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Torino e River Plate, un’amicizia nata dalla tragedia

By 26 Maggio 2019
Torino e River Plate

Il 26 maggio del 1949 il River Plate sbarcava a Torino per un’amichevole in onore dei campioni morti a Superga qualche giorno prima. È l’inizio di un gemellaggio speciale che dura ancora oggi

Un filo sottile lega Torino e River Plate, nel segno della memoria della grande squadra granata scomparsa nell’incidente aereo del 4 maggio 1949. Ed “eterna amicizia” c’era infatti scritto nello striscione srotolato dai calciatori del River, schierati in campo prima del match vinto 6-0 con l’Aldosivi il 3 maggio scorso, a ridosso del settantesimo anniversario della tragedia di Superga.

Tutto nasce qualche giorno dopo quel terribile lutto del 1949, quando la formazione argentina, su iniziativa del proprio presidente Antonio Liberti, decide di attraversare l’Oceano per giocare sotto la Mole e onorare il ricordo dei campioni appena morti. Quella tragedia ha sconvolto tutto il mondo e il Grande Torino è ben conosciuto in Sudamerica, perché nel luglio del 1948 la formazione allenata da Sperone e Copernico aveva dato spettacolo con una tournée in Brasile: quattro amichevoli di lusso rimaste talmente impresse nella memoria dei tifosi locali che anni dopo, quando José Altafini iniziò a farsi notare, lo soprannominarono Mazzola, per la sua somiglianza con il capitano granata protagonista di quella tournée e poi scomparso a Superga.

Così, settant’anni fa esatti, giovedì 26 maggio 1949, il River Plate affronta una super selezione della Serie A, denominata Torino Simbolo, che schiera, tra gli altri, lo juventino Sentimenti IV in porta, il milanista Annovazzi sulla mediana e poi Nyers (Inter), Boniperti (Juve), Nordahl (Milan) e John Hansen (Juve) in attacco. Con loro, con la fascia di capitano, anche la vecchia ala sinistra Pietro Ferraris, che nel Grande Torino ci aveva giocato da protagonista, salvandosi dalla morte perché ceduto al Novara nell’estate del ’48.

Il River, nonostante un viaggio lunghissimo, un incontro istituzionale a Roma e la visita a Superga della mattina, schiera gli stessi undici uomini che quattro giorni prima hanno battuto 3-0 l’Huracan in campionato. Tra i pali c’è il mitico Carrizo, che con Boniperti è tra i pochi testimoni viventi di quel giorno, a metà campo Nestor Rossi è il regista mentre in attacco spicca il giovane Alfredo Di Stefano con Labruna bomber della squadra e “Charlie Chaplin” Loustau funambolo sulla fascia sinistra.

La grande forza degli argentini, oltre che nella tecnica individuale, è nel gioco collettivo, fatto di fraseggi prolungati con i calciatori che si passano la palla a memoria. È la cosiddetta “maquina”, tiqui-taca ante litteram del River Plate, diventata celebre in tutto il mondo a forza di successi tra il 1941 e il 1947.

Davanti a 40.000 spettatori commossi, nel vecchio Stadio Comunale, il match tra Torino Simbolo e River Plate inizia con 40 minuti di ritardo rispetto all’orario fissato delle 16. L’incasso, di 25 milioni di lire, è a favore delle famiglie delle 31 vittime di Superga. A bordo campo c’è il presidente granata Ferruccio Novo, padre straziato di tutti i ragazzi scomparsi 22 giorni prima.

La foto ricordo autografata che i giocatori del River Plate hanno regalato al Torino dopo la partita che si è giocata nel 1952 per il terzo anniversario della tragedia di Superga.

Al fischio d’inizio è il gioco dei biancorossi argentini a impressionare il pubblico sugli spalti: «Si vedono senza guardarsi – scrive il giornalista-alpinista Nino Oppio sulla Gazzetta dello Sport – si trovano col passaggio laterale o calciato appena avanti, in diagonale; hanno una grande sicurezza nel gioco di testa, smorzano immediatamente la sfera e la rimandano via facendola rotolare a pelo d’erba».

