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Rimedi e idee per il nuovo calcio

By 5 Giugno 2020

Le squadre dovranno affrontare un tour de force mai visto prima, in condizioni avverse, dopo due mesi di totale inattività. E chi le gestisce dovrà trovare soluzioni per farcela. C’è chi ci sta già pensando. E alla lunga, il calcio potrebbe cambiare.

Se è vero che il calcio è il riflesso della vita, dovrà adattarsi alla diversità. Lo scenario è unico, mai così diverso dalle abitudini, e richiederà aggiustamenti, idee e esperimenti, da parte di tutti: dirigenti sul mercato, giocatori in partita e durante gli allenamenti, e staff tecnici nella gestione di entrambi i momenti. Se per i primi è necessario attendere – ma qualcosa si intravede già: aumenteranno gli scambi, i club saranno meno interessati ai calciatori con un valore inferiore ai 10 milioni e dovranno rivedere al ribasso i nuovi contratti, sapendo che con meno potere tra le mani aumenta il rischio che le trattative saltino – , per i secondi è in corso una riprogrammazione indotta, per i terzi è interessante annotare qualche approccio diverso. Perché alla fine è tra le sacre mura dei centri sportivi che può nascere il nuovo calcio, in relazione stretta con il nuovo mondo.

I più creativi sono già all’opera: Roberto De Zerbi, secondo quanto narrano le cronache da Sassuolo, si è adeguato al futuro imminente, cioè l’accatastarsi di partite. Ha pensato che la divisione della rosa in gruppi della prima settimana di lavoro post-lockdown potesse essere utile anche per la ripresa, e non solo per rispettare il distanziamento sociale. L’idea è far allenare interi blocchi di giocatori insieme per evitare che, in caso di turnover abbondante, si perda precisione a livello tattico. In condizioni normali non sarebbe necessario, anzi sarebbe dannoso: se rivoluzioni, non solo perdi qualità (quella tra titolari e riserve), ma anche alcuni meccanismi di interconnessione tra i giocatori, che sono una componente essenziale della tattica di reparto, e di squadra. Ma il calcio non ha mai davvero pensato di cambiare le radici, di rivoluzionare il metodo alla base piuttosto che la sua conseguenza finale. Se i reparti si allenano in blocco, sempre con gli stessi interpreti, si può ribaltare la visione? Si può cambiare un intero reparto da una partita all’altra, senza perdere efficacia?

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Se c’è scompenso tra i quattro difensori titolari (ad esempio) e le quattro riserve, si possono mescolare le carte e equilibrare le due versioni della difesa. In vista di un tour-de-force inedito nella storia del calcio, è un’idea intelligente. L’avversità non è solo la compressione di partite che attende tutte le squadre dalla ripresa alla conclusione dei campionati, ma anche il modo e i tempi in cui questa si inserisce: non era mai successo prima che i giocatori si fermassero totalmente per due mesi, chiusi in casa e impossibilitati ad allenarsi secondo le abitudini, né che si svolgessero partite concentrate nei mesi in cui di solito si svolgono competizioni per le nazionali, o non si gioca affatto (in Europa, s’intende), e neppure che il campionato in corso si scontrasse con quello successivo, annullando non solo la sosta, ma anche la classica preparazione estiva.

Il tutto, poi, si svolgerà in stadi a porte chiuse, quindi condizionato da un diverso approccio mentale alle partite e una differente risposta al loro andamento, e all’interno di un contesto di attenzione medico-sanitaria, comportamentale e quindi mediatica, inedito. I giocatori saranno sovraesposti, sotto tutti i punti di vista: fisico e psicologico. E per proteggerli, gli allenatori, gli staff e i dirigenti sono chiamati ad elaborare un nuovo modello di gestione: chi non lo fa, rischia di portare la squadra all’implosione.

