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Sessant’anni di figurine Panini

By 31 Gennaio 2021

L’eterna giovinezza di un mito collettivo chiamato “figu”

“Zitto tu che non stai nemmeno nelle figurine dei calciatori!”. Così Carlo Mazzone al termine di un incandescente Ascoli-Roma (0-0, 26 aprile 1981) gelò il ventunenne attaccante giallorosso Luca Birigozzi che stava battibeccando con lui (per la cronaca, poi Sor Carletto si scusò). Aldilà del diverbio tra i due, “stare nelle figurine”  – s’intende Panini – era il segnale del riconoscimento e della riconoscibilità per il giocatore. Il rettangolino colorato, con il proprio volto e i dati anagrafici, rappresentava l’ambizione di chiunque sognasse di diventare calciatore, oltre che motivo di orgoglio. Il non averla, si portava dietro tutte le conseguenze del caso.

Luca Birigozzi, chi era costui? Altri tempi, questo va detto. Epoche in cui la raccolta “Calciatori” disponeva di due pagine per ogni squadra di Serie A e quindi, spazi contingentati per le singole pose. Chi non meritava o non aveva i requisiti richiesti, rimaneva fuori con sentenza inappellabile. Giudizi netti, dati senza guardare in faccia a nessuno: l’album 2000-01 uscì addirittura privo della figurina del “Fenomeno” Ronaldo (Inter), tradito dal suo ginocchio e quindi out per tutta la stagione.

Lo stesso era accaduto anni prima (raccolta 1995-96) con l’allora sampdoriano Walter Zenga, anche lui lungodegente per un grave infortunio patito in estate. L’Uomo Ragno non la prese bene e s’incazzò fragorosamente paventando il reato di lesa maestà. Oggi tutto questo non accade più, anche perché da almeno venti anni l’album Panini ha raddoppiato pagine e numero di figurine, con aggiornamenti in tempo reale. Nella raccolta c’è spazio per tutti, comprese le novità del mercato di gennaio che spesso si portano dietro vere e proprie bombe come accaduto con Ibrahimovic al Milan un anno fa, ma Ibra è solo l’ultimo della serie.

 

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

L’album dei Calciatori Panini, dunque. Un sogno collettivo di intere generazioni di tifosi, appassionati, innamorati del pallone. Il “celo-manca” come gioiosa litania degli scambi nella speranza di completare l’album e che ispira il titolo di un ganzissimo romanzo di Luigi Garlando.

Le figurine come strumento didattico, ma anche come “oggetto” di nuovi giochi: dal muretto al “tocchino” o “schiaffetto”, fino alle formazioni fantastiche catalogando nomi, pose, barbe e capelli. Un sogno meraviglioso, che non si è mai interrotto. Un sogno reso possibile da una famiglia di Modena, quella dei fratelli Panini: Giuseppe, Umberto, Benito e Franco Cosimo – e con loro, la madre Olga – che scommisero sulle figurine dopo aver distribuito quasi per gioco quelle invendute (e senza album) delle Edizioni Nannina del campionato 60-61. Il mercato delle “fifi” (figurine nel dialetto modenese), questo sconosciuto. Tre milioni di bustine in pochi mesi. Mica male. Buttiamoci dentro, dissero i Panini, per una di quelle avventure imprenditoriali, straordinarie e coraggiose, dell’Italia genuina del Novecento. Un’impresa che ha raggiunto numeri stratosferici. “A metterle in fila una dopo l’altra – scrive Leo Turrini nel suo “Panini” pubblicato nel settembre scorso –  le figurine pensate e prodotte dalla famiglia Panini arrivano dalla Terra alla Luna, grossomodo 384.000 chilometri, e ne avanzerebbero ancora, tante da completare anche il viaggio di ritorno”.

Una caricatura dei fratelli Panini.

Sessanta anni di “Calciatori”, quindi, con l’edizione 2021 da poco presentata da Antonio Allegra, capo del mercato Italia. Un sogno che continua. Un’evoluzione costante. Bruno Bolchi, detto Maciste fu la prima figurina, grazie ad un fotolitista di Parma, tale Badolati che trasformò la sua foto in bianco e nero in una meravigliosa immagine a colori. Si può fare, allora. La partenza con la stagione 61-62 con i soli calciatori della Serie A (ma con omaggio al Grande Torino). Poi dal 1963-64 spazio ai Cadetti e dal 1967 ecco pure la Serie C. La “Fifimatic” – inventata da Umberto – come magico marchingegno per trasformare il foglio unico con tutte le figurine in bustine, dopo averle tagliate e mescolate.

