Feed

Smalling e Mancini hanno vinto lo scetticismo

By 29 Novembre 2019

Il loro arrivo nella capitale aveva lasciato perplessi molti tifosi. Ora, però, Smalling e Mancini formano la coppia centrale più interessante del campionato

L’estate di un tifoso passa nell’attesa di ciò che verrà. Quelle che per chi non ha a cuore il calcio sono piacevoli ore passate in spiaggia rappresentano per gli amanti del pallone una lunga e impaziente vigilia del campionato, riempita da pagine di carta sfogliate e dita annerite dall’inchiostro dei giornali. Negli anni quel rituale è cambiato. Muniti di smartphone e connessione 4G oggi passiamo il tempo ad aggiornare le pagine internet dei siti che ci informano sulle trattative di calciomercato, per scoprire i nomi dei nuovi giocatori della nostra squadra. Spesso ci capita di sognare con nomi di acquisti esotici, talvolta di imprecare per l’impressione di aver appena preso un bidone.

L’ultima estate dei tifosi della Roma è passata così, con le previsioni più pessimistiche. Tra l’angoscia di leggere da un momento all’altro dell’avvenuta cessione di Dzeko senza che in cambio arrivassero un Icardi o un Higuain, e con la sensazione che Petrachi non sarebbe riuscito mai a trovare per tempo il sostituto di Manolas, l’uomo giusto da affiancare a Mancini – talentuoso ma ancora inesperto – per non dover ancora affidarsi agli alti e bassi di Fazio e Juan Jesus. Alderweireld no, Rugani no, Pezzella nemmeno. L’estate della Roma si è trascinata fino alla fine con un buco in difesa tappato solo in zona Cesarini da Chris Smalling. E proprio lì, all’ultimo F5 di una sessione di calciomercato fin troppo lunga, il tifoso romanista ha bestemmiato.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Chris Smalling, 29 anni, 1 metro e 94 d’altezza, è arrivato in Italia tra lo scetticismo generale di chi lo ricordava distratto e impacciato coi piedi. Prestito oneroso a 3 milioni da un Manchester United che l’aveva messo sulla porta dopo l’acquisto di Harry Maguire, nonostante una stagione precedente da titolare fisso salvo infortuni. Soltanto Fonseca era stato capace di vedere da subito in lui la spalla giusta per Mancini. Dopo la partita contro il Brescia in cui entrambi hanno segnato e Chris ci ha messo pure due assist, Smalling e Mancini sono la coppia di centrali più in voga del momento. E non solo per le spiccate doti realizzative di entrambi (2 reti per Smalling, 1 per Mancini).

«Smalling è fortissimo, ha esperienza, mi guida e io guido lui perché in campo mi piace parlare: ci troviamo bene in campo», ha detto di lui il compagno di reparto dopo la gara col Brescia. Ed è vero, i due si integrano alla perfezione. Mancini è quello più giovane, coraggioso, arrembante. Interpreta il ruolo in maniera aggressiva, si getta in avanti per intervenire in anticipo sull’avversario. Ha imparato così alla scuola di Gasperini, dove anche i difensori hanno un atteggiamento proattivo, non attendono la giocata per reagire ma attaccano direttamente il pallone per recuperarlo rapidamente e giocarlo di nuovo.

Foto Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse

Il punto è che quello di Mancini è un atteggiamento rischioso, perché se l’anticipo non arriva si crea un buco alle spalle, che gli attaccanti avversari possono sfruttare. Ed è per questo che al fianco di un difensore di questo tipo, che tende ad avanzare rapidamente il suo baricentro d’azione, è fondamentale averne un altro che altrettanto velocemente sia in grado di scappare all’indietro, per chiudere il buco o intervenire energicamente sull’avversario. Chris Smalling è esattamente quel centrale, veloce a dispetto dei chili che si porta appresso, straordinariamente utili quando si tratta di fare a spallate, bravo nei tackle, praticamente insuperabile nel confronto fisico, fortissimo nel gioco aereo (ma questo vale anche per Mancini).

Da ragazzo Smalling era un ottimo judoka e gli allenamenti sul tatami gli hanno lasciato in eredità una eccellente solidità sulle gambe quando viene caricato. Oggi è il secondo giocatore del campionato per duelli aerei vinti a partita (4,6) alle spalle di Juraj Kucka (5,4) che però ne ingaggia e perde molti di più (4,1 contro 1,8), risultando decisamente meno efficace. Ed è il settimo difensore centrale per passaggi intercettati tra quelli che hanno giocato almeno 8 partite, alla pari proprio col compagno di reparto Mancini. Da quando ha recuperato dall’affaticamento muscolare con cui si era presentato in Italia, Smalling non ha più lasciato il campo, nemmeno per un minuto.

Foto Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse

Mancini, invece, ne ha saltato solo una per squalifica. È partito dalla panchina per i primi 76 minuti alla prima giornata col Genoa, si è riposato negli ultimi 6 alla quarta col Bologna, ha giocato per tutti i 90 nelle ultime otto, quattro da difensore centrale e quattro da centrocampista, perché rispetto a Smalling ha una proprietà di palleggio e un tocco decisamente più fini, e l’ha confermato anche col bel gol segnato al Brescia.

Smalling e Mancini hanno giocato in coppia quattro partite, con Lecce, Cagliari, Sampdoria e Brescia. In questi quattro incontri la Roma ha subito un solo gol, su rigore assegnato proprio per un tocco col braccio di Mancini, contro i sardi. Nelle 9 partite in cui, per qualche ragione, i due non hanno fatto coppia, i giallorossi hanno incassato 13 reti. I numeri parlano chiaro: c’è una Roma con Smalling e Mancini e una Roma senza Smalling e Mancini, e immaginare un futuro per i giallorossi che prescinda da questa coppia di centrali al momento è piuttosto difficile.

Se la strada per la conferma di Mancini è già tracciata, con un riscatto obbligatorio fissato a 13 milioni al raggiungimento di determinati obiettivi, per Smalling la questione è più complicata. La società lo vuole tenere, lui vuole restare, il suo agente è già arrivato in città nei giorni scorsi per discuterne. Il problema è il Manchester United. Nella fretta di chiudere l’affare dell’ultimo minuto, la Roma ha dimenticato di inserire una clausola di riscatto nel contratto. Ora i Red Devils chiedono 18 milioni, ma il prezzo può continuare a salire, e in Inghilterra c’è già che ne invoca il ritorno a Old Trafford.

La sensazione è che alla fine Pallotta farà il sacrificio economico necessario, perché la Smallcini è una joint venture da preservare. Ne va dei meccanismi difensivi e degli schemi offensivi di una squadra che attualmente presenta il maggior numero di gol su palla in attiva in Serie A (11 su 23), la maggior incidenza del gioco da fermo sulla produzione in termini di reti di tutto il campionato (47,8%), la difesa più prolifica dei 5 principali campionati europei (7 gol complessivi se si aggiungono anche i 4 di Kolarov) alla pari col Newcastle. Smontare il giocattolo proprio ora che sta cominciando a funzionare sarebbe un vero peccato.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
I ricordi di Ivan Nielsen, ex difensore della nazionale danese...