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Tutti i dubbi del nuovo Napoli di Gattuso

By 17 Settembre 2020

Un modulo in grado di far esprimere tutti al meglio, l’inserimento di Osimhen, il ruolo degli esterni bassi. Ecco le spine per Ringhio in questo avvio di stagione

Con Parma-Napoli di domenica 20 settembre, inizia il nuovo campionato della squadra partenopea, una delle più ondivaghe della scorsa stagione, con momenti di alto livello e altri di sprofondo a cui non si riusciva a dare una spiegazione. Partendo da questa premessa e dai desideri di una proprietà che ha investito di nuovo tanto nella squadra, la stagione 2020-2021 sarà per forza di cose diversa dal solito, con il calciomercato che influenzerà molto gli assetti e con un tourbillon continuo di partite da togliere il fiato. Mescolando tutto insieme il Napoli ha nel cassetto più dubbi che certezze e questo può portare a soluzioni divergenti e creative o a ottuse frenate.

Il primo quesito che rimbalza rumorosamente riguarda l’uomo che dovrebbe far tornare il Napoli a veleggiare ad alta velocità. In questi giorni frenetici di precampionato i giudizi su Victor Osimhen, il nuovo acquisto del Napoli, si sono affastellati in gran quantità, senza tracciare però una valutazione chiara. Si va da chi lo considera un fenomeno predestinato, a chi invece un pennellone scoordinato che non riuscirà mai a legare il gioco come si chiede oggi a un centravanti. La verità, se parliamo di calciatori così giovani, è sempre inesistente. Osimhen è un calciatore da costruire tecnicamente e soprattutto tatticamente all’interno di un assetto di squadra molto complesso. Detto questo, le doti già in possesso del nigeriano sono fantascientifiche, se pensiamo che tutta Europa va in cerca di freak fisici per avere continuamente mismatch in fase offensiva.

Foto Alessandro Garofalo/LaPresse

Osimhen può davvero cambiare il Napoli, facendolo essere molto più verticale di com’è oggi. Ma ci vuole molto tempo e, da quel che si è visto nelle prime uscite, anche un modulo che sappia far rifulgere il centravanti, senza dimenticare gli altri campioni che ha già in rosa il Napoli. Questo in realtà è un tema annoso e l’anno scorso non è stato risolto. Se si gioca con l’assetto 2-3 a centrocampo, Fabián Ruiz deve giocare da mediano e perde la sua pericolosità nel sapersi inserire negli spazi. Se si gioca con la difesa a 3, Manolas e Koulibaly hanno problemi nello scalare e nell’essere presenti in fase offensiva, se Mertens gioca molto largo in un attacco a 3 perde il 50% della sua pericolosità.

Il Napoli è pieno di atipici, questo è sempre più un bene nel calcio contemporaneo, ma quando gli atipici in una squadra sono troppi diventa un problema. Gattuso deve sbrogliare questa matassa, tenendo conto anche delle esigenze di Zielinski e Insigne. Insomma il modulo di partenza per cui il Napoli può rendere al meglio non lo conosciamo ancora e non è detto che per far esaltare Osimhen non si debba affiancarlo ad un centravanti come Petagna, costruendo un 4-4-2 molto offensivo.

Altra questione forse ancora più spinosa e potenzialmente devastante del modulo giusto per tutti è capire se i dissidi della scorsa stagione sono stati definitivamente risolti. ll Napoli di Ancelotti è morto il 5 novembre 2019. Dopo aver perso contro la Roma all’Olimpico la  domenica precedente, Aurelio De Laurentiis impone il ritiro. Il pareggio contro il Salisburgo di tre giorni dopo in Champions League avrebbe dovuto calmare le acque, ma nello spogliatoio c’è l’ammutinamento, lo scontro forte fra Edoardo De Laurentiis e Allan e tutto quello che ne è conseguito durante la stagione. Nel corso dell’anno si è cercato di stemperare l’accaduto ma le parti sono state sulle proprie posizioni, nonostante il cambio in panchina. Per ripartire davvero forte tutte le componenti coinvolte devono chiarire quella situazione una volta per tutte. Solo da un reset generale può riaversi l’essenziale comunità d’intenti.

Foto Alessandro Garofalo/LaPresse

Se ci sarà davvero nuova serenità dell’intero ambiente poi, e le parole post-Barcellona di Mertens e Insigne sembrano andare in questa direzione, quello che il Napoli deve ancora fare è un mercato nettamente migliorativo in alcune zone del campo. Mario Rui, Ghoulam, Hysaj, Malcuit. Al netto di Giovanni Di Lorenzo, molto cresciuto nell’ultima stagione, i laterali bassi del Napoli non sono da team di alto livello neanche in Italia. Il Napoli deve migliorare la qualità in quel settore, anche perché tanto del gioco contemporaneo si sviluppa grazie a laterali di difesa eccezionali nel diventare registi o ali offensive. Le opportunità sul mercato ci sono (Reguilón ed Emerson Palmieri in prima linea), ma serve stringere subito e comprare, senza farsi sfuggire l’occasione di migliorare davvero questa squadra.

Infine, a mettere paprika e timore a questo nuovo Napoli che ancora non c’è, ci sono però le parole di Aurelio De Laurentiis dal ritiro di Castel di Sangro. Parole che denotano forse per la prima volta una sensazione chiara: stanchezza. Ma non stanchezza volta ad uno scossone dell’ambiente calcio o dell’ambiente Napoli nel suo complesso. Da Castel di Sangro, De Laurentiis ha espresso idee nette su tutto il mondo del calcio, a partire da UEFA e FIFA, fino ad arrivare all’idea che ha del brand Napoli, poco accolta da chi gli sta intorno. Il refrain “cacc’ ‘e sord” che si è diffuso da anni in città è stato a sua volta smentito dall’acquisto di Victor Osimhen per 80 milioni di euro complessivi. La piega che sta prendendo la storia di Milik è un’altra rogna che lo sta evidentemente infastidendo. In poche parole quelle di Aurelio De Laurentiis erano le parole di chi sta disinnamorandosi del progetto, con conseguenze difficili da valutare anche nel breve termine.

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