Feed

Un tutor per aiutare gli allenatori che rischiano l’esonero?

By 11 Febbraio 2020

In Olanda, da qualche anno, diverse società hanno introdotto una figura ibrida a cavallo fra il consigliere personale e il tutor. Il suo compito è aiutare e consigliare gli allenatori in difficoltà per risolvere situazioni delicate ed evitare il loro esonero. Potrebbe funzionare anche in Italia?

Da tempo ormai nel calcio le cose più interessanti si ascoltano a microfoni spenti. Qualche mese fa un tecnico attualmente seduto sulla panchina di una squadra di Serie A confidava a un paio di addetti ai lavori la difficoltà nel trovare un interlocutore di elevato profilo con il quale parlare di calcio. Anzi, di Calcio. Ogni allenatore ha il proprio staff con il quale lavora quotidianamente, condividendo strumenti e metodologie, ma il nocciolo dello sfogo riguardava un altro ambito: il confronto di idee. Uno scambio che non può certo avvenire negli uffici dei club, né con i procuratori, tantomeno in conferenza stampa, salvo qualcuno sia così ingenuo da pensare che scrivere di calcio (anche in maniera seria, approfondita e documentata) equivalga a conoscere il Calcio.

Un ipotetico, parziale tentativo di risposta alla domanda “ma io con chi parlo?” hanno provato a costruirlo in Olanda con una figura ibrida a cavallo tra il consigliere personale e il tutor. Un koffietovenaars, un mago del caffè, come la stampa ha soprannominato questa specie di tutor che nell’ultimo decennio è comparso in molte società di Eredivisie. Nell’attuale stagione ce ne sono due: Guus Hiddink al Psv Eindhoven e Martin Jol all’Ado Den Haag.

Martin Jol (Photo by Steve Bardens/Getty Images)

Ruoli e compiti sono alquanto fluidi e variano da esperienza a esperienza, con un denominatore comune: il tutor è una figura che si relaziona esclusivamente con l’allenatore, osservando, valutando e fornendo consigli “richiesti e non”. Normalmente la sua presenza è formalizzata mediante la firma di un vero e proprio contratto con il club, ma ci sono stati casi (vedi Hiddink nel 2014 come tutor di Philip Cocu al Psv) in cui la consulenza è stata svolta a titolo gratuito.

Il 30 novembre del 1980 l’Ajax guidato da un giovane Leo Beenhakker stava vedendo le streghe in casa contro il Twente e si trovava sotto di due reti. Johan Cruijff, all’epoca consigliere tecnico del club, lasciò le tribune dell’Olympisch Stadion per andare a sedersi in panchina a fianco di Beenhakker. Da 1-3 l’Ajax si impose 5-3. “E’ vero che ci stavamo avvicinando al 5 dicembre”, dirà in seguito Cruijff, “ma non era il caso di cominciare a fare regali”. Precisazione: in Olanda lo scambio di regali “natalizio” avviene il 5 dicembre, giorno di San Nicola (Sinterklaas). Quell’episodio rappresentò il primo caso di tutoraggio nel calcio olandese, avvenuto ovviamente con forme e modalità abbastanza particolari, come era nello stile di Cruijff. Oggi un approccio così invasivo difficilmente produrrebbe risultati positivi.

Risultato è la parola chiave che circonda la funzione del tutor. Ma il ricorso a questa figura produce risultati? L’Olanda, potendo contare su una decina abbondante di esperienze, rappresenta un case study credibile per trarre qualche conclusione. La prima è che i fallimenti sono stati superiori ai successi, ma quest’ultimi hanno interessato due degli ultimi tre tecnici campioni d’Olanda: Cocu e Giovanni van Bronckhorst. Il primo, come già accennato, fu affiancato da Hiddink per 85 giorni nei primi mesi del 2014, in un’annata in cui il Psv Eindhoven sbandava a ripetizione, non riuscendo a ottenere dai suo vari giovani talenti (Depay e Wijnaldum su tutti) la giusta continuità. Fu lo stesso Cocu, con grande umiltà e realismo, a chiedere al club di poter essere affiancato da Hiddink, formalizzando una collaborazione già in corso. “Di fatto”, dirà in seguito il tecnico, “ci siamo spostati dai tavolini di un caffè alla sede del Psv”. La squadra finirà quarta e, nelle stagioni successive, Cocu vincerà la Eredivisie tre volte.

Dick Advocaat (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Nel 2016 toccò invece a Dick Advocaat affiancare per 81 giorni Giovanni van Bronckhorst sulla panchina del Feyenoord. La squadra era reduce da sette sconfitte consecutive, record negativo nella storia del club. Ecco quindi, al posto dell’esonero, il tutor, che non interagiva con il resto della squadra ma solo con il tecnico, segnalandogli gli aspetti tattici e gestionali da migliorare. Gio a fine stagione vinse la Coppa d’Olanda e in quella successiva il titolo (per la prima volta dal 1999), riportando il Feyenoord in Champions League.

Altre esperienze sono state meno fortunate, come quelle di Bert van Marwijck con i Go Ahead Eagles (nel 2015) e con il Psv del genero Mark van Bommel, esonerato lo scorso dicembre. Peggio è gestita la società, minore è l’impatto della figura del tutor: tra il 2016 e il 2017 il Roda Kerkrade provò prima Sef Vergoossen, quindi Huub Stevens, con quest’ultimo addirittura diventato unico interlocutore della stampa (non il massimo per una figura nell’ombra), ma l’esito di quel caos non poté che essere la retrocessione. Anche un maestro di calcio come Co Adriaanse non produsse risultati significativi nei suoi 320 giorni di tutoraggio all’Utrecht (2014-15), lasciando l’incarico quando la dirigenza decise di puntare su un tecnico emergente, che nel giro di qualche anno sarebbe stato conosciuto in tutta Europa: Erik ten Hag.

Il tutor non è una formula magica, in caso contrario vi ricorrerebbero tutti. Rimane però una particolare soluzione contro l’isolamento forzato di molti allenatori come quello citato all’inizio dell’articolo, mantenuto ovviamente anonimo per rispetto nei confronti della persona. Interessante ma anche difficile da attuare, specialmente in certe realtà calcistiche. Innegabile infatti l’impatto mediatico negativo di tale soluzione, perché in un ambiente grondante retorica machista e da uomini veri (qualunque cosa significhi, e ammesso che un significato ce l’abbia), quale considerazione potrebbe godere un tecnico – figura già soggetta a vedere valutato il proprio lavoro da persone che, quel lavoro, non lo conoscono affatto – che ricorra a un consigliere personale? Del resto il Calcio, quello con la C rigorosamente maiuscola, sembra interessare un ambito sempre più ristretto di persone.

Alec Cordolcini

About Alec Cordolcini

Da oltre dieci anni si occupa di calcio olandese e belga per diverse testate nazionali, dal Guerin Sportivo alla Gazzetta dello Sport, da Il Giornale a Rivista Undici. Ha pubblicato due libri: "La Rivoluzione dei Tulipani", dedicato al calcio olandese, e "Pallone Desaparecido", sul Mondiale 1978.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
Nel luglio 1985 Saddam Hussein fece arrivare a Baghdad quattro...