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Rivaldo, un tenore alla Scala del Calcio

By 19 Ottobre 2020

Vent’anni fa l’esibizione del brasiliano a San Siro, una tripletta indimenticabile con la maglia del Barcellona in Champions League contro il Milan, la sua futura squadra, dove invece non inciderà mai

Segnare una tripletta a San Siro, sia da padrone di casa che da avversario, non è roba di tutti i giorni. Certo, ce la possono fare anche le persone più disparate (vi dice niente Albin Ekdal? Ecco, Inter-Cagliari 1-4 e lo svedese protagonista inaspettato), ma se ci riesci vuol dire che sei un fenomeno, o comunque un calciatore speciale. Il 18 ottobre del 2000 alla “Scala del Calcio”, vent’anni fa dunque, andò in scena in una partita di Champions League un’esibizione degna di un grande cantante lirico: merito di Vitor Borba Ferreira, per tutti Rivaldo. Una di quelle prestazioni che lasciano senza parole persino i tifosi della squadra avversaria, in questo caso il Milan, che quella sera non giocò contro il Barcellona, ma in pratica da solo contro il brasiliano. 

 

Pallone d’Oro

Pochi giocatori in epoca recente hanno saputo decidere le partite da soli come Rivaldo. Brasiliano atipico, non molto festaiolo, anzi persino ombroso, ma capace in campo di fuochi d’artificio come questo, nell’ottobre del 2000 è il Pallone d’Oro in carica. È un calciatore dominante, un piede sinistro come se ne visti pochi nella storia, trequartista o seconda punta in base alle necessità. Arrivato proprio quell’estate al Barcellona dal Deportivo La Coruna, che l’aveva acquistato per un tozzo di pane nell’ennesimo colpo a buon mercato del presidente Lendoiro in filo diretto col Sudamerica, in Catalunya non si troverà mai veramente a suo agio.

Infatti in campionato le cose vanno così così e anche in Europa il Barça soffre, come dimostrato proprio contro il Milan nella partita d’andata di quel girone di Champions: 2-0 al Nou Camp con reti di Coco e Bierhoff. I catalani verranno eliminati subito finendo dietro in classifica sia ai rossoneri che al Leeds. Pagherà per tutti, nella primavera del 2001, Lorenzo Serra Ferrer, l’allenatore, vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro.

Tuttavia se Sparta (il Barcellona) piange, Atene (il Milan) non è che se la rida molto. Anche i rossoneri hanno iniziato male il campionato, ma in Champions hanno trovato ossigeno proprio dallo storico trionfo al Nou Camp. Potrebbe anche andare bene il pareggio agli uomini di Zaccheroni, per via degli scontri diretti. Vista adesso quella formazione del Barcellona, uno dei più dimessi dell’era pre-Messi, fa abbastanza sorridere: un 3-4-1-2 in cui Puyol è già tra i titolari inamovibili, ma dove in difesa deve essere adattato come terzo centrale il francese Petit, un mediano. Davanti la punta è Alfonso Perez; dietro di lui giostrano Luis Enrique, il portoghese Simao e, appunto, Rivaldo, il principale spauracchio specialmente sui calci da fermo. Fuori l’acquisto più caro fin lì nella storia del Barcellona, l’olandese Overmars, uno dei tanti oranje o ex-Ajax (tipo Litmanen) voluti da Van Gaal prima di andarsene e rimasti “senza protezione”. Sono i mesi post-cessione di Figo al Real Madrid, una delle più sanguinose nella storia del club catalano, e che troverà la contestazione massima due anni dopo nella testa di maiale lanciata dagli spalti al portoghese mentre batterà un calcio d’angolo.

Comunque, minuto 19: punizione per il Barcellona dai 25 metri, sul centro-destra, ideale per un mancino come il brasiliano. Da lì è più che plausibile una soluzione di potenza, o con un tiro arcuato a superare la barriera. Invece Rivaldo dopo la solita rincorsa a passettini opta per la sorpresa: calcia fortissimo e rasoterra, ingannando il muro rossonero che salta e Abbiati a cui non rimane, in porta, che imprecare.