Un contesto così diverso rispetto al precedente obbliga tutti a nuove idee. E le nuove idee, soprattutto se efficaci, cambiano uno sport. Aprono un capitolo. Si diceva di Roberto De Zerbi (non perché sia il migliore, ma perché è quello di cui si ha notizia) e della sua impostazione degli allenamenti in blocchi. Potrebbe essere solo provvisoria, certo. Ma se non lo fosse? Potrebbe anche essere un approccio diverso al gioco, più simile a quello di una squadra di basket, e ancora più specificamente di Nba, abituata ad affrontare partite a raffica. E quindi a ruotare. La rotazione dei giocatori nel calcio non è mai stata esplorata fino in fondo, complice anche il regolamento delle tre sostituzioni. Ma se tutti i campionati accogliessero la modifica della Fifa e introducessero i cinque cambi, si procederebbe verso la rotazione abbondante all’interno dei novanta minuti: cinque cambi sono quasi mezza squadra, prima era poco più di un quarto, la proporzione, quindi, cambia nettamente. E incentiva l’idea che conterà sempre di più la gestione delle risorse, sia sul breve periodo (la partita) che sul lungo. Un allenatore di calcio potrebbe cambiare prospettiva: se gioco sempre con i titolari, il rischio infortuni è troppo elevato, quindi meglio rinunciare di volta in volta a qualcuno per una partita per non doverlo fare per uno o più mesi.

Foto LaPresse – Spada

Un report scientifico dell’Istituto di scienze dello sport dell’Università di Jena ha evidenziato un aumento del 226% di infortuni tra i giocatori dei club di Bundesliga nelle prime due giornate dopo la ripresa. Sostengono sia dovuto “ad una preparazione insufficiente e allo scarso utilizzo delle 5 sostituzioni promosse dalla Fifa”. Se è così adesso, figurarsi tra un mese, dopo una serie di partite ravvicinate, non tanto per la Bundes che aveva pochi turni da giocare, quanto per le altre leghe, tra cui la Serie A, che di turni ne ha ancora 12 (e mezzo) da disputare in 44 giorni. In più, eventualmente, ci sono le coppe.

Giugno ha portato il nuovo calendario del campionato italiano, di fatto un flusso ininterrotto fino al 2 agosto: partite tutti i giorni e settimane mai uguali per le singole squadre. Le gare cadono ovunque, nessun giorno è escluso. E se sono abituate quelle solitamente impegnate in Europa, le altre non lo sono affatto e dovranno ripensarsi, ricalibrarsi e attingere al fondo della rosa per mantenere alto il livello delle prestazioni. Più che il caldo, su cui le discussioni sono piuttosto stucchevoli, inciderà la cadenza degli eventi, mai lineare, il che obbligherà gli allenatori a rimodulare di continuo gli allenamenti (avranno quattro giorni per preparare la partita successiva, ma a volte anche tre, o soltanto due) e agli staff (medici e atletici) di ripensare alle modalità di recupero dei calciatori. Entreranno in gioco, sempre di più, i dati, le analisi medico-atletiche, la cura e la prevenzione. Sarà decisiva la sincronia tra gli allenatori e i dottori, passando per i preparatori atletici: chi avrà problemi di comunicazione interna ne risentirà. E con tutte queste gare, per paradosso, saranno decisivi gli allenamenti perché saranno pochi. Dovranno essere ripensati, dovranno unire il recupero all’intensità da recuperare, visto che non ci saranno amichevoli “cuscinetto” tra la preparazione e le partite competitive. E la preparazione stessa è inedita, se è vero che è concentrata in un mese, dopo un blocco totale.

Su un punto sono tutti d’accordo: non è possibile fare pronostici. Si naviga a vista, appigliandosi alle proprie conoscenze. Queste ultime avranno sempre più rilevanza nel risultato, si sommeranno alle qualità dei giocatori e degli allenatori. Si sta entrando in un calcio ignoto, che richiede quindi esperimenti e creatività. Un po’ di scienza e un po’ di arte dell’improvvisazione. Si noteranno le differenze, ci saranno risultati imprevedibili e non sarà solo per la diversa struttura delle rose: ridurre il tutto a “i brevilinei saranno più pronti” è riduttivo. Le variabili sono troppe, e troppo diverse dal solito. Di certo, servirà coraggio. E se è vero che l’evoluzione del calcio passa dagli esperimenti, e che per gli esperimenti serve coraggio, allora è il momento per vedere qualcosa di nuovo. Chissà se anche efficace al punto da durare quando tutto tornerà alla normalità.

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