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ter Stegen non vuole più fare da secondo a Neuer

By 24 Settembre 2019

Il caso di ter Stegen è uno dei più paradossali del calcio moderno. Decisivo con il Barça e ormai tra i portieri più affidabili del pianeta, il tedesco non riesce però a sfondare in nazionale, chiuso da un Neuer in declino ma protetto dalla sua fascia di capitano

Andando a spasso per Barcellona, è possibile imbattersi in Marc-André ter Stegen. Il portiere tedesco del Barça, che ha abbandonato l’isolata Castelldefels, esilio marittimo dove vivono Messi e Suarez, risiede nel quartiere bohémien di Gracia, dove vive con la fidanzata e nel quale è stato visto girare in monopattino o addirittura fare la spesa avventurandosi in catalano, dato che lo spagnolo lo parla benissimo fin dai primi mesi della sua esperienza in blaugrana. I

n qualche occasione è stato pizzicato perfino in metro, uscendo così dalla sua bolla di appartenenza: «Sono un tipo normale e amo andare in metro o prendere un caffè in un bar qualsiasi, aveva detto tempo fa durante un’intervista. Ter Stegen è solito lanciarsi con curiosità verso il mondo dei comuni mortali come a volte fa quando abbandona la sua porta e si arrischia in una giocata poco consona a un estremo difensore.

Nella stagione 2016-17 a Vigo un suo errore in un disimpegno troppo azzardato e virtuoso sancì la sconfitta dei blaugrana contro il Celta e in tanti puntarono il dito su di lui. Adesso, invece, il portiere classe 1992 è uno degli idoli del Camp Nou. In primis per il rendimento in campo, ma non solo. A Dortmund ha salvato la squadra di Ernesto Valverde ergendosi a barriera impenetrabile durante i 90 minuti e parando anche un rigore al suo connazionale Marco Reus, il tutto con dietro la pressione dell’imponente muro giallonero. Ed è stata proprio la prestazione maiuscola del Signal Iduna Park a porre un enorme punto quesito che attanaglia tutta la Germania: non è forse arrivato il momento in cui Neuer dovrebbe farsi da parte per lasciare a ter Stegen il posto di portiere titolare della Mannschaft?

(Photo by John MACDOUGALL / AFP).

Tradizione
Al di là di un astratto ed ipotetico podio dei migliori portieri del momento, nel quale ter Stegen occuperebbe sicuramente uno scalino insieme ad Alisson e Oblak, viene naturale pensare che Neuer abbia ormai fatto il suo tempo come capitano della Germania. Possessore quasi dispotico del ruolo di portiere titolare della nazionale tedesca da dieci anni a questa parte, l’attuale giocatore del Bayern Monaco viene da due stagioni consecutive nelle quali tra acciacchi vari è stato poco attivo, ed è ben noto che un portiere ha bisogno di una pratica costante per poter essere decisivo ad alti livelli.

Quando arriva l’unico tiro in porta, essere pronti è determinante. Occhio, l’intenzione non è quella di mettere alla pubblica gogna Neuer per l’eliminazione della Germania ai mondiali del 2018, ma è evidente ormai da molto che quello che tra il 2010 e il 2016 è stato tra i portieri più solidi del globo è ormai sul viale del tramonto. Niente a che vedere con ter Stegen, che con 6 anni in meno sul groppone e una qualità di gioco nei piedi innata superiore, negli ultimi tre anni si è preso la porta del Barça tra parate impossibili e giocate palla al piede quasi da regista.

Inoltre, visto il livello medio della Bundesliga e quello della Liga, è facile intuire che le prestazioni del portiere del Barça sono molto più allenanti e decisive rispetto a quelle del suo collega del Bayern. Ciò nonostante, quando si tratta di comporre l’undici titolare della Mannschaft, Joachim Löw è fedele a quella che ormai per lui è una tradizione: il numero 1 è Neuer. Il selezionatore teutonico, il cui primo mondiale è stato nel 2010, ha puntato sull’ex Schalke 04 dall’appuntamento planetario sudafricano, per non toglierlo più dalla distinta degli undici di partenza se non per questioni di forza maggiore, come gli infortuni, o in casi di amichevoli o nella Confederations Cup del 2017, quando convocò praticamente la squadra delle riserve. Ai margini in nazionale, ter Stegen è protagonista fisso delle notti di Champions del Barcellona, nelle quali ha neutralizzato ben 4 rigori su 6 da quando è il portiere titolare blaugrana. Per la serie, nemo propheta in patria.

ter Stegen.