Clive Brunskill /Allsport

Dura poco la gioia ospite perché Albertini pareggia di lì a cinque minuti con un’altra sberla dalla distanza, stavolta i metri sono almeno 35-40: il portiere Richard Dutruel, un altro voluto da Van Gaal prima della dipartita del santone olandese verso la Nazionale olandese, rimedia una pessima figura. La botta del metronomo milanista è davvero forte, ma il francese si tuffa come se fosse in spiaggia ed è 1-1. Non fa meglio Dutruel sul 2-1, ancora di Albertini: punizione dal limite e portiere battuto sul suo palo da un’altra sventola, dritto per dritto.

Apoteosi rossonera? In fondo il Milan gioca meglio degli avversari, ma al Barcellona basta pochissimo per rientrare in gara. Altra punizione, il punto di battuta è praticamente lo stesso dell’1-0, un filo spostato più verso il centro. Tocca a Rivaldo di nuovo, naturalmente: gli sguardi di Abbiati in porta e della barriera rossonera vanno dal terrorizzato al preoccupato. Che si fa, si salta? O si rimane in piedi? Stavolta la stoccata del brasiliano è sia forte che arcuata: in una parola, perfetta. Vola sopra la barriera, che per metà salta e per metà rimane in piedi, e vola all’incrocio dei pali. Abbiati sfiora il pallone, che tocca la traversa e poi la schiena del portiere, finendo infine in rete: tecnicamente sarebbe un autogol, ma nessun refertista si permette di rovinare il quadro, quindi è doppietta di Rivaldo.

Il Barcellona in compenso è di una fragilità devastante. Maldini all’ultimo minuto del primo tempo sgroppa senza incontrare ostacoli dalla difesa alla trequarti opposta, crossa verso il centro-area dove nasce un autoscontro umano mica da ridere; si avventa sul pallone Bierhoff, stoppato da Dutruel in uscita, ma sul rimpallo sbuca José Mari, che segna a porta vuota.
Tre gol presi in un tempo certificano il disastro della difesa catalana, ma c’è sempre il salvagente brasiliano a rimediare: questo succede nella ripresa quando Sergi va via a Gattuso (altri tempi) con un semplice dribbling e crossa al centro. Dallo schermo televisivo non si capisce perché la palla finisca in rete, almeno all’inizio, poi si vede Rivaldo che esulta: sì, il brasiliano si è incuneato tra Coco e Maldini e in tuffo ha segnato di testa. Tripletta e tutti a casa, perché la partita finisce 3-3 senza più particolari emozioni tranne un colpo di testa di Rivaldo (e chi altrimenti?) che termina alto da pochi passi. 

Phil Cole /Allsport

 

Due anni dopo

“Rivaldazo”: questo è il titolo dei giornali catalani il giorno dopo. Qualsiasi parola che finisca in “-azo” significa “colpo di”, in spagnolo. Quindi un “colpo di Rivaldo”. In verità più che uno, tre. Il brasiliano oltre ad essere il Pallone d’Oro in carica è anche il calciatore più pagato al mondo, visto che prende 14 miliardi, due in più di Batistuta, all’epoca alla Roma. I commenti del dopopartita da parte dei calciatori del Milan sono abbastanza sconsolati: “Rivaldo è un genio, c’è poco da fare”, si legge. “Non vince il Milan, non vince il Barcellona, ma trionfano la bellezza e la nobiltà di un confronto che diventa una sorta di manifesto per le due squadre e per la stessa Champions League”, scrive Candidò Cannavò sulla Gazzetta dello Sport, celebrando una partita ricca e spettacolare.