Dopo 20 minuti di gioco, secondo un’abitudine oggi quasi persa durante i match celebrativi, l’arbitro ferma l’incontro e ordina un momento di raccoglimento. Poi, al 24’, la formazione italiana, guidata in panchina dal ct azzurro Roberto Copernico (campione d’Italia con il Grande Torino nel 1948), passa in vantaggio grazie a Nyers: assist in verticale di Boniperti per l’attaccante ungherese che brucia Carrizo in uscita.

Trenta secondi più tardi Labruna pareggia con un destro potente da fuori area che trafigge Sentimenti IV, comunque protagonista di grandi parate quel giorno. A inizio ripresa, al 47’, Annovazzi riporta in vantaggio i granata con un fendente su calcio di punizione. Il River non ci sta, mette in moto la “maquina” e trova il pareggio, dopo svariati tentativi, all’81’ con Di Stefano, che conclude un’azione articolata sull’asse Muñoz-Roberto Coll-Labruna. Alla fine è festa per tutti, tra abbracci sinceri e tanta malinconia latente.

L’asse dell’emozione non si interrompe quel 26 maggio 1949 perché il River Plate ricambia l’ospitalità invitando i granata a giocare una nuova sfida due anni più tardi. Al Monumental di Buenos Aires Torino Simbolo e “Millonarios” si affrontano ancora il 29 giugno 1951 davanti a 80 mila spettatori e sotto gli occhi del presidente argentino Perón: stavolta i granata presentano buona parte della loro formazione tipo, rinforzata con qualche innesto soprattutto in attacco tra cui Piola («che in due giorni a Buenos Aires firma 10.000 autografi» è l’iperbole del Corriere dello Sport), Bassetto, Renosto e Barsanti. Il match non ha storia perché il River Plate, da tempo privo di Di Stefano, si impone 3-1 grazie alle reti di Pizzuti al 15’, Labruna al 44’ e Loustau al 46’ su rigore. Soltanto un gol su rigore del vecchio Piola (che aveva effettivamente militato nel Grande Torino durante la guerra) salva l’onore granata al 75’.

La comitiva italiana riparte da Buenos Aires con la promessa di un terzo incontro, che si gioca al Filadelfia, in un’atmosfera più raccolta e intima, il 16 gennaio 1952. Il River è in Europa per una lunga tournée iniziata il 9 dicembre 1951 a Bilbao e che si concluderà il 17 febbraio a Lisbona. I “Millonarios” disputano tre gare nel nostro Paese: il 9 gennaio pareggiano 1-1 con la Roma, poi sfidano il Torino e quindi, prima di ripartire, pareggiano 3-3 contro una mista Milan-Inter il 17 gennaio.

Il match del Filadelfia si disputa davanti a 8.500 persone infreddolite e, ancora una volta, emozionate. Il primo tempo è scoppiettante: all’8’ Vernazza porta in vantaggio il River Plate, ma Hjalmarsson, mezzala svedese del Torino, pareggia al 19’; Vernazza riporta avanti gli argentini al 25’ e i padroni di casa reagiscono ancora trovando il 2-2 pochi istanti più tardi con il giovane Pratesi. Labruna poi, poco prima dell’intervallo, firma il 3-2 del River. Nella ripresa ecco il definitivo 3-3, realizzato ancora da Hjalmarsson, al 64’.

Da quella partita del 1952 al Filadelfia Torino e River Plate non si sono più incontrati, ma il filo sottile che unisce le due squadre non è stato tagliato. Lo ha ribadito il 4 maggio scorso il club argentino, con un toccante tweet: «70 anni fa da un grande dolore nasceva una fortissima amicizia, che oggi è presente come non mai. Torino e River. River e Torino».

 

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