(Photo by David Ramos/Getty Images).

Sfogo comprensibile
Seppur vero che il momento di pessima forma del suo Barcellona lo ha messo nell’occhio del ciclone per i troppi gol incassati in questo inizio di stagione, l’ex Borussia Moenchengladbach è risultato praticamente incolpevole nella maggior parte di questi episodi negativi. L’ultima sconfitta contro il Granada lo ha visto raccogliere il pallone in fondo alla rete dopo una deviazione di un compagno e un calcio di rigore.

Inoltre, nel calcio moderno un portiere non si giudica solamente dai gol presi, in modo inversamente proporzionale alle reti messe a referto dagli attaccanti. Ter Stegen è ormai un calciatore completo, capace di interpretare come nessun altro il ruolo di libero moderno del quale anni addietro Neuer era stato l’antesignano. Adesso, però, e nonostante il pessimo avvio in campionato del Barça dal punto di vista dei gol subiti, è ormai un dato di fatto che in quanto a continuità di rendimento ed affidabilità ter Stegen abbia superato Neuer. Non occorre rovistare archivi statistici o affidarsi ai comodi dati riscontrabili sul web tra siti specializzati come Transfermarkt o account Twitter illuminati come Opta, i quali offrono solo numeri spuri.

Sia a Barcellona sia in Germania in tanti si domandano perché questo avvicendamento ancora non sia arrivato. Poi, se proprio vogliamo scomodare dei numeri, basta rimettersi ai risultati della stessa nazionale teutonica. La batosta subita in casa contro l’Olanda ha visto una Germania troppo remissiva in difesa e incapace di fermare le scorribande degli scatenati Oranje, capaci di perforare Neuer 4 volte in mezz’ora. Ciò nonostante, contro l’Irlanda del Nord è stato nuovamente il portiere del Bayern Monaco ad occupare la porta tedesca, scatenando così lo sfogo dell’estremo difensore del Barcellona.

ter Stegen.

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images).

Del resto, ter Stegen è diverso, non vive nel mondo ovattato ed asettico nel quale spesso i calciatori recitano mantra stilizzati e senza anima. «Non giocare neanche stavolta è stato un duro colpo per me. Sto facendo del mio meglio per giocare titolare e non trovo spiegazioni», ha esclamato pubblicamente il blaugrana dopo aver scaldato la panchina contro l’Irlanda del Nord. Neuer non si è morso la lingua: «Non mi è piaciuto quanto detto da ter Stegen perché potrebbe essersi rivolto a me direttamente. Se gioco è perché me lo merito, e già gli sono stato grato per la sua correttezza quando sono stato titolare al mondiale di Russia». Se lo sfogo di ter Stegen è comprensibile, la risposta di Neuer è quella di chi, da capitano, cerca giustamente di mantenere le gerarchie e di continuare a farsi rispettare pubblicamente.

Visto l’andazzo, sarà dunque difficile ipotizzare un cambio della guardia tra Neuer e ter Stegen, con il primo che non vuole rinunciare ai suoi gradi di anzianità. Per il secondo bisognerà dunque aspettare ancora, con lo scenario futuro più probabile che lo vede portiere titolare della Mannschaft soltanto ai mondiali del 2022, quando avrà compiuto ormai trent’anni. La speranza di tutti i tedeschi è che tra tre anni il blaugrana conservi il suo slancio e la sua sicurezza da leader assoluto della difesa e da pararigori nelle notti di Champions. La solitudine del portiere, già di per sé pesante, aleggia pesante su ter Stegen, amato in Catalogna ma ignorato in patria. Fino a quando?

Antonio Moschella

About Antonio Moschella

Nato a Napoli, nel cuore del Mediterraneo, viaggia lavorando e lavora viaggiando. Senza fissa dimora, sfoga su varie testate la sua voglia di raccontare calcio e società. Con l’America Latina sempre nel cuore.

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