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Hillsborough, il pomeriggio che ha cambiato il calcio

By 15 Aprile 2019

Trent’anni fa, nella semifinale di FA Cup, morivano 96 tifosi dei Reds. È la strage che ha stravolto il rapporto fra l’Inghilterra e il football

La tragedia di Hillsborough, nel Regno Unito, ha un significato che va oltre il terribile lutto vissuto in uno stadio di calcio: il 15 aprile 1989, giorno in cui 96 tifosi perdono la vita in occasione della semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool, è una data spartiacque nella storia del calcio inglese, accompagnata da vaste implicazioni nella sicurezza pubblica britannica, nella società e persino da un passaggio epocale nel diritto all’eutanasia. Senza dimenticare la lunga serie di depistaggi su quanto accaduto, smascherati soltanto dopo oltre un ventennio di battaglie da parte delle famiglie delle vittime.

Quel pomeriggio di aprile di trent’anni fa, a Sheffield, è in palio l’accesso alla finale della Coppa d’Inghilterra e, come da regolamento, Nottingham Forest e Liverpool si affrontano in campo neutro in gara unica, a Hillsborough, lo stadio dello Sheffield Wednesday. Alle 14.52 un poliziotto, preoccupato per il ritardo con cui il pubblico sta entrando nell’impianto, ha la scellerata idea di far aprire il cancello C sul quale premono oltre duemila sostenitori dei Reds, impazienti in vista dell’inizio dell’incontro, fissato alle 15.

Alle 14.54 le squadre entrano in campo mentre un fiume umano spinge sempre più forte per raggiungere in fretta gli spalti, cercando di passare attraverso l’unico tunnel che porta alla Leppings Lane, il settore noto anche come West Stand. In pochi minuti si compie la tragedia: la folla trabocca sulle gradinate già piene di tifosi del Liverpool e, senza nemmeno accorgersene, schiaccia coloro che si trovano dentro contro le solidissime recinzioni intorno al campo.

Foto: David Giles/PA Wire.

Il match inizia regolarmente e, nel recuperare un pallone, il portiere del Liverpool Bruce Grobbelaar intuisce cosa sta accadendo alle sue spalle invitando un agente ad aprire una porta di sicurezza che dà sul campo: una trentina di persone riesce a sfuggire alla carneficina, mentre un altro poliziotto, inopinatamente, richiude l’accesso. Trascorrono pochi minuti di gioco e finalmente, alle 15.06, l’arbitro sospende il match mentre tutti iniziano a capire il dramma che si sta consumando.

Tanti spettatori riescono a salvarsi scavalcando le recinzioni, che solo dopo parecchi minuti vengono divelte dai vigili del fuoco, per evitare che centinaia di persone restino stritolate. L’intervento però è goffo e tardivo: il drammatico bilancio definitivo sarà di 96 morti, in gran parte per asfissia, e 766 feriti, alcuni dei quali con danni permanenti. Il primo rapporto ufficiale racconta come tutti i decessi siano già avvenuti alle 15.15, ma la lunga battaglia legale porterà a scoprire un’altra tremenda verità: 41 delle 96 vittime erano ancora vive a quell’ora e si sarebbero potute salvare.

Fuori da Hillsborough però, la polizia e le ambulanze non hanno la percezione della gravità di quanto sta accadendo dentro, anche perché non hanno radiotrasmittenti con frequenze dedicate, e il ritardo del loro intervento risulta fatale.

Tragedia di Hillsborough

Foto: PA Wire.

Tutto il mondo del calcio è sotto shock in ogni parte del pianeta: tra i tanti episodi drammatici, le pagine dei giornali raccontano anche la storia a lieto fine di due ragazze diciannovenni, Debbie Routledge e Lisa Riding, fotografate agonizzanti con i volti schiacciati dalle maglie metalliche della recinzione di Hillsborough. Dopo una decina di giorni si scopre che sono sopravvissute: «Abbiamo gridato “fateci uscire, fateci uscire” e tre ragazzi si sono arrampicati sulla recinzione – raccontano le giovani all’Echo di Liverpool – ma la polizia li ha ricacciati giù minacciando di arrestarli se avessero tentato di risalire. Non so come siamo riuscite a sopravvivere».

Suscita emozione e polemiche la storia di Tony Bland, la novantaseiesima vittima di Hillsborough, che resta in coma profondo per quattro anni prima che i genitori ottengano dall’Alta Corte di Londra l’autorizzazione a spegnere gli apparecchi che tengono in vita il ragazzo. Bland muore la sera del 3 marzo 1993, primo caso di eutanasia legale in Gran Bretagna, mentre non mancano i contestatori di una scelta che farà giurisprudenza.

Nel 1997 invece si risveglia miracolosamente, dopo otto anni di coma per i danni cerebrali subiti, Andrew Devine, che nel 2014 riesce addirittura a partecipare alle celebrazioni in ricordo delle vittime di Hillsborough, accompagnato dai famigliari, costretto però per sempre su una sedia a rotelle e incapace di parlare.

La reazione alla tragedia di Sheffield da parte del governo inglese, all’epoca guidato ancora da Margaret Thatcher, è decisa e non senza ombre. Il ricordo della dramma dell’Heysel del 1985 è ancora vivo e la tentazione di criminalizzare i tifosi del Liverpool prende il sopravvento. Il Sun, in un articolo intitolato “The truth” (la verità), pubblicato quattro giorni dopo quel 15 aprile 1989, racconta di tifosi reds ubriachi e violenti, che rubano i portafogli dei morti e orinano sui cadaveri.

