Feed

Storia della prima partita decisa da un sorteggio

By 17 Marzo 2020

Il 17 marzo 1954 Spagna e Turchia si affrontano nella “bella” che vale un posto ai Mondiali svizzeri. Dopo il pareggio sul campo, un ragazzo di 14 anni viene chiamato a estrarre a sorte il nome della squadra vincitrice. Si chiama Luigi Franco Gemma e nel 1987 morirà in un incidente stradale

 

Le illustrazioni del pezzo sono di Salvatore Parola 

Il nostro bisogno di consolazione ha timore del caso eppure al caso spesso affida la propria speranza chiamandolo certe volte destino e lasciando che la colpa o la gloria gli appartengano. Jacques Monod, importante biologo del Novecento, premio Nobel nel 1965, ha scritto libri fondamentali sulla casualità genetica che determina il mondo.

Egli sosteneva infatti che le alterazioni nel DNA  «sono accidentali, avvengono a caso. E poiché esse rappresentano la sola fonte possibile di modificazione del testo genetico, a sua volta unico depositario delle strutture ereditarie dell’organismo, ne consegue necessariamente che soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione: oggi questa nozione centrale della Biologia non è più un’ipotesi fra le molte possibili o perlomeno concepibili, ma è la sola concepibile in quanto è l’unica compatibile con la realtà quale ce la mostrano l’osservazione e l’esperienza».

Non c’è, dunque, il destino per Monod, è un pensiero tribale che richiama le religioni, i divieti, le leggi morali e una trascendenza inesistente che prova ad accomodare il caos  dell’ esistenza. Quando la mano di Luigi Franco Gemma, figlio di un dipendente dello stadio Olimpico di Roma, fruga dentro una coppa per prendere il biglietto due nazioni sono in attesa di sentenza: Turchia e Spagna; ma il destino, nelle coincidenze, non è mica la morte.

Luigi Franco, che abita a Monte Mario, è stato scelto per caso dalla Federazione italiana tra alcuni ragazzini presenti allo stadio; ha quattordici anni, la faccia simile a quella del giovane Carlo Delle Piane, indossa pantaloncini scuri corti e maglioncino sul giallo stinto a collo alto. Sancho Dávila, presidente della compagnia spagnola, ha appena scarabocchiato il nome Spagna su un pezzo di carta e lo sistema nella coppa, ancora incredulo per quello che sta succedendo e ha paura della casualità. Quando Luigi Franco afferra il biglietto, glielo sottrae un solo sconosciuto, il ragazzo si toglie la benda, stropiccia gli occhi e il foglio finalmente viene aperto.

Torniamo pochi mesi indietro. È  il 1954, la nazionale turca – allenata dall’italiano Sandro Puppo – e quella spagnola si giocano la qualificazione per il mondiale svizzero. La formula prevede due partite, una in Spagna e una in Turchia, chi vince prende due punti, chi pareggia uno, chi perde zero. Non esiste altro regolamento per andare avanti, i rigori ancora non sono previsti.

A Madrid, il 6 gennaio, la Spagna vince 4-1, tutto molto facile, non ci dovrebbero essere problemi al ritorno; poco più di due mesi dopo, il 14 marzo, a Istanbul invece la Turchia riesce a battere gli iberici con uno striminzito 1-0, è necessario andare allo spareggio su campo neutro: Roma, Italia, 17 marzo 1954, ore 15.30, sessantamila spettatori, arbitra il bolognese Giorgio Bernardi uno dei migliori degli anni Cinquanta.

A gennaio avevano avuto inizio le trasmissioni televisive in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria e Lazio su un unico canale. L’Italia sta cambiando, l’italiano pure. La partita comincia, la tensione è alta, segna la Spagna con Artetxe tirando sul palo coperto male dal portiere (11’), gol annullato a Pasiequito per fuorigioco, pareggia la Turchia con girata difficilissima e spettacolare di Burhan Sargın (38’); non è una bella partita, è dura, cattiva, poco tecnica.

La Turchia, nel secondo tempo, va in vantaggio grazie alla rete in dribbling di Suat Mamat (63’), infine pareggia da pochissimi metri il centravanti Escudero (78’). Succede poco verso la fine, un fallo sul portiere turco: spinte, calci, rabbia, la partita termina, si va ai supplementari. Non cambia niente. Dipende tutto da Luigi Franco Gemma, il ragazzino di Monte Mario, per lui il destino non è mica la morte, al massimo è il bene dei santi in una famiglia cattolica.

 

O pensieri mortali o vano errare
degli uomini,
che fanno essere a un tempo
e la týche e gli dèi. Perché se c’è
la týche, che bisogno c’è degli dèi?
E se il potere è degli dèi, la týche non è più nulla

Lo canticchiava Euripide un po’ di tempo fa, il termine tychè indica non solo casualità ma anche inevitabilità, insomma caso e destino non in contrapposizione, piuttosto complici delle fragili sorti umane. Nella Turchia gioca Lefter Küçükandonyadis, primo calciatore turco a diventare professionista all’estero, in Italia, con la Fiorentina dove però resterà un solo anno.

Il foglietto viene letto, un fremito scuote i presenti: Turchia! La manina di Luigi Franco decide che in Svizzera ci vada  la squadra di Puppo. Ma il destino non è mica la morte. Gioia, tripudio, felicità, i dirigenti invitano il ragazzo un mese a loro spese In Turchia, vogliono portarlo in Svizzera nella speranza, forse, che la fortuna prosegua

Intanto il giorno dopo all’aeroporto di Madrid centinaia di persone gridano contro la squadra spagnola “Que se vayan”. Il presidente della Federazione spagnola, Sancho Dávila, ruggisce con rabbia sostenendo di essere stati mandati fuori per  il regime franchista, odiato da molti paesi soprattutto europei sin dagli anni Trenta per aver preso il potere con quello che Cèline definì “esercito – accozzaglia”.

Luigi Franco la sera va a cena in compagnia dei turchi, a giugno partirà dalla stazione Termini per la Svizzera, accompagnato dalla mamma a cui promette che si vedranno dopo la finale del 5 luglio. Ai Mondiali la Turchia sarà subito sconfitta nel girone eliminatorio, tornando in patria dopo essere stata distrutta dalla Germania.

Il calcio, mentre Luigi Franco cresce, cambia con lui, nel 1968 Yosef Dagan, giornalista israeliano, dopo aver visto la sua squadra perdere a testa o croce contro la Bulgaria, propone di utilizzare i calci di rigore. Incertezza, dubbi, infine la decisione di applicarli. Passano altri anni.

Su un giornale di Roma, in un piccolo box di spalla a un articolo dove si parla di una città paralizzata dalla paura delle bombe, c’è la minuscola e tragica cronaca di un Bmw che sulla via Pontina, direzione Terracina, dopo essere sbandato finisce sull’altra corsia andando a sbattere in modo violentissimo contro un camion Fiat 180 guidato da Roberto Fanello: è il 9 giugno 1987. Luigi Franco Gemma, assieme all’ amico Raffaele Picone, muore quasi subito, nonostante l’intervento immediato del camionista. Il caso, su quella strada, come tanti anni prima, solo che non apparteneva agli altri ma a lui.  Il destino certe volte è la morte.

 

Leave a Reply