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Una Juventus a tratti antisarriana

By 22 Luglio 2020

I bianconeri aspettano il gioco di Sarri, preparandone pezzetti piccoli in ogni partita. In casa Juve si spera che poi l’attesa terminerà con la sfida contro il Lione, perché da lì in poi serve avere un’identità più salda

La Juve vince la partita scudetto e praticamente il campionato con una semplicissima partita di attesa, di sostanza e anche di esperienza contro una Lazio che non ha più la forza di reggere i ritmi che ha portato avanti fino al pre-lockdown. La Juve vince con pochissime idee sarriane applicate, ma bastano quelle poche per dominare il match.

La Juve in alcuni tratti in realtà va ancora più in là, sembra davvero anti-sarriana. Vive di strappi, soprattutto di Dybala e Douglas Costa, diventando aritmica in tanti momenti della partita, mentre il ritmo cadenzato è stato da sempre fondamentale per lo sviluppo del gioco sarriano. Le mezzali e gli esterni portano in continuazione la palla, altra bestemmia ad esempio del Napoli di Insigne, Callejon e Hamsik. Poi è una squadra in alcuni momenti lunghissima, con De Ligt-Bonucci che non riescono a tenerla corta, così come non riesce a variare le zone di gioco. La heatmap del primo tempo dimostra come il gioco si è concentrato unicamente nella zona di sinistra, senza saper sfruttare nemmeno il lato debole con cambi di gioco rapidi.

Foto Marco Alpozzi/LaPresse

Della Lazio di lunedì c’è davvero poco da dire. Un onesto 3-5-2, con le mezzali che non riescono a costruire gioco né ad essere presenti in fase di inserimento. Prima dell’errore sul secondo gol juventino aveva giocato molto bene Luiz Felipe sia in fase di chiusura da uomo libero, che in impostazione, essendo l’unico a far guadagnare campo nella costruzione della manovra.
L’unico sbocco per gli uomini di Inzaghi è stato Lazzari sulla destra, bravo nel superare in alcune occasioni il diretto avversario con la corsa con e senza palla. Dopo il rigore di Immobile grande coraggio anche perché le energie erano al lumicino e in campo c’erano calciatori che hanno giocato pochissimo. La Lazio merita davvero un grande applauso per questa stagione.

Foto Marco Alpozzi/LaPresse

Tornando alla Juve, le idee potenzialmente molto buone di Sarri sono comunque presenti. Perso Higuain nel riscaldamento mette dentro Dybala, ma è intelligente a non dargli la posizione centrale, bensì a lasciarlo galleggiare sul centro sinistra, anche se spesso si sovrappone con Douglas Costa. In questo modo la porzione centrale dell’attacco resta completamente libera e in alcune occasioni gli inserimenti di Ramsey e Rabiot in quella zona sono stati interessanti.

A causa del caldo e della lunghezza della squadra poi, non fa pressare gli avversari ad inizio azione con gli assetti consolidati, mentre le mezzali vanno in caccia selvaggia quando la palla passa la linea centrale del campo.

Sono piccole cose che servono a vincere senza spendere tanto e probabilmente anche a provare qualcosa che tornerà utile nelle sfide agostane della Champions League.

Foto Marco Alpozzi/LaPresse

Se vogliamo chiudere l’analisi di una partita che non è stata memorabile, si può dire che la Juve è in una sorta di attesa (e chiudo il cerchio con l’attesa che le è servita per vincere contro la Lazio). Attende il gioco di Sarri, preparandone pezzetti piccoli in ogni partita. In casa Juve si spera che poi l’attesa terminerà con la sfida contro il Lione, perché da lì in poi serve avere un’identità più salda. Un primi tempo con zero passaggi filtranti completati non è sostenibile.

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