 2,1 milioni. Crotone, oggi, appare decisamente lontana.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
La notizia del licenziamento di Mauricio Pochettino è stata uno...