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Shaka Hislop, il portiere che vuole andare su Marte

By 4 Ottobre 2020

Dopo aver sfiorato i Mondiali con la maglia dell’Inghilterra e averli giocati con quella di Trinidad e Tobago, Hislop vorrebbe mettere a frutto la sua laurea in Ingegneria meccanica,  il suo master alla Howard University di Washington e lo stage alla Nasa

Nel febbraio del 1998 l’Inghilterra affrontò il Cile in amichevole a Wembley (0-2, doppietta di Salas). “Hoddle mi chiamò come riserva di Martyn. Fu una grande emozione. In quel momento mi sembrò di coronare il sogno di una vita”. Fu però, appunto, solo un sogno, perché Shaka Hislop, allora 29enne, in campo non entrò mai. All’epoca un po’ ci sarà rimasto male, ma lo stato d’animo peggiorò qualche mese dopo, quando lo stesso Hoddle decise che per i mondiali di Francia, sarebbero stati Martyn e Flowers ad accompagnare l’intoccabile Seaman.

La parabola del sedotto e abbandonato in questo caso ha un virtuoso rovescio della medaglia: la condizione da illibato nella nazionale di Albione gli valse una Coppa del Mondo. “Mai avrei immaginato otto anni dopo di giocare un mondiale per Trinidad e Tobabo, ma soprattutto di prendere parte, con il numero uno sulla schiena, alla sfida contro la mia Inghilterra”. Gli effetti della globalizzazione catapultarono Hislop in una nuova realtà. Trinidad e Tobago, dopo aver sfiorato un posto nell’iride ai tempi di Italia 90 (perse lo spareggio con gli Usa), riuscì nell’impresa di strappare un viaggio premio per la Germania sedici anni dopo.

(Photo by Alex Livesey/Getty Images)

L’allora ct Saint Clair Bertille decise di rafforzare la squadra con atleti britannici originari dell’isola caraibica, e Hislop, assieme a Cox, Edwards, John Stern e Kenwyne Jones, fece parte della truppa che portò sangue fresco e piedi educati alle ambizioni della cenerentola dei mondiali. Non furono momenti di pura gloria: Trinidad strappò uno strepitoso pari contro la Svezia di Ibrahimovic, ma capitolò con Paraguay e Inghilterra. Difese comunque la maglia con onore, mettendo in luce qualche sprazzo di bel gioco grazie anche ai dettami del tecnico last-minute Leo Beenhakker.

Dal torneo tedesco sono trascorsi 14 anni e Hislop in carriera ha vestito nella Premiership le casacche di Reading, Newcastle, West Ham e Portsmouth. Da qualche tempo commenta il “soccer” per la Espn americana. Il suo volto è noto agli americani, ma la tv inizia a stargli un po’ stretta. Vorrebbe far fruttare la laurea in ingegneria meccanica. “Sono stato per qualche mese alla Nasa, dove ho sostenuto uno stage – racconta – non ho né l’età e neppure le velleità per diventare un astronauta, ma ammetto che mi piacerebbe prendere parte a qualche progetto importante. Seppur da terra sogno di contribuire alla prima missione dell’uomo su Marte”.

Le credenziali Hislop sembra averle proprio tutte: dopo la laurea ha ottenuto un master alla Howard University di Washington. Qualcosa in più di un semplice pezzo di carta, ma un vero e proprio lasciapassare per il mondo delle stelle. Potrebbe essere la Nasa, ma l’ex portiere di Trinidad guarda oltre e alimenta contatti. Prende in prestito dati scientifici, senza farsi condizionare dalle atmosfere del The Martian di Ridley Scott. Dove per sopravvivere su Marte, o aiutare qualcuno costretto a farlo, bisogna saperne di botanica, chimica, fisica, astrofisica. Bisogna aver letto Iron Man, visto Il signore degli anelli, credere un po’ in Dio, o in tanti altri dei, ballare la disco Anni Settanta e costruire bombe a partire dallo zucchero.

(Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

“Serve essere intelligenti, preveggenti, calcolatori, parsimoniosi, di ottimo umore e abbastanza forti da reggersi a un cavo di 40 metri oltre l’atmosfera di Marte, anche se è preferibile rimanere con i piedi per terra – sostiene Hislop – Ho avuto di recente un colloquio con l’agenzia spaziale degli Emirati Arabi. Il loro obiettivo è quello di sviluppare il settore che prevede il training per gli astronauti, e il lancio di un programma globale scientifico e di ricerca”. Il costo dell’operazione si aggira intorno ai 25 miliardi di dollari, una cifra, è davvero il caso di dirlo, astronomica, e Hislop si è messo a disposizione.

Lo spazio è il futuro, ma la quotidianità continua a essere il pallone. Per Espn commenta la Premier e sulla crisi, ormai decennale, dei portieri inglesi vuole dire la sua: “Forse gli stranieri hanno in parte soffocato le ambizioni dei giovani, ma alla fine se hai talento riesci a emergere. Oggi con Pickford ed Henderson l’Inghilterra è in buone mani, per il futuro mi sento di garantire su Aaron Ramsdale dello Sheffield United. Sarà più facile vedere lui con i tre leoni cuciti sul petto, che il sottoscritto su Marte”.

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