Tragedia di Hillsborough

Foto: John Giles/PA Wire.

Alla base del pezzo c’è un lancio d’agenzia che, nella migliore delle ipotesi, non viene verificato e si rivelerà falso anni più tardi. «L’articolo del Sun fece scalpore, ma il giorno successivo alla tragedia tutti i giornali inglesi accusarono i tifosi del Liverpool» ci spiega Indro Pajaro, 26 anni, giornalista di Varese e autore del libro “15 aprile 1989: la verità sul disastro di Hillsborough” (Urbone Publishing).

La Thatcher ordina al giudice Peter Taylor di redigere un rapporto su quanto accaduto nella tragedia di Hillsborough e di indicare soluzioni per rendere finalmente sicuro il mondo del pallone di Sua Maestà. Il Taylor Report, pubblicato in due parti tra il 1989 e il 1990, dà vita di fatto all’attuale “modello inglese” che permetterà di sconfiggere definitivamente gli hooligans e di cambiare per sempre il calcio nel Regno Unito. Il mutamento normativo, già iniziato dopo la tragedia dell’Heysel, ha una sterzata definitiva: «L’Heysel è l’evento spartiacque nella lotta agli hooligans – le parole di Pajaro – mentre Hillsborough accelera i cambiamenti che portano alla ristrutturazione degli stadi inglesi e alla nascita della Premier League».

Al divieto di bere alcolici all’interno degli stadi e alle prime forme di daspo, dopo Hillsborough si aggiungono i biglietti nominali, il divieto d’ingresso per bandiere e fumogeni, l’uso massiccio delle telecamere, i processi per direttissima anche per la violenza verbale, ma soprattutto l’obbligo, per le società di calcio, di ristrutturare tutti gli stadi inglesi, suggestivi, ma ormai vecchi e insicuri. «Oggi sembra incredibile, ma il Mondiale del 1990 in Italia, con i nostri stadi ristrutturati, colpì positivamente gli inglesi che presero esempio da noi – ci rivela Pajaro – anche nel Taylor Report, per la sicurezza, si suggeriva la soluzione italiana dei fossati negli stadi al posto delle barriere».

Grazie a incentivi statali gli impianti vengono rifatti o ammodernati, con soli posti a sedere numerati (a partire dal 1994-95) e l’eliminazione delle pericolose barriere tra spalti e campo. La sicurezza passa in mano ai club, che impiegano decine di stewards privati, in contatto radio con la polizia che presidia soprattutto l’esterno degli stadi.

Tragedia di Hillsborough

Foto: Martin Keene/PA Wire.

Conseguenza naturale degli investimenti “obbligati” dei club per stadi e sicurezza, è la fame di denaro che porta all’aumento del prezzo dei biglietti (tagliando fuori la working class), alla crescita vertiginosa del costo dei diritti televisivi e del potere delle tv (nel 1990 Rupert Murdoch fonda Sky) e alla creazione della Premier League, nel 1992, per tutelare meglio gli interessi delle squadre del massimo campionato.

Nel frattempo, mentre il calcio inglese cambia volto, le famiglie delle vittime intraprendono un lungo e tortuoso cammino in cerca di giustizia. Sin dall’inizio il Taylor Report punta il dito sui gravi errori nella gestione dei disordini da parte della polizia del South Yorkshire. I primi procedimenti penali non trovano alcun colpevole: i verdetti parlano di «morte accidentale» e «prove non sufficienti». Si susseguono però le inchieste giornalistiche che sollevano dubbi sulla verità ufficiale.

Nel 2012, sulla spinta di una petizione popolare, il Governo inglese toglie il segreto dai documenti della polizia svelando le vere responsabilità della strage del 1989. Vengono scoperte decine di falsificazioni delle prove e il fatto che 41 tifosi, vittime di asfissia reversibile, si sarebbero potuti salvare con un intervento tempestivo dei soccorsi.

«Le ambulanze si sentirono dire di non entrare perché c’erano scontri in atto, ci fu una grossa difficoltà a comunicare con le radiotrasmittenti – spiega Pajaro – addirittura David Duckenfield, ufficiale in carica il 15 aprile 1989, quando vide i primi tifosi sul terreno di gioco, che in realtà stavano scappando dalla morte, chiamò le unità cinofile perché pensava a un’invasione di campo. Fu un errore clamoroso».

Tragedia di Hillsborough

Foto: PA Wire.

Alla luce della verità il premier britannico David Cameron si scusa pubblicamente mentre nel 2013, alla morte della Thatcher, la Football Association evita ogni imbarazzo non ordinando il consueto minuto di raccoglimento per lutto negli stadi inglesi.

I supporters del Liverpool vengono definitivamente scagionati da ogni responsabilità a conclusione di una nuova inchiesta giuridica, conclusa nel 2016: la colpa di quanto accaduto è della polizia e dell’inadeguatezza dello stadio di Hillsborough. Alla lettura del verdetto i famigliari delle vittime si abbracciano cantando l’inno dei Reds “You’ll never walk alone”.

 

Le immagini, anche quella di copertina, sono di LaPresse. 

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