La coccoina, poi la “cellina”, quindi l’autoadesivo (1972-73) per appiccicare ogni figurina nell’album, ciascuna nella propria casella. La rovesciata di Parola che dal 1965-66 compare per la prima volta in una copertina e da lì in poi diventa il marchio dei “Calciatori” conosciuto in tutto il mondo. I formati diversi delle fifi, le pose, i dati statistici, le sezioni speciali. La “valida” e la “bisvalida” per concorsi a premi da urlo (che continuano anche oggi). Ed ancora: le invenzioni pittoriche, le magie a colpi di pennello e i piccoli trucchi per garantire la completezza delle raccolte, e soddisfare così i collezionisti con raccolte sempre più ricche e aggiornate. Ci sono anche gli errori, pochi e che fanno clamore, perché Panini è da sempre sinonimo di infallibilità per la massima cura e attenzione che mette nelle sue creature.

Sessanta anni di Calciatori, decine di migliaia di figurine. Uno scrigno di infiniti tesori. E noi adesso, tiriamo fuori alcune perle preziose e curiose.

La bisvaldina

 

Pizzaballa e il vero “Gronchi Rosa”

Partiamo dall’introvabile Pizzaballa, portiere dell’Atalanta stagione 1963-64. Una latitanza sospetta che ha fatto disperare molti collezionisti (più del Nord che del Sud). Fonti attendibili riferiscono della mancanza della sua immagine nella prima stampa delle figurine, inserita quindi in un secondo momento. Leo Turrini, nel libro citato, la racconta diversamente, riportando tra l’altro un virgolettato dello stesso Pizzaballa: “Hanno detto che sarei arrivato in ritardo ad un allenamento, quello in cui era presente il fotografo mandato dalla Panini. Ma non era vero”.

Ricordato doverosamente il buon “Pizza”, il caso eclatante è un altro, verificatosi due anni dopo è che può essere definito il “Gronchi Rosa” della Panini. Porta il nome di Egidio Salvi, attaccante bonsai del Brescia, 21 anni e già da un paio di stagioni con le “Rondinelle”, società in cui è cresciuto. Ebbene, per l’edizione 1965-66 la Panini stampa la sua figurina. Tutto normale, se non fosse che l’album non prevede la casella dove attaccarla. Ma intanto Salvi è già finito in diverse bustine prima del ritiro dal mercato, tanto da diventare una rarità.

 

Voglia di tricolore

Nel secondo album Panini, stagione 62-63, dopo la Serie A, si apre un’ampia sezione dedicata alle Vecchie glorie. Si tratta di una “Rassegna dei grandi campioni del passato che maggiormente hanno onorato il calcio italiano nel mondo”. Una settantina di figurine, tutte ritoccate cromaticamente, in cui i giocatori compaiono in maglia azzurra. Tra questi molti protagonisti degli anni Venti e delle squadre mondiali del ’34 e del ‘38. Il modello, a girocollo, è uguale per tutti, scudetto tricolore compreso, che però comparve sulle maglie della Nazionale soltanto nel 1947.

 

 

Il doppio Pruzzo e altre gioie per collezionisti

Nomi di battesimo errati, dati statistici da rivedere, inversioni tra foto e cognomi (come nel caso Barbieri-Rogora, Padova Serie B, 1963-64): sbavature che in epoche pioneristiche ci potevano stare. E’ capitato anche di mettere il viso di uno con i dati di un altro (Gildo Rizzato, Spal 1967-68 ha il volto imberbe di Ezio Vendrame). Più clamore fece la doppia figurina di Roberto Pruzzo (Genoa 75-76). Doppia perché la Panini ne stampò due. La prima, sbagliata, conteneva il faccione baffuto del terzino Sergio Rossetti che rimase in circolazione fino a quando non ci si accorse dell’errore. La Panini, a quel punto, corse ai ripari con la distribuzione della seconda figurina, quella giusta con il vero Pruzzo, e il ritiro dell’altra, diventata un’altra piccola pepita (per la gioia dei collezionisti).