Tra i più deliziati dalla partita di Rivaldo c’è il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che già l’estate precedente aveva tentato senza successo di portarlo in rossonero. “Ha dimostrato di cosa è capace – afferma il massimo dirigente milanista –. Ma noi, che siamo stati vicinissimi a prenderlo, non possiamo rammaricarci di nulla”.
Ci vorranno altri 22 mesi perché quel sogno, di vedere Rivaldo con la maglia del Milan, si concretizzi.

Nell’estate del 2002, infatti, il Milan si rinforza con un mercato sontuoso. Oltre al brasiliano arrivano anche Clarence Seedorf (scambiato alla pari con Coco), l’attaccante Jon Dahl Tomasson e, nell’ultimo giorno di trattative, Alessandro Nesta dalla Lazio. Tutto pronto per l’assalto alla Champions dopo la qualificazione al tabellone principale strappata per i capelli contro lo Slovan Liberec.

Clive Brunskill /Allsport

Rivaldo arriva al Milan dopo la rottura definitiva con l’ambiente barcellonista, tanto che per il suo cartellino il club rossonero non sgancia nemmeno un euro. Ha appena vinto il Mondiale da protagonista, seppur un gradino sotto rispetto a Ronaldo, regalando sia perle clamorose che momenti imbarazzanti: non tutti sembrano convinti dell’affare: 4 milioni a stagione per tre anni, piegata la concorrenza di Real Madrid e alcune società inglesi. “Non vogliamo investire su un trentenne”, ammette Jorge Valdano, direttore sportivo dei blancos.
Vorrebbe la maglia numero 10, che però per anzianità spetta a Rui Costa, e allora si prende l’11. In quel Milan di piedi buonissimi in cui si fatica a tenere fuori qualcuno il brasiliano comincia la stagione da titolare nel 4-3-2-1 architettato da Carlo Ancelotti con Filippo Inzaghi unica punta e dietro di lui due fantasisti come Rivaldo, appunto, e Rui Costa. Non appena Shevchenko torna con continuità per l’ex Barcellona è tempo di sedersi in panchina.

Dei lampi della sua classe non c’è traccia. Pochissimi, i momenti davvero da ricordare: in campionato segna appena 5 gol, l’ultimo nel febbraio del 2003. In Champions va a bersaglio due volte, su rigore contro la Lokomotiv Mosca e nel 3-1 con cui i rossoneri escono sconfitti dal Real Madrid. Si riscatta solo in Coppa Italia, dove va a bersaglio nella finale di ritorno.
Ben presto finisce nel dimenticatoio, si intristisce e si parla già di cessione a fine stagione. Diventa solo un’arma da usare a gara in corso quando la situazione è disperata, tipo nel finale di Milan-Ajax ai quarti di finale di Champions. Quando è titolare, quindi sempre meno, è un disastro: invece di illuminare si limita a tocchetti orizzontali insipidi e a “passeggiare in campo”, una roba non degna di lui.

Per la finale di Champions non viene nemmeno convocato da Ancelotti, che ne certifica il fallimento. Se ne andrà dalla porta di servizio di lì a pochi mesi, mentre il suo posto nella rosa verrà preso da un altro brasiliano che, invece, entrerà nella storia del Milan: Kakà. Rimarrà di Rivaldo l’immagine di una serata memorabile a San Siro, una serata da vero fenomeno, ma da avversario dei rossoneri. 

2 Comments

  • NoName ha detto:

    “nell’ottobre del 2000 è il Pallone d’Oro in carica. […] Arrivato proprio quell’estate al Barcellona”
    Assolutamente no. Rivaldo arrivò al Barcellona 3 anni prima, estate 1997.

  • NoName ha detto:

    Non trovo il mio commento dopo la moderazione.
    Avete scritto un dato inesatto:
    “nell’ottobre del 2000 è il Pallone d’Oro in carica. […] Arrivato proprio quell’estate al Barcellona”

    Rivaldo arrivò 3 anni prima, nell’estate 1997.

    Potete non pubblicare il mio commento, ma perlomeno correggete l’articolo!

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