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Savio Nsereko, il calciatore che si rapì da solo

By 8 Settembre 2020

Storia del giocatore ugandese, autoproclamatosi malato di sesso, di vestiti, di macchine di lusso (e debiti), che ha smesso di essere un atleta per inseguire la sua smodata fame di vita

Nel 1926 Agatha Miller si nascose in un albergo di Harrogate, lo Swan Hydropathic Hotel (oggi Old Swan Hotel), nello Yorkshire, dove in genere suo marito Archie Christie incontrava Nancy Neele, sua amante. Agatha sparì per undici giorni, provocando agitazione e indagini, ricerche della polizia, della stampa e persino di volontari, non si sapeva che fine avesse fatto: suicidio? Rapimento? Fuga d’amore? La sua auto, una Morris Cowley, venne ritrovata in fondo a un dirupo di circa trecento metri e si pensò anche a un incidente, solo che lei non c’era.

Quando la scrittrice di gialli più famosa del mondo riapparve non disse niente, il marito aveva parlato alla stampa di amnesie provocate dal dolore per la morte della mamma di Agatha, sta di fatto che poco tempo dopo i coniugi Christie, con grande dolore di Agatha, si separarono e Archie sposò la sua amante. Ci sono, poi, sparizioni meno famose, avvenute molti anni dopo, nel 2012 per esempio, quando arrivò alla famiglia di Nsereko la richiesta di riscatto per il rapimento in Thailandia di Savio Magala, calciatore ugandese con passaporto tedesco tanto da essere considerato, agli Europei under 19 del 2008, il miglior giovane della rassegna.

La polizia e quella thailandese, però, avevano dei sospetti per la richiesta assai bassa (25000 dollari) e perché Savio aveva già chiesto questi soldi senza riceverli, passarono giorni senza che si sapesse che fine avesse fatto, alla fine venne rintracciato a Pattaya – confessò di aver inscenato il sequestro per pagare due prostitute; in Germania fu processato per aver dato false informazioni alla polizia e per frode. Da ragazzo Savio era andato via dall’Uganda per trasferirsi al Monaco 1860 dove mise in evidenza le sue brillanti doti di esterno tecnico e agilissimo, saltava l’uomo con facilità ed era dotato di un ottimo tiro da fuori; lo acquistò il Brescia, si parlava molto del talento di Nsereko, ancor di più dopo il suo debutto in serie B; lo prese il West Ham, che lo girò alla Fiorentina che lo diede al Bologna che lo portò al Monaco 1860 che lo restituì alla Fiorentina che lo spedì al Černomorec Burgas, che lo portò alla Juve Stabia che lo spedì al Valui, una sorta di filastrocca dell’esilio come nella canzone cumulativa Chad Gaya (Un capretto) cantata alla fine del seder di Pesach, ossia la cena che segna l’inizio della Pasqua ebraica – insomma, per esser ancora più chiari, “Alla fiera dell’est” di Branduardi.

(Photo by Thomas Langer/Bongarts/Getty Images for DFB)

Quando fece ritorno al Monaco 1860 Nsereko telefonò al direttore sportivo Stevic, gli raccontò che il fratellastro era stato assassinato a colpi di pistola, non si capiva se per errore o per malavita, una settimana dopo lo ritrovarono a casa della sorella tranquillo e indifferente, non era successo nulla di quello che aveva dichiarato. Sussurri e grida volevano che avesse debiti con la criminalità tedesca per il vizio dell’alcool, del gioco e delle donne; intanto in campo ci andava sempre meno e riprese la filastrocca dell’esilio. Lo spedirono all’Unterhaching che lo appioppò al Viktoria Colonia, che lo consegnò all’Hapoel Akko che lo inviò all’Atyrau che lo smammò al Beroe che lo scatarrò allo Jonava che lo buttò al Vereja che non se ne fece niente e adesso giochicchia, a trentuno anni, nella lega dilettantistica con il BSC Sendling di Monaco di Baviera –  ha attraversato Lituania, Bulgaria, Italia, Germania, Israele, Kazakistan come se nemmeno il destino non sapesse bene cosa fare di lui.

Taglia questa corda.
Liberi le mie mani e i miei piedi
Voglio battere le mani
E cantare per i miei bambini In
modo che possano ballare
Voglio tamburellare sul muro
Con le mie mani
voglio saltare
e ballare …

Il desiderio smodato di affrancarsi di Nsereko è nei versi del più grande poeta ugandese, Okot p ‘Bitek, che dichiara il senso delle mani e dei piedi come azioni che liberano l’esistenza e il calciatore ha distrutto il suo talento senza darsene cura, scendendo di categoria, cambiando paese, smettendo di essere un atleta per inseguire la sua smodata fame di vita, la sua voracità insaziabile; si dichiarava malato di sesso, di vestiti, di macchine di lusso ma anche di debiti. Quando militava nella Juve Stabia un giorno Nsereko, non avendo avuto il permesso della società di allontanarsi, sparì ancora una volta, cerca qua cerca là, dopo circa una settimana si scoprì che era in Inghilterra per pagare debiti di gioco, l’altra sua ossessione, secondo altri invece per amore di una donna con cui spese quasi 200.000 euro (la donna, in realtà, pare fosse una prostituta e le spese furono di alcool, di alberghi e ovviamente di gioco). Presentò un inutile certificato medico. Ormai cambiava squadra ma il campo non lo vedeva quasi mai, esasperando tutti.  

Spada / LaPresse

Voglio unirmi ai
ballerini funebri
Voglio calpestare la terra
con una vendetta
E scuotere le ossa
di mio padre nella sua tomba!

L’irriverenza blasfema di Nsereko che travolge padre, madre, fidanzata, fratelli ha seppellito anche lui stesso tra assenze, serie minori, panchina, solitudine, fitti casa non pagati, orologio rubato al compagno di squadra (Salvatore Amirante, del Viktoria Colonia); il calcio diventa una cosa lontana, rimpicciolisce fino a farsi invisibile; le sue sparizioni erano una pantomima a cui non credeva più nessuno, eppure a Nsereko non importava, e non importa, scendere di categoria, andare a giocare tra i dilettanti, essere un reietto, uno che non ha mantenuto nulla di quello che aveva annunciato; in alcune squadre è rimasto solo alcuni mesi, come il Pipinsried, formazione della quarta serie tedesca, prima di essere cacciato; le sue sparizioni, allora, sono zig zag tra la vita e la vita, le sue apparizioni sono quelle di un comico al tramonto; Nsereko ha preferito essere deriso e allontanato, perdere piuttosto che acquistare, essere cancellato e non ammirato, perché ci sono uomini che hanno soltanto un modo per vendicarsi del loro talento: ignorarlo.  

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