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Sarà l’anno di Douglas Costa?

By 4 Settembre 2019

Allegri lo vedeva come un’arma da usare in alcuni frangenti della partita, Sarri invece lo sta coinvolgendo molto nella costruzione della manovra. Il brasiliano è destinato a diventare una delle pedine più preziose dello scacchiere di questa Juventus

Già dalle prime uscite della Juventus, appare evidente come Douglas Costa sia stato messo prepotentemente al centro del progetto, avendo guadagnato la fiducia del nuovo staff tecnico dopo una stagione deludente. Guardando alla partita contro il Napoli, in cui è stato nuovamente tra i migliori come contro il Parma, i due assist e la traversa colpita sono il risultato di più fattori.

Innanzitutto, non è da sottovalutare quello motivazionale. Il giocatore negli ultimi mesi della gestione Allegri non ha fatto mistero di avere un rapporto complicato con l’allenatore livornese, che non lo vedeva titolare ma amava sfruttarne le caratteristiche facendolo entrare a partita in corso. Nell’attacco bianconero 2018/19, con Ronaldo libero di partire largo da sinistra e Mandžukić titolare inamovibile al centro dell’attacco, Allegri si è più spesso affidato a Cuadrado sulla fascia destra o – quando il colombiano non è più stato disponibile a causa del lungo infortunio – ha completato il reparto offensivo con Dybala o Bernardeschi in ruoli raramente prettamente offensivi.

Douglas Costa si è così ritrovato relegato al ruolo di panchinaro di lusso, e i suoi ultimi lampi della stagione passata risalgono alla partita di andata contro l’Ajax, in cui fece tremare gli olandesi in occasione di un paio di ripartenze e colpì un palo su spunto individuale.

(Photo by Lars Baron/Getty Images).

Tutto faceva pensare che Costa avrebbe lasciato la Juventus in caso di permanenza di Allegri, anche se per la società bianconera non sarebbe stato semplice venderlo senza andare in perdita, dopo una stagione con 25 presenze e una sola rete all’attivo, considerando anche che sul piatto della bilancia c’erano una squalifica di quattro giornate per uno sputo a un avversario e un rapporto con i piani alti incrinatosi anche a causa di alcuni episodi extra-campo (ad esempio la partecipazione alla festa di compleanno di Neymar a Parigi pochi giorni dopo aver causato un incidente stradale rientrando a Torino da Milano).

Fin dal momento della nomina del nuovo allenatore, Douglas Costa è stato invece molto chiaro, esprimendosi sia nelle interviste che sui social a favore di Sarri, dichiarando di sentirsi coinvolto nel progetto e pronto a ricominciare. Quasi a voler far pace con il pubblico, ha iniziato a condividere su Instagram i suoi pasti salutari e a rispondere ai commenti dei tifosi dicendo che era in forma e pronto a ricominciare.

Infine ha sorpreso tutti decidendo di accorciarsi le vacanze e iniziare la preparazione con qualche giorno di anticipo. L’ostentazione della ritrovata motivazione e disciplina nella gestione di se stesso, da parte di un giocatore che era stato bollato la stagione precedente come una “mela marcia” a livello comportamentale, sono state il primo segnale positivo all’inizio della stagione 2019/20 e probabilmente sono state anche la conseguenza dei primi scambi tra il numero 11 bianconero e Sarri, arrivato a Torino con la missione di portare uno stile di gioco diverso, in cui Douglas Costa sarebbe stato nuovamente protagonista.

Che il brasiliano fosse capace di incidere da solo sulle sorti di una partita lo si può facilmente ricordare guardando indietro alla seconda metà della stagione 2017/18. Quell’anno, dopo aver trovato spazio non senza fatica in un reparto offensivo ricco di opzioni e giocando alternativamente sulla fascia destra o sinistra, aveva collezionato 6 reti e 12 assist, rendendosi autore di alcune gare capolavoro (per esempio contro il Bologna a Torino, dove spiccò con due assist e diverse giocate individuali da capogiro). Nella costruzione del gioco offensivo, però, Allegri si affidava moltissimo a Dybala e Higuaín, e sembrava vedere Douglas Costa solo come un’arma estemporanea capace di fare male in alcuni frangenti di gara ma non di rappresentare con costanza una fonte di gioco su cui la sua squadra potesse fare affidamento.