 

Figurina numero 299: Mario Giubertoni

Album 76-77: i calciatori sono immortalati anche in azione per una figurina di assoluto fascino. Succede che manchi un giorno alla stampa e la foto di Mario Giubertoni, terzino ex Inter passato in estate al Verona, ancora non ci sia. Si è fatto male il neo gialloblù, con tanto di gesso alla gamba destra. Ma ormai non può essere sostituito nella raccolta che, al numero 299, prevede la sua casella. “Andammo a Verona l’ultimo giorno utile – ricorda l’aneddoto Alberto Sabattini, per anni fotografo per la Panini – A Giubertoni fu fatto togliere il gesso, ma arrivati al Bentegodi, il campo era coperto dai teloni per una nevicata notturna. Gli inservienti a quel punto liberarono uno spicchio di campo, l’ex Inter vestito di tutto punto si mise in posa, facendo finta di calciare con il sinistro. Foto fatte, pericolo scampato”. E così Giubertoni entrò a far parte dell’album, con la gamba destra ridotta per il tono muscolare ancora da recuperare e un pezzetto di telo che fa capolino laggiù in fondo.

 

Giochi di fantasia e magie a colpi di pennello 

Il mercato di riparazione, quello che un tempo si teneva tra ottobre e novembre, ha spesso tenuto in apprensione i curatori dell’album stretti tra l’esigenza di non “bucare” la notizia per non compromettere la completezza e l’aggiornamento della raccolta e i tempi stretti, perché le bustine di figurine per Natale dovevano essere in edicola. E, allora, in caso di necessità, ecco la virtù. Con guizzi di fantasia e colpi di pennello. Nell’autunno del 1977 Giorgio Braglia passa dal Milan al Foggia. Nessun problema per la figurina: cornice del Foggia al barbuto Braglia che indossa ancora la maglia del Milan. Ma il colpo di genio si ha con Ernesto Castano, che nel novembre ’70 si trasferisce al Vicenza dopo una vita alla Juventus. Non c’è la sua foto e allora si gira a specchio quella dell’anno prima, si colorano di rosso le strisce e si aggiunge la “R” di Lanerossi sul petto. Peccato che dietro si veda ancora il Comunale di Torino.

 

I dodicesimi in posa: ciak ci si tuffa

E quando le figurine prevedono il calciatore in azione (72-73 e 76-77), per il secondo portiere che non gioca mai, si mette male. Figuriamoci per il fotografo. E allora si inventano plastici tuffi in uno stadio vuoto (Nardin, Napoli 72-73). Si immortalano momenti del training settimanale (Reginato, Cagliari 72-73). Si ferma l’immagine nell’atto di rilanciare il pallone con le mani davanti al pubblico delle grandi occasioni, ma con l’inseparabile tuta-pigiamone a sancire la finzione (Alessandrelli, Juventus 76-77). E poi c’è chi blocca la palla al petto, in perfetta divisa da gioco. Ma accanto c’è il solito telone a svelare l’arcano della messa in posa. Caro Porrino, puoi toglierti i baffi, ti abbiamo scoperto. 

 

Questione di look

Oggi certe figurine sarebbero impensabili. Per tutti. Fotografi, editori, redattori. Ma soprattutto per i protagonisti. Ecco una rassegna di locations improbabili e outfit da brivido: Fabio Capello e le piastrelle dello spogliatoio (Roma, 67-68); Franco Casone in mezzo ad un sentiero innevato (Milan, 70-71); Stanislao Bozzi, infreddolito tra neve e palazzi (Torino, 70-71); Lucio Dragoni in fondo alle scale del sottopassaggio (Cesena, 74-75) per la sua prima ed unica Panini; Dino Spadetto (Sampdoria 70-71), fotografato alle 5 e 10 del pomeriggio, come si vede dall’orologio alle sue spalle; Carlo Muraro invece ce l’ha al polso (Inter, 78-79). E ancora: la papalina di Gianfranco Di Salvatore (Brindisi, 75-76),  il pigiama di Marcello Tentorio (Catania, 70-71) e i pedalini di Adriano Bardin (LR Vicenza, 69-70).

 

 Si ringrazia la Panini per la concessione delle figurine.

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