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Undici campioni che si sono persi Italia ’90

By 11 Giugno 2020

Oltre alle 24 squadre partecipanti al Mondiale di casa nostra, molte altre erano rimaste fuori, eliminate nei gironi o addirittura squalificate: così abbiamo voluto creare una formazione con undici giocatori che si dovettero guardare il torneo da casa

 

Italia ’90 è stata nonostante tutto un grande spettacolo, un bellissimo ricordo soprattutto per noi italiani, che quel torneo lo vivemmo da vicino, dietro casa nostra, toccando con mano per un mese realtà altrimenti distanti, come mai era successo in precedenza. Eravamo il centro del mondo ed era il massimo, una vera “estate italiana”. C’erano 24 squadre, suddivise in sei gironi da nord a sud, da est a ovest, isole comprese. Le migliori in circolazione? Può darsi. Di sicuro nei due anni precedenti erano state eliminate, nei vari gironi di qualificazione, più di cento altre Nazionali. Altre erano finite in scandali vergognosi, come il Cile. Alcune sarebbero state degnissime di quel Mondiale, ma per vari motivi non ci erano arrivate. Così abbiamo deciso di costruire una formazione con i migliori esclusi da Italia ’90, con i nomi più importanti o “di culto”, cercando di pescare da più squadre possibili. È venuto fuori un 3-2-2-3 dove non bisogna per forza soffermarsi al ruolo, come sempre in questi casi.

José Luis Chilavert (Paraguay)

Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Di un’incollatura su Peter Schmeichel nelle nostre considerazioni, ma troveremo altri danesi in questo undici. “El Bulldog” nell’estate del 1990 difende i pali del Saragozza, nella sua prima esperienza europea e prima di conquistare Libertadores e Intercontinentale col Velez Sarsfield. Un peccato non averlo potuto vedere in Italia assieme ad Higuita, per esempio, altro portiere, diciamo così, “sbarazzino”. Chilavert nelle qualificazioni a Italia ’90 trova il tempo anche di segnare un gol, il primo di una carriera che ne conterà 62, su rigore contro la Colombia, e proprio a Higuita. Rasoterra di sinistro, collega spiazzato, vittoria oltre il novantesimo. Nulla in confronto a quello che sarebbe successo anni dopo con Asprilla a salvargli addirittura la vita, pare.

Laurent Blanc (Francia)

 Ben Radford/Allsport

Il primo dei tre francesi che incontreremo. Già, la Francia, semifinalista nei precedenti due mondiali ed eliminata inopinatamente in un girone tutto sommato abbordabile con Jugoslavia, Scozia, Norvegia e Cipro. Blanc all’epoca è ancora al Montpellier, dove gioca da mezzapunta e ha già segnato un mucchio di gol, anche 15 in una sola stagione in Ligue 1. Però noi lo schieriamo in difesa, zona del campo in cui ha vinto il Mondiale nel 1998, pur saltando la finale per squalifica.

Matthias Sammer (Germania Est)

Shaun Botterill /Allsport

Italia ’90 è stato l’ultimo Mondiale con l’Unione Sovietica e la Jugoslavia, nazionali di un’altra epoca, la Cecoslovacchia pure, e con la Romania appena liberata dal regime di Ceaucescu. È stato anche l’ultimo Mondiale in cui la Germania è arrivata divisa in due: quella Ovest, a sollevare il trofeo, mentre quella Est eliminata nel gruppo 3 con Urss, Austria, Turchia e Islanda. Una squadra che aveva tra i titolari gente talmente forte che poi sarebbe diventata un pilastro della Mannschaft unificata: ad esempio l’attaccante Ulf Kirsten e lui, il futuro Pallone d’Oro del 1996, leader della Germania campione d’Europa.

 


Trifon Ivanov (Bulgaria)

 (Photo by Mark Sandten/Bongarts/Getty Images)

Ma ve la ricordate, la Bulgaria? Arrivata a Usa ’94 per miracolo, con la vittoria all’ultimo minuto dell’ultima partita del girone di qualificazione contro la Francia al Parco dei Principi e in seguito capace di spingersi fino alla semifinale del Mondiale? Certo, c’era Stoichkov, e con lui davanti Kostadinov o Penev, il mancino di Balakov, la stempiatura di Letchkov: però dietro brillava il faccione barbuto di questo stopper, purtroppo scomparso nel 2016, che in pubblico sembrava un orco mentre in privato tutti lo descrivevano come un gran giocherellone, appassionato di pesca.

 


Rui Barros (Portogallo)

Foto LaPresse Torino/Archivio storico

Già, niente Mondiale nemmeno per i lusitani, che all’epoca non hanno nessun Cristiano Ronaldo a toglierli dai guai. Il minuscolo centrocampista (un metro e sessanta scarso), peraltro, nell’estate del 1990 saluta la Juventus dopo due stagioni per andare al Monaco: ha lasciato dei buonissimi ricordi, in fondo ha vinto anche una Coppa Uefa, però il nuovo corso Luca di Montezemolo-Maifredi non lo prevede come indispensabile, e quindi via.

