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Simy si è preso Crotone

By 2 Novembre 2019

Il nigeriano era stato cercato da molte squadre, anche in Serie A, ma alla fine ha deciso di rimanere a Crotone, dove ormai ha messo radici. E con i suoi gol sta trascinando i calabresi verso la promozione

La storia di Simeon Tochukwu Nwankwo, per (quasi) tutti Simy, a Crotone è quella di un calciatore che fa della propria normalità l’arma più potente, paladino di un sentimento che appare ormai lontano dalle dinamiche di un calcio sempre più slegato dal popolo. Un sentimento, ed è importante precisarlo, di appartenenza più che di integrazione.

Un’appartenenza che Simy ha voluto ribadire più volte a inizio del nuovo campionato cadetto, sottolineandola anche ai microfoni di Dazn: «Per me Crotone è una seconda casa, qui tutti mi vogliono bene, io e la mia famiglia ci troviamo bene. Quando le cose vanno bene, in un posto bello come Crotone, non è facile cambiare».

Eppure, Nwankwo Simy poteva cambiare: nel gennaio del 2018 e in quello del 2019 quando i cinesi suonarono allo Scida; nell’ultima estate quando il suo nome è stato accostato addirittura alla Lazio per sostituire Caicedo nel ruolo di vice Immobile o come possibile pedina di prestito alla succursale e ambiziosa Salernitana del patron Lotito.

Foto LaPresse/Sandro Rizzo

Simy ha risposto sempre negativo: «non è facile cambiare quando le cose vanno bene». E solo una volta scaduto il proprio contratto si è presentato con il suo agente Chinedu Amadi al tavolo del presidente Vrenna: rinnovo fino al 2022, quando il nigeriano avrà 30 anni e potenzialmente avrà concluso la propria sesta stagione a Crotone.

Giunto nell’indifferenza generale nell’estate del 2016, Simy proveniva dalla Segunda Liga portoghese dove si era laureato capocannoniere del torneo con 20 reti nelle fila del modesto Gil Vicente e dove veniva chiamato Simmy. La sua esperienza in Italia si distingue principalmente in due fasi, ante Juventus e post Juventus.

È il 18 aprile 2018. Trotta svirgola di mezza rovesciata dal limite dell’area di rigore, il pallone giunge lentamente a Simy, Benatia e Rugani provano a contrastarlo, il nigeriano è accartocciato su sé stesso in un’innaturale torsione volante. È la fotocopia sgualcita del capolavoro di Cristiano Ronaldo compiuto allo Stadium solo due settimane prima. È il giro a vuoto del laccio cascato dallo scarpino destro di dio. È sgraziato. Niente da fare per Szczęsny.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images).

Simy, che prima di quel gol veniva chiamato Aristoteles come l’attaccante della Longoborda di Oronzo Canà, viene ribattezzato addirittura Simyaldo: il Crotone pareggia 1-1 con la Juventus e tiene viva non solo la propria lotta salvezza, ma riapre anche quella scudetto con il Napoli a meno quattro dai bianconeri. La settimana dopo, il gol di Koulibaly nello Stadium all’ultimo secondo spedisce l’azzurro in cielo a un solo punto dalla vetta. Sarà un bluff. Per il Napoli, per il Crotone. Gli Squali retrocederanno proprio sul campo del San Paolo perdendo 2-1.

Ma quel gol ha cambiato la carriera e forse la vita di Simy. Prima di quella partita, il nigeriano è stato una pedina da usare principalmente a gara in corso come testimoniano tutti e quattro i gol giunti dalla panchina durante la sua prima stagione, due dei quali decisivi per l’incredibile rimonta salvezza condotta da Davide Nicola.

Il volo contro la Vecchia Signora, lo ha invece proiettato in pianta stabile nell’undici titolare di Walter Zenga, rendendosi protagonista di 6 gol nelle ultime 8 partite. Reti che non hanno comunque permesso al Crotone di salvarsi, ma che hanno consegnato Simy nei cuori dei tifosi rossoblù e hanno accesso dei piccoli riflettori su un calciatore antidivo che sembra disegnato con le leggi della controfosica.

Alto 198 centimetri con un fisico da maratoneta, Simy è infatti un atleta che non sembra possedere ragione d’esistere per gli standard del calcio moderno. Corre dinoccolato con leve lunghi e sottili, è privo di scatto muscolare, non eccelle nel tiro, è alto ma non ha senso dello stacco aereo, non a caso preferisce giocare maggiormente con passaggi corti anziché imbastire duelli volanti. I suoi gol nel biennio 2016-2018, inoltre, sono stato frutto più dell’istinto – colpi di prima, raramente di testa – che della tecnica.

