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Un quarto di secolo di tempo di recupero

By 22 Gennaio 2021

Il 21 gennaio del 1996 tre partite di Serie A cambiano risultato ben oltre il novantesimo. Ne scaturisce una polemica che porterà di lì a qualche settimana all’introduzione dell’indicazione dei minuti aggiuntivi da parte del quarto uomo a bordocampo

 

Oggi lo diamo per scontato, lo vediamo in tutte le partite il quarto uomo che in zona 45’ o 90’ minuto si posiziona a bordocampo, alza un cartellone luminoso e indica i minuti di recupero che si giocheranno da lì in avanti. E che a volte non corrispondono nemmeno a verità perché magari subito dopo si verifica un gol o un’ammonizione, e allora via col recupero del recupero. 
È un gesto che non esiste da sempre, però, ma solo dal 1996, al termine di un periodo di discussioni tra arbitri, calciatori e federazioni varie. Fin lì, infatti, c’era una specie di giungla interpretativa, nel senso che ciascuno faceva come gli pareva.

Una giornata, comunque, è da considerarsi decisiva per il cambiamento, per l’arrivo della segnalazione del recupero: è quella che si gioca in Serie A il 21 gennaio del 1996, un quarto di secolo fa. Con una partita, Cremonese-Juventus, che cambia risultato a tempo in teoria già scaduto e che è la goccia che fa traboccare il vaso di tante contraddizioni. E che apre la strada a una piccola rivoluzione nella “liturgia” degli incontri di calcio. Una rivoluzione nata da un’idea di un italiano: e che italiano, il designatore (all’epoca) degli arbitri, Paolo Casarin.  

 

Lo Zar

Prima giornata di ritorno di campionato: il Milan di Fabio Capello è in testa tallonato dalla Fiorentina e dal Parma. Vincono tutti e tre quella domenica di gennaio, con più o meno fatica. Il campo più bollente, però, è lo Zini di Cremona dove gioca la Juventus dell’ex Gianluca Vialli. I bianconeri sono attardati in classifica e soffrono contro la squadra di Gigi Simoni, che rimonta, sorpassa e sembra mettere la freccia definitiva con un gol di stinco di Andrea Tentoni, colpito da un rinvio maldestro di Pietro Vierchowod.

La gara è rocambolesca, ci sono rigori da ambo le parti, un’autorete di Peruzzi che si trascina il pallone in porta pur strappandolo dai piedi dello stesso Tentoni, ci sono schemi che cambiano ogni due per tre, ci si copre o ci si scopre a seconda del momento. Insomma; nel secondo tempo ci sono quattro cambi dopo che all’intervallo Jugovic era entrato per Paulo Sousa, sponda bianconera, mentre nella prima frazione al 16’ De Agostini è uscito per infortunio e al suo posto Simoni aveva gettato nella mischia Cristiani.

LaPresse.

Novantesimo minuto, l’arbitro è Loris Stafoggia da Pesaro, uno di quei nomi molto anni Novanta. Il baffuto Stafoggia, che  morirà purtroppo nel 2010 in un incidente stradale. Si va avanti, naturalmente, nessuno sa per quanto si giocherà ancora, ma si prevedono almeno due o tre minuti tra le sostituzioni e il tempo perso per le esultanze, tre gol sono arrivati nella ripresa. Ci sono degli arbitri, come Graziano Cesari, che rendono noti ai giocatori in campo e agli spettatori i minuti aggiuntivi, magari alzando la mano e segnandoli con le dita: due, tre e così via. Altri lo riferiscono ai capitani che a loro volta inoltrano il messaggio ai compagni di squadra. 

La Cremonese resiste, alza le barricate, si difende come può, ha mandato in campo anche John Aloisi, bomber australiano di chiare origini italiane. Poi, al 93’, la doccia gelata: Juventus tutta avanti, difensori compresi, mischia in area di tipo rugbistico, palla vagante su cui si fionda proprio Vierchowod, che dopo aver “fornito l’assist” per il 3-2 di Tentoni sente di doversi far perdonare. Liscio del portiere Turci, Giandebiaggi va fuori tempo, il piedone di Vierchowod spinge a forza il pallone appena oltre la linea, è un gol bruttissimo esteticamente, ma che vale il 3-3, un punto insperato per i bianconeri con una delle rare reti dello “Zar” in carriera. Il presidente della Cremonese, Domenico Luzzara, colto da malore, viene portato via in ospedale, ma se la caverà. Il finale emozionante ha travolto pure lui.
“È stata una bella partita, però l’avevamo vinta ai tempi regolamentari. E naturalmente quando passano due o tre minuti dopo ti dispiace perdere”, si  lamenta Gigi Simoni, mentre Marcello Lippi dall’altra parte si gode la capacità della sua squadra di “non mollare mai”. 

 

Casarin

In quello stesso momento, all’Olimpico di Roma e al Delle Alpi di Torino, stesso problema. L’unica differenza tra i gol di Abel Balbo e Gabriel Batistuta e quello di Vierchowod è che nei primi due casi non cambia il risultato. Sia la  Roma contro la Sampdoria che la Fiorentina con il Torino stavano già vincendo, infatti; mentre invece la zampata dello “Zar” ha regalato il pareggio alla Juventus. Certo, ai più fa specie vedere sui tabellini alcune reti segnate al 48’ o 49’ del secondo tempo.

