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Simone Inzaghi e quel poker in Champions

By 20 Ottobre 2020

Simone Inzaghi torna da allenatore nella massima competizione continentale, dove vent’anni fa è riuscito in un’impresa unica: segnare quattro gol in una sola partita, contro l’Olympique Marsiglia, sbagliando persino un rigore

Stasera Simone Inzaghi respirerà di nuovo l’aria della Champions League. Lo farà a quasi 17 anni dall’ultima volta, dall’ultima presenza da calciatore nella massima competizione europea, il 3 dicembre del 2003 contro lo Sparta Praga: anche allora per la Lazio, di cui è il capocannoniere nella storia delle competizioni continentali con 20 gol. Di queste reti, quattro sono state realizzate in un’unica partita contro l’Olympique Marsiglia il 14 marzo 2000: un’impresa mai più riuscita a nessun giocatore italiano, nemmeno da suo fratello Filippo, che è il capocannoniere azzurro in Europa, fermatosi al massimo a una tripletta (anche se in tre occasioni).

 

In mezzo alle difficoltà

Che anno, quel 2000, per la Lazio: scudetto, poi arriveranno anche la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Certo, la sera del 14 marzo, la situazione è quantomai ingarbugliata, visto che in campionato c’è la Juventus in fuga a +6 sui biancocelesti in testa alla classifica e in Champions la partita contro l’OM è una sorta di ultima spiaggia per qualificarsi al turno successivo. Infatti dopo quattro giornate della seconda fase a gruppi di Champions (ma ve lo ricordate quando c’era ancora questa formula invece degli ottavi di finale?) la classifica dice Chelsea e Feyenoord 7 punti, Lazio 5 e Marsiglia 3. Solo le prime due andranno ai quarti di finale e insomma, i biancocelesti hanno anche bisogno di aiuti dagli altri campi visto che con il Feyenoord hanno già perso e pareggiato, nell’ottica dello scontro diretto.

L’ambiente è sulla graticola, anche se il patron Sergio Cragnotti sparge ottimismo. In realtà pare ci sia già stato un abboccamento con Arrigo Sacchi per il dopo-Eriksson. L’allenatore svedese, infatti, sembra finito nell’ennesimo loop del “gioca bene, ma non vince mai”. Nemmeno i tifosi ci credono troppo, tanto che la società ha deciso di praticare una sorta di “due per uno”, comprando un biglietto per la partita contro l’OM c’è anche l’opzione di assistere gratuitamente alle successive gare di campionato contro Perugia o Venezia. Gli spettatori all’Olimpico alla fine saranno meno di 30mila.

In quella stagione di sublimazione del 4-5-1, comunque, Eriksson va con due punte vere: Alen Boksic, alla seconda esperienza biancoceleste, e Simone Inzaghi. Marcelo Salas è infortunato, ma a prescindere da questo “Inzaghino” nel corso dei mesi ha scalato le gerarchie in un reparto che può contare anche su Roberto Mancini e Fabrizio Ravanelli, stagionati sì, ma capaci ancora di incidere, specialmente il primo. Il centrocampo, rivisto anche oggi, mette impressione per il misto di corsa, quantità e qualità: manca Veron, ma ci sono Sergio Conceiçao, Stankovic, Simeone e Nedved. Portiere e linea difensiva standard: Marchegiani, poi Negro-Nesta-Mihajlovic-Pancaro.

“Inzaghino”, dunque, per distinguerlo dal fratello Pippo, che sta portando in quei mesi la Juve in vetta alla classifica a suon di gol: anche “bullizzando” in un certo senso il povero Alessandro Del Piero, che non riesce proprio a segnare su azione anche quando il compagno di reparto potrebbe lasciargli una facile opportunità come nel 4-0 bianconero a Venezia. Simone è arrivato alla Lazio dal Piacenza, dove nella stagione precedente aveva trascinato gli emiliani alla salvezza con ben 15 reti. Non è nemmeno costato pochissimo al club biancoceleste: 30 miliardi di lire, ma son soldi ben spesi perché almeno in Champions ha già timbrato tre volte e in campionato, preso in mezzo dal turnover, altre cinque. A Roma, insomma, si sta trovando bene, e non solo perché è fidanzato proprio con una soubrette proprio della Capitale come Alessia Marcuzzi. 

 

Come Van Basten


Nel Marsiglia quella sera gioca un ex laziale arrivato con l’epitome del “Piccolo Buddha” e disperso in un mare di contraddizioni. È Ivan De la Peña, faro del centrocampo dell’OM che schiera a sinistra un futuro interista come Stephane Dalmat. Non una grandissima squadra, visto che rischierà addirittura la retrocessione in Ligue 1, salvandosi per un pelo, anzi per un punto.

Lo si nota dal modo sconclusionato in cui prende i primi due gol, con la difesa altissima e incapace di mettere in fuorigioco Inzaghi. L’1-0 è un gentile omaggio di Nedved, che mette Simone davanti al portiere e il centravanti non sbaglia. Il raddoppio sembra un’azione da videogioco, ma quando il livello è impostato su quello più facile: in tre passaggi la Lazio va in porta con Negro, Sergio Conceiçao e, appunto, Inzaghi, che a centro-area ha tutto il tempo di controllare, guardare il portiere e superarlo con un rasoterra.