(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images).

Ma giocare in Italia, in un contesto di squadra e di campionato comunque più competitivo rispetto al Portogallo, ha permesso a Simy di migliorare vistosamente. I numeri mostrano, infatti, un incremento sensibile delle statistiche principali per un giocatore offensivo con le sue caratteristiche. Sono aumentati assist, gol e minutaggio, i duelli aerei vinti a partita (da 0.9 a 2.4), i passaggi chiave sono raddoppiati così come i tiri effettuati a partita, la cui precisione è passata dal 25% al 46%.

Prestazioni che gli sono valse nell’estate del 2018, la convocazione in Nazionale da parte del ct Gernot Rohr per disputare i Mondiali in Russia. In piena essenza Simy, l’attaccante ha giocato cinque minuti in due sconfitte con Croazia e Argentina. A settembre dell’anno scorso contro la Liberia ha disputato l’unica partita vinta con la maglia delle Aquile. Ha segnato, non è stato più convocato.

Molto probabilmente, oggi, Simy avrebbe la maturità e una personalità più definita per giocare in molte squadre di Serie A, sia da titolare sia da comprimario: è un attaccante, infatti, decisamente più completo rispetto a tre estati fa. Nell’ultimo campionato di Serie B, all’interno di una stagione travagliata conclusa con la solita salvezza al rush finale, ha segnato 14 gol (10 nel girone di ritorno) in 33 partite aggiungendo 5 assist che testimoniano le doti associative di un attaccante tecnicamente anomalo nel panorama del professionismo italiano.

Foto Francesco Mazzitello/LaPresse.

Ma «è difficile andare via da un posto in cui ti trovi bene». E Simy ci sta. Nel 352 impostato da Stroppa è stato finora affiancato da Messias, in attesa che Maxi Lopez trovi la miglior condizione fisica; alle sue spalle, invece, ci sono ancora Cordaz, Barberis, Festa e Nalini come testimoni di quella clamorosa salvezza nel 2017.

Nelle prime 10 partite di Serie B, Simy è partito sempre titolare, ha segnato 7 gol e fornito un assist, ai quali si aggiunge la rete nella vittoria per 4-3 sull’Arezzo in Coppa Italia. Oltre i meri numeri (non era partito mai così bene nei tre anni precedenti), Simy è migliorato nell’utilizzo del proprio corpo e nell’esecuzione dei fondamentali, anche se resta straniante osservarlo in campo e basterebbe guardare come ha inaugurato le marcature su rigore contro lo Spezia durante la prima giornata. Poi, però, nella contraddizione di tutto che è Simy, in quella stessa partita bisognerebbe ammirare come ha piazzato il pallone del raddoppio nell’angolo lontano, da fermo, aprendo chirurgicamente il piatto destro.

Attualmente il Crotone si è attestato tra le primissime posizioni della classifica, confermandosi come uno dei club  favoriti per la promozione, guidata da un giocatore che a Crotone sta lasciando una propria impronta. Simy si è infatti costruito, lottando, un ruolo da protagonista e lo vive in maniera normale, con naturale umanità.

(Photo by Getty Images/Getty Images).

Dopo la partita contro l’Entella ha dedicato la doppietta Sergio Mascheroni (preparatore atletico del club scomparso in settimana) dichiarando ai microfoni di Dazn: «è stata una settimana difficile, quindi c’è molto poco da dire. Testa bassa e continuiamo a fare questo lavoro: sarà tutto dedicato a Sergio Mascheroni. Non mi sento di aggiungere altro».

Su instagram pubblica foto con la moglie e la figlia, condividendo video di iniziative solidari per i villaggi della sua Nigeria; dopo gli allenamenti è solito fermarsi con il gruppo degli anziani tifosi che si appostano vicino al campo; durante il primo giorno della campagna abbonamenti si è presentato in piazza e ha offerto la colazione ai tifosi in fila.

Sono immagini che fanno pace con un calcio che deve riacquistare un carattere più popolare, inteso del popolo, cioè del tifo. E anche se probabilmente Simy ascolterà e apprezzerà la musica afrobeat tipica della Nigeria, di sicuro avrà sentito parlare di Rino Gaetano e avrà capito quel carattere popolare del Sud, di Crotone e dei suoi tifosi che per lui sono diventati “semplicemente” una seconda casa.

Francesco Saverio Simonetti

About Francesco Saverio Simonetti

Nasce in provincia di Caserta nel 1993, vive in provincia di Milano dal 1998. Laureato in Editoria, collabora per The Vision, ascolta Rino Gaetano, legge Giovanni Arpino, è spesso infortunato quindi scrive.

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