Douglas Costa

(Photo by Marco BERTORELLO / AFP).

Da quello che si è visto finora, invece, la costruzione del gioco offensivo della prima Juventus di Sarri si appoggia moltissimo sul brasiliano, forse anche in virtù del suo stato di forma attuale e dei tanti interrogativi che riguardano ancora il centrocampo, con Rabiot e Ramsey non ancora inseriti, il redivivo Khedira schierato inaspettatamente titolare (ma con solo 60 minuti nelle gambe) e un Matuidi che nonostante le voci di mercato sembra voler ancora dire la sua nelle rotazioni.

L’unica certezza per ora sembra il modulo, un 4-3-3 in cui Pjanić è il solo titolare certo a centrocampo e Ronaldo e Douglas Costa si ripartiscono i lati dell’attacco, con il portoghese che ha “scelto” di continuare ad occupare la fascia sinistra con licenza di accentrarsi per colpire a rete, e Douglas Costa schierato sulla destra con compiti che per ora ricordano quelli di un fantasista atipico. Anche se ciò che impressiona di più del brasiliano è la ripartenza in velocità e l’abilità a creare sempre superiorità numerica, nelle prime due partite di campionato lo si è visto anche cercare cambi di gioco sulla fascia opposta, rientrare e cercare il tiro sul sinistro, tenere palla sulla trequarti aspettando la sovrapposizione del terzino sul suo lato. Insomma, gli è stata attribuita una libertà di azione che va al di là di quelli che sono stati i suoi compiti tipici in passato, e il risultato è che le azioni offensive della Juventus attuale sembrano dipendere in gran parte dai suoi piedi.

Ciò che ci si aspetta, però, è che una volta che la squadra riuscirà ad evolvere maggiormente dal punto di vista del sistema di gioco, il centrocampo potrà assorbire alcuni dei compiti di costruzione, senza però privare le punte di una libertà che Sarri ha “promesso” fin dalle prime conferenze stampa, dicendo che nella sua idea di gioco il sistema collettivo va applicato per “portare su” il pallone nei primi 70 metri, e che le iniziative individuali per trovare il gol sono benvenute negli ultimi 30.

 

Douglas Costa in passato ha mostrato di essere più letale in isolamento giocando sulla sinistra (occupava questa casella nel Bayern di Guardiola e nello Shaktar di Lucescu); quest’anno sarà possibile rivederlo in questa situazione solamente in partite in cui Ronaldo sarà assente o schierato al centro dell’attacco. Giocando a sinistra, da mancino Costa sarebbe più letale e preciso negli assist bassi serviti dal fondo verso il centro dell’area (osservando gli assist confezionati contro il Napoli, si può vedere come in entrambe le occasioni il suo passaggio arrivi da sinistra verso il centro). Di contro, partendo da destra il brasiliano potrebbe arrivare più spesso al tiro, servire traversoni per valorizzare le abilità di Ronaldo nel gioco aereo, combinare con un terzino destro che potenzialmente potrebbe anche essere un giocatore dalle caratteristiche molto offensive come Cuadrado.

In attesa di vedere come si integrerà in meccanismi e sistemi di squadra che sono lontani dall’essere ben stabiliti e oliati (è pur sempre inizio settembre), una cosa è certa: Douglas Costa è un giocatore con caratteristiche uniche e può essere decisivo in vari modi, in quanto pochissimi giocatori al mondo possono confrontarsi con la sua velocità e la sua abilità tecnica, soprattutto quando è lanciato in profondità. Integrità fisica permettendo, Douglas Costa è destinato ad essere una pedina fondamentale sullo scacchiere di Sarri e ad oggi, dopo mesi di voci di mercato che facevano presagire grandi rivoluzioni nell’attacco bianconero, sembra essere lui il migliore acquisto della nuova Juventus.

Elena Chiara Mitrani

About Elena Chiara Mitrani

Elena Chiara Mitrani è nata a Milano e vive a Parigi. Ama i libri e il calcio. Ha scritto e scrive - tra gli altri - su Finzioni, Rivista Undici, Crampi Sportivi, Ateralbus.it, Esquire.it.

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