Gli analisti si mettono davanti a questi tabellini e scoprono che in 18 giornate di campionato 14 gol sono arrivati oltre il novantesimo. Oltre a quello di Vierchowod, decisivo per il cambio di segno in schedina era stato solo quello di Christian Vieri in Atalanta-Parma alla prima giornata.

Il dibattito, comunque, è aperto e si mischia con le discussioni sul tempo effettivo delle partite, che può passare in alcuni casi da 47 minuti “netti” a 68. Sui giornali c’è chi si domanda, come Fabio Monti sul “Corriere della Sera”: “Ma quanto durano le partite di calcio in Italia?”. E poi, su Cremonese-Juventus: “L’arbitro Stafoggia ha recuperato troppo? L’analisi del filmato della partita dimostra che nella ripresa, per falli di gioco, proteste, punizioni, posizionamento della barriera, erano stati persi sette minuti”.  Il designatore degli arbitri, Paolo Casarin, ha consigliato ai direttori di gara di orientarsi a spanne per un recupero di tre minuti a tempo, salvo casi specifici. L’ex fischietto veneto era stato peraltro tra i primi, dopo il Mondiale 1990 (“Una tragedia per la classe arbitrale”), a  spingere per introdurre “l’injury time”, come veniva chiamato in Inghilterra, il tempo aggiuntivo dopo il novantesimo.

Foto LaPresse Torino/Archivio storico

Dal weekend del 21 gennaio, tuttavia, non si può più stare a guardare. Mancano chiarezza e trasparenza. Per rimediare Casarin ha un’idea, l’ennesima di una carriera tutta al servizio del miglioramento della tecnologia nel calcio. Rapidissimo, ottiene l’ok della Federcalcio e un indiretto via libera anche dalla Fifa: dare al quarto uomo la possibilità, al 45’ e al 90’, di esporre i minuti di recupero aggiuntivi con lo stesso cartello utilizzato per indicare le sostituzioni.

“Con questa iniziativa – si legge nel comunicato che annuncia il via all’innovazione – si vuole trasmettere maggiore sicurezza sulla durata del gioco, confermando la scelta di recuperare il tempo perso per le interruzioni, ma indicando d’ora in poi formalmente il numero di minuti che l’arbitro decide di far giocare dopo il 45esimo e il 90esimo”.

La direttiva è chiara e arriva al termine di calcoli ritenuti “approfonditi”. Un minuto di recupero per ogni intervento della barella, trenta secondi per ogni sostituzione effettuata dalle due squadre più eventualmente i minuti dettati da circostanze particolari come, ad esempio, la perdita di tempo sistematica nel posizionamento della barriera da parte della formazione in vantaggio. Sepp Blatter, capo della Fifa, ci mette il sigillo: “L’iniziativa verrà esportata anche in altri campionati”.

L’11 febbraio del 1996 è la data scelta per l’inaugurazione di questo nuovo ruolo del quarto uomo. Tre giornate di campionato dopo quella fatidica dei gol “fuori tempo massimo” di Vierchowod, Balbo e Batistuta. È una novità che spiazza gli osservatori e contemporaneamente strappa commenti divertiti come questo di Gianni Mura su “La Repubblica”: “Anche il calcio ha la sua recherche. Del tempo perduto fa più fino. L’innovazione ha i suoi lati positivi. Il primo è nell’ informazione che l’arbitro dà a tutti, giocatori, tecnici e spettatori, di quanto manca realmente al triplice fischio finale. L’informazione diventa comunicazione ufficiale, così nessuno può pensare che l’arbitro tiri in lungo per favorire una delle due squadre”. E ancora: “Forse bisognerà rivedere il concetto di zona-Cesarini”.

Aug 1996: A portrait of Diego Fuser of Lazio taken during the club photocall. Mandatory Credit: Allsport UK

Per la cronaca, quella domenica la Lazio  pareggia a Udine al 96’ grazie a un gol di Fuser con una sassata da 30 metri. Una volta si sarebbe gridato al furto, ma il recupero era stato segnalato. Così come di tre minuti era stata l’aggiunta nel primo tempo, dopo il 45’, per un incontro di 99 minuti complessivi di durata, seppur “lordi”. “La responsabilità di questo pareggio la do all’arbitro, perché non so dove siano i sei minuti di recupero”, tuona il presidente dell’Udinese, Giampaolo Pozzo, che protesta anche perché il gol della Lazio era nato da una rimessa laterale assegnata erroneamente, secondo lui, ai biancocelesti.

Ci sono stati tanti gol negli ultimi 25 anni arrivati a tempo di recupero scaduto, nonostante fosse stato segnalato in maniera corretta. È poi arrivato il var a rendere, a volte, queste segnalazioni del quarto uomo quasi esagerate; perché basta uno stop per rivedere un’azione dubbia per vedere sul tabellone luminoso numeri anche in doppia cifra, e le partite arrivare agilmente al 98’ o al 100’.
Di sicuro c’è che, per un mondo iper-burocratizzato come l’Italia, l’essere riusciti a far passare in due settimane una modifica del genere (modifica che poi verrà applicata in tutto il mondo), è un merito enorme. Anche se le polemiche non si sono mai fermate ed è altrettanto sicuro che mai si fermeranno. 
 

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