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Il ritmo folle di questa Champions League

By 8 Maggio 2019
Ritmo Champions League

La massima competizione europea ha elencato gli ingredienti del calcio contemporaneo: ritmo, intensità e velocità sono alla base del nuovo gioco

C’è stato un lungo momento durante Ajax-Tottenham in cui il bordocampista della televisione italiana non riusciva a concludere il suo intervento. La stessa scena si è ripetuta il giorno successivo, durante Barcellona-Liverpool: «Non c’è un attimo di pausa», sottolineava il telecronista riprendendo la linea per raccontare la nuova azione d’attacco dei blaugrana. E aggiungeva, «forse ora ce la facciamo», mentre il pallone rotolava finalmente oltre la linea di fondo campo e poteva restituire la parola al collega a bordocampo.

In effetti, era impossibile ritagliarsi un momento “morto” per un intervento: il ritmo, in campo, era troppo elevato, ad ogni azione ne seguiva un’altra, era calcio ma assomigliava alla pallacanestro, dove si rimbalza da un lato all’altro del campo senza sosta e lo spazio per i bordocampisti è limitato ai cambi di campo o ai time-out.

Ajax, Tottenham, Barcellona e Liverpool hanno ingaggiato in sequenza due duelli a ritmi vertiginosi, delineando i contorni del calcio contemporaneo: al massimo livello, si gioca così. Quindi, chi vuole ambire al massimo, dovrebbe giocare così. Ovvero, con un’intensità elevata, quasi insostenibile.

La Champions è il manifesto più alto e nitido del calcio, dunque va considerata come un riscontro fedele sull’andamento del gioco, un indizio chiaro sulla direzione. E quella in corso, è una competizione di rottura rispetto al passato: all’improvviso ha voltato le spalle al gioco di gestione, dove il controllo dei ritmi era la migliore arma vincente, per ammiccare ad un calcio vorticoso, dove – per paradosso – il controllo può sfuggire a entrambe le squadre in campo.

Non è un caso che abbiano avuto difficoltà le formazioni abituate ad impostare un ritmo basso su cui poter imporre il proprio governo tecnico e mentale. La Juventus, ad esempio, sul controllo dell’intensità ha inciso il dominio in Italia, ma questa abitudine è ciò che quest’anno le ha impedito di compiere il salto di qualità in Europa. Gli indizi sono così tanti da essere simili ad una prova definitiva: nel doppio confronto con l’Ajax, i bianconeri sono stati travolti da un’onda anomala, è come se si fossero ritrovati senza accorgersene in un habitat sconosciuto e oscuro, al buio.

E in quel contesto sono stati incapaci di trovare e afferrare il timone della partita per trascinarla in un mare calmo, al riparo dalle onde impazzite mosse dai lancieri. Di fatto, la Juve non ha potuto essere la Juve perché l’Ajax gliel’ha impedito con un calcio dinamico estremo. La squadra di Allegri è maestra quando controlla la partita, quando è lei a dettare i ritmi – abbassandoli, trova i tempi e i modi per infliggere i colpi di grazia alle rivali, le quali a loro volta si illudono di possedere le redini della sfida perché la Juve sembra in difficoltà nell’alzare l’intensità -, non quando li subisce, come accaduto contro l’Ajax.

Ritmo Champions League

Anche il Real Madrid, a sua volta esempio nel dominio della partita attraverso un appiattimento del ritmo, è stato vittima della squadra di Ten Hag, che è riuscita ad alzare il suo tipico vortice anche nella sfida del Bernabeu. Così ha svuotato i blancos della consapevolezza sul proprio gioco di governo con cui avevano vinto tre Champions consecutive.

L’esercizio di controllo, in questa campagna europea, è diventato impossibile perché il calcio ha cambiato direzione: dopo una brusca manovra, ha restituito una cartolina della Champions profondamente diversa da quella che, ormai da tre anni, eravamo abituati a ricevere. Lo dimostra anche il fatto che le quattro semifinaliste di Champions siano tutte abili a giocare ad alta intensità.

Solo il City regge un ritmo massimo, tra quelle escluse ai quarti: infatti è quella che più si è avvicinata alle semifinali. E il 4-3 del ritorno contro il Tottenham è per certi versi il manifesto di questa competizione: una partita in cui il controllo sfugge a due squadre che sul controllo hanno fondato i rispettivi cicli. Vuol dire che sia Pep che Pochettino si stanno adattando ad un nuovo contesto, ad un calcio dinamico in cui lo scontro può uscire da ogni logica.

Ritmo Champions League

Ognuno ha poi il suo modo di trovare la logica nell’“illogico”. L’Ajax e il Liverpool creano in prima persona un vortice in cui avvolgere l’avversario. Fanno quindi del ritmo il loro marchio di fabbrica. Sono a loro agio nel “caos”, ma hanno codici precisi per organizzare questo caos: Ten Hag confeziona trame di gioco codificate (i cambi di gioco continui, le tracce dei trequartisti alle spalle di Tadic, che accorcia la squadra coordinandosi con De Jong) su cui la tecnica dei suoi calciatori può scorrere con facilità, mentre Klopp basa il controllo su sistemi di pressing iper-organizzati.

È meno intuitivo l’adattamento a questo calcio vertiginoso di Barcellona e Tottenham, che ad uno sguardo superficiale possono apparire come due formazioni “latine”, con un approccio al calcio improntato sul palleggio e dunque – in teoria – estraneo a questo contesto. Invece, sia Valverde che Pochettino hanno dato vita a due creature capaci di una continua metamorfosi, adatte a tutti i tipi di partita, anche a quelle dall’elevata intensità. Quando il ritmo si alza, in sostanza, Barcellona e Tottenham sanno adeguarsi. Sono camaleontiche, in questo senso. Così indicano la direzione generale: anche chi ha una filosofia basata sul controllo dei ritmi sta assecondando il cambiamento, allenandosi per sostenere intensità elevate e fronteggiare squadre capaci di creare un contesto “caotico” in campo.

Ritmo Champions League

L’ultima formula di calcio, in sostanza, sembra la creazione di un vortice all’interno del quale ognuno deve sentirsi a suo agio ed essere in grado di “organizzarlo”. La sfida, quindi, non è più creare il proprio habitat nella partita, ma adattarsi ad un flusso in cui si innervano velocità, ritmo e intensità.

Sono questi ultimi gli ingredienti del calcio di massimo livello di quest’anno e con ogni probabilità del prossimo futuro. La difficoltà sta nel ricercare la qualità tecnica all’interno del vortice, nello sbagliare il meno possibile nonostante la vibrazione continua e, se possibile, nell’abbinare la creatività alla precisione. E ancora, nel considerare ancora la tattica come elemento primario del calcio, ma cambiandone prospettiva: non può essere, in questo contesto, uno strumento per ostacolare e cancellare il caos, ma deve diventare qualcosa di utile per assecondarlo. Le prossime due serate di Champions potranno recapitare le prove definitive a supporto della tesi.

Foto: LaPresse.

 

 

Claudio Savelli

About Claudio Savelli

Giornalista, tra le altre cose. Fa, vede, scrive, tendenzialmente di calcio e sport, ma non solo. È firma di Rivista Undici e Libero, ma non solo. Infatti lo trovate anche qui.

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