Conceiçao, poi, è in una di quelle sere in cui dimostra davvero di essere una delle migliori ali destre del continente: certo, le marcature sono blande e usiamo un eufemismo. Dai suoi piedi inizia anche l’azione del 3-0, con pallone che va da un lato all’altro della difesa francese senza incontrare resistenza finché Boksic non esplode un sinistro al volo: il portiere Porato, che ha in comune col collega campione del mondo Fabien Barthez solo la pelata, non respinge bene e lì c’è Inzaghi, che al 38’ minuto ha già segnato una tripletta.
La partita in sostanza è già archiviata all’intervallo, ma c’è tempo per arrotondare. Prima però l’OM accorcia le distanze con Leroy di testa su punizione di De la Peña. L’uragano Inzaghi, con la maglia da Champions della Lazio in quella stagione e cioè a strisce verticali bianco-celesti come l’Argentina, non ha intenzione di fermarsi, in compenso. L’ennesima difesa agghiacciante dei marsigliesi porta Abardonado (un cognome un programma) ad abbracciare Simone in area, e non per fargli i complimenti. Rigore solare che spetta al diretto interessato: sfortunatamente per lui il tiro è respinto da Porato e il poker personale sfuma.

Grazia Neri/ALLSPORT

Poco male, perché al 71’ “Inzaghino” si rifà alla grande: cross di Nedved da sinistra che taglia l’area, contro-cross di Conceiçao smorzato dalla difesa e tocco sottomisura del numero 21. Apoteosi per lui e Lazio che arrotonda con Boksic, che sfrutta un’uscita a vuoto del portiere.

Vittoria comoda per la Lazio, quindi, che andrà a qualificarsi per i quarti di Champions League dopo il mezzo suicidio del Feyenoord che perde quella sera contro il Chelsea in casa e pareggerà l’ultima contro l’OM, mentre la Lazio sbancherà Stamford Bridge (gol di Inzaghi, e chi altrimenti?, e Mihajlovic) e passerà il turno addirittura da prima del girone, prima di venire schiantata ai quarti di finale dal Valencia di Hector Cuper.

Per “Inzaghino”, che sarà vice-capocannoniere della manifestazione con 9 reti, voto 8,5 sulla Gazzetta dello Sport: “Quattro gol, facili finchè si vuole, ma lui è sempre lì, in agguato senza mai finire in fuorigioco. Giocatore modernissimo. Mezzo voto in meno per il rigore sbagliato”, è il giudizio. Si rimarca anche la somiglianza nello stile di gioco che accomuna i due Inzaghi: “Filippo e Simone: due fratelli punte di diamante contemporaneamente della prima e della seconda squadra italiana. Non s’era mai visto e sarà ricordato negli annali del calcio. Se mai sono esistiti gemelli del gol, eccoveli davanti. Capelli, faccia, istinto del rapace, malizia, senso della posizione, apparente fortuna: sono bellissimi replicanti dell’area di rigore. Simone è un po’ più alto e fisicamente forte, Filippo più veloce e razzente, ma sembrano sfumature: negli occhi di chi guarda c’ è un unico marchio di fabbrica”.

LaPresse

Il tutto mentre nel frattempo Simone viene squalificato per una giornata dopo una rissa a fine partita nella giornata precedente di campionato, Lazio-Inter. “Per me è incomprensibile, non avevo fatto nulla, sono molto sorpreso”, si lamenta Inzaghi. E poi sulla quaterna al Marsiglia: “Una bella sensazione. Provo molta gioia e un pizzico di dispiacere perché potevo fare cinque gol. Ma ho sbagliato il rigore e poi nel finale una occasione molto facile. Però ero stanco e non avevo più la giusta lucidità, peccato non aver potuto migliorare Van Basten”.

Già, Van Basten. Prima di quella sera solo l’olandese aveva segnato quattro gol in un’unica partita di Champions League, almeno con la nuova formula, come Simone Inzaghi. Quella del 1992 con la maglia del Milan contro il Goteborg compresa la standing ovation dello stadio dopo la sforbiciata dal limite dell’area del 3-0. Un’impresa davvero da ricordare visto che nessun altro italiano ci riuscirà: solo un uomo, chiamiamolo così anche se potremmo considerarlo un marziano, e cioè Leo Messi, arriverà a realizzare cinque reti in una partita.
Stasera, da tecnico della Lazio, Simone Inzaghi si siederà in panchina per assaporare di nuovo le vecchie e piacevoli sensazioni. Si affiderà come al solito al suo attaccante di riferimento, Ciro Immobile, che in carriera in Champions ha segnato quattro gol, tutte con la maglia proprio del Borussia Dortmund. Quattro, come quelle realizzate una sera di marzo di vent’anni fa dal suo attuale allenatore in una partita sola.

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