 

Didier Deschamps (Francia)

 Simon Bruty /Allsport

Non sarà Laurent Blanc il capitano della Francia che solleverà la coppa del mondo a Parigi nel 1998. Colpa di una squalifica che porterà il basco ad indossare la fascia. All’epoca si è appena trasferito dal Nantes all’Olympique Marsiglia, dove conquisterà la Coppa Campioni contro il Milan. Curiosamente nel girone di qualificazione a Italia ’90 segna due gol, quando in tutta la carriera con i Bleus ne realizzerà solo altri due.

 


Michael Laudrup (Danimarca)

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

La Nazionale danese è in pieno rimescolamento di carte tra la vecchia generazione, quella di Messico ’86, e la successiva, che vincerà addirittura l’Europeo del 1992 da ripescata. Miki, che nell’estate del 1990 è del Barcellona di Cruyff, naturalmente non si tocca, in attesa che esploda del tutto il fratello Brian. Nel girone di qualificazione la Danimarca arriva seconda dietro la Romania, perdendo proprio l’ultima partita, quasi uno spareggio, a Bucarest: tuttavia segna 15 gol in 6 partite compreso un 7-1 alla Grecia in cui vanno a bersaglio sette giocatori diversi, Michael Laudrup compreso.

 


George Weah (Liberia)

 (Photo by Ruediger Fessel/Bongarts/Getty Images)

L’attuale presidente della Liberia quando giocava in Nazionale ogni tanto non veniva schierato da attaccante, il suo vero mestiere, ma più indietro. Quindi ci prendiamo anche noi questa licenza. All’epoca Weah gioca nel Monaco con il suo primo mentore europeo, Arsène Wenger. Certo, il Paese africano non si è mai nemmeno avvicinato a una qualificazione al Mondiale, quindi quell’eliminazione non è certo da considerarsi una sorpresa. Weah comunque segna due gol durante le varie fasi a gruppi.

 

Kubilay Turkyilmaz (Svizzera)

(Photo by Mark Sandten/Bongarts/Getty Images)

Annata sensazionale, quella, per il nativo di Bellinzona: 25 gol con il Servette che gli spalancheranno le porte dell’Italia, visto che il Bologna lo mette sotto contratto proprio nell’estate del 1990. Una punta che è sempre stata prolifica in tutte le squadre dove ha giocato, e che salterà anche il Mondiale del 1994, a cui gli elvetici andranno, per colpa di un infortunio. Nel girone di qualificazione a Italia ’90 va a bersaglio ben 5 volte: meglio di lui nei gironi europei solo il belga Van der Linden e lo scozzese Mo Johnston.

 

Hugo Sanchez (Messico)

(Photo by Lutz Bongarts/Bongarts/Getty Images)

Scarpa d’Oro del 1990? A braccetto: Hristo Stoichkov del Cska Sofia e il bomber del Real Madrid, uno degli attaccanti più forti del mondo, all’epoca. Peccato che la sua Nazionale fosse stata squalificata dalla Fifa per via dello “Scandalo Cachirules”, dando così il via libera al Costarica, una delle favole di Italia ’90. Cos’era successo al Messico? Per farla breve, aveva schierato in maniera fraudolenta per le partite di qualificazione al Mondiale Under 20 del 1989 in Arabia Saudita quattro giocatori che in realtà erano più vecchi dell’età regolamentaria, taroccando i documenti: José de la Fuente, Gerardo Jimenez, José Luis Mata e Aurelio Rivera. Quindi non per colpa sua Hugo Sanchez si sarebbe visto Italia ‘90 da casa.

 

Eric Cantona (Francia)

 (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

C’è stato un periodo in cui la nazionale francese era una polveriera. Tipo nel 2010 in Sudafrica, ma per un tempo più prolungato. Dopo la semifinale a Messico ’86 i Bleus mancano la qualificazione all’Europeo del 1988 e a due Mondiali consecutivi, Italia ’90 e Usa ’94. E se nel secondo caso l’eliminazione è drammatica, contro la Bulgaria, perdendo in casa l’ultima gara all’ultimo minuto, il precedente flop parte da lontano, da un imbarazzante pareggio contro Cipro, 1-1, una delle squadre peggiori del continente, “dei sottoproletari del pallone”, come li definisce incautamente “L’Equipe” nei giorni precedenti alla sfida. Una partita oscena in cui su “France Football” il povero Gérald Passi, promettente mediano del Toulouse, si becca addirittura zero in pagella in quella che sarà la sua ultima presenza in Nazionale. Henri Michel, il commissario tecnico, viene silurato di fatto al fischio finale e sostituito nel novembre 1988 da Michel Platini, che si è da poco ritirato come calciatore. Cantona nell’estate del 1990 è reduce da un prestito al Montpellier: il cartellino è dell’Olympique Marsiglia, che non vuole scottarsi le mani con quel 22enne ribelle che contro Michel, prima del licenziamento, era sbottato dandogli del “Sac à merde” pubblicamente. Un’espressione che non ha bisogno di molte traduzioni, vero? Il motivo? Averlo illuso, promettendogli una convocazione per un’amichevole contro la Cecoslovacchia poi non arrivata. Il risultato di quell’arrabbiatura: un anno fuori dalla Nazionale.

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