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Il triste incipit di uno splendido romanzo

By 13 Giugno 2019
Union Berlino

Nelle scorse settimane l’Union Berlino è stato promosso per la prima volta il Bundesliga. Un traguardo importante per un club storico che ha dovuto fare i conti con una scissione, con la Guerra Fredda, con un cambio di colori sociali e, addirittura, con la Stasi

Il 21 maggio 1949 una società calcistica dell’Oberschöneweide, quartiere orientale di Berlino, è attesa dall’Amburgo a Kiel per gli ottavi di finale della Oberliga Ovest, torneo antenato della Bundesliga. Da quella stagione infatti il campionato tedesco era stato diviso in due, uno nella Repubblica Federale Tedesca e una in quella Democratica. L’Union Oberschöneweide è una delle squadre storiche della città tedesca, nonché quella che conta il maggior seguito tra la classe operaia, tanto da vantare il soprannome di “Schlosserjungs” (lavoratori di metalli) per il blu delle maglie che ricorda le tradizionali tute da lavoro degli operai.

Dovendo però transitare attraverso territori controllati dalle autorità sovietiche, l’Union non ottiene il permesso per raggiungere la città anseatica. La Guerra Fredda è già in piena escalation, Berlino Ovest è reduce da 462 giorni di blocco totale dei collegamenti via terra ordinato dai sovietici allo scopo di forzare gli alleati occidentali – che risposero rifornendo la città attraverso un ponte aereo – ad abbandonare la città. Intrappolato nel gorgo di una prova di forza politica troppo grande per qualsiasi squadra di calcio, l’Union si divide in due. I giocatori e i membri dello staff tecnico riusciti a emigrare a Ovest fondano in fretta e furia lo Sport-Club Union 06 Berlino e scendono in campo contro l’Amburgo, venendo travolti 7-0.

A est rimane invece il “vecchio” Union Oberschöneweide, indebolito dalla fuga di massa dei propri migliori giocatori. Dopo una serie di modifiche alla ragione sociale nell’ambito del processo di ristrutturazione, attuato dal SED (Partito Socialista Unificato Tedesco), attraverso il quale i club vengono trasformati in società polisportive legate a enti pubblici e aziende, nel 1966 la squadra assume il nome di 1. FC Union Berlino. Nuovi anche i colori sociali, con il blu “operaio” sostituito dal rosso. I numerosi cambi di ragione sociale provocano la disaffezione dei tifosi, che ogni due settimane attraversano la città per riversarsi in massa al Poststadion a tifare l’Union Berlino “occidentale”.

Un pellegrinaggio bruscamente interrotto quando si troveranno davanti il Muro, ovvero lastre prefabbricate in cemento armato rinforzato di 3,6 metri d’altezza “contornate” da punte d’acciaio inserite nel cemento e ai piedi della cinta interna, fossati anticarro, recinti elettrici, trappole e sistemi di allarme di vario genere. Da quel giorno il SC Union Berlino cade rapidamente nell’anonimato delle divisioni inferiori del campionato della Germania Ovest, dalle quali non si rialzerà nemmeno a unificazione avvenuta, mentre il FC Union Berlino diventa il simbolo della resistenza contro il regime.

Il mito supera ovviamente la realtà, perché anche dopo l’ennesima e definitiva ristrutturazione del calcio nella DDR, datata 1966, le società calcistiche rimangono saldamente legate agli apparati dello stato. Così a Berlino la Dinamo è la squadra della Stasi – la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est, il Vorwärts quella dell’esercito, l’Union una di quelle del sindacato. Il modo in cui il potere influisce sui destini dei club è però ben diverso. La Dinamo è la squadra che “deve” vincere, l’Union una delle tante che fanno da contorno. La prima preleva a piacimento i migliori giocatori dalle altre squadre in cambio di qualche ferrovecchio a fine carriera, si assicura la compiacenza degli arbitri (la cui commissione fa capo proprio al boss della Stasi) e viene trattata con i guanti dalla Federcalcio del paese.

Union Berlino

Nella stagione 76/77 ad esempio lo stadio dell’Union, l’Alten Försterei, improvvisamente non ottiene la licenza per il derby con la Dinamo, uno dei match più “caldi” e seguiti della DDR. La motivazione ufficiale è la scarsa capienza dell’impianto. Peccato che il divieto verrà rispolverato anche negli anni 80, quando l’affluenza negli stadi – sempre più fatiscenti – sarà drasticamente ridotta dalla scarsa credibilità del campionato. Dal 1979 al 1988 la Dinamo Berlino vince dieci titoli consecutivi ma passa da 15mila a 9mila spettatori di media. L’Union per contro mette in bacheca un solo trofeo, però “vero”: la Coppa della DDR 1968, vinta 2-1 a spese di una big quale il Carl Zeiss Jena. Gli eventi della Primavera di Praga, con conseguente boicottaggio dei paesi del blocco sovietico (a eccezione di Cecoslovacchia, Jugoslavia e Ungheria) delle coppe internazionali, impediscono però all’Union il debutto in una competizione UEFA.

Il 27 gennaio 1990, 79 giorni dopo la caduta del Muro, si è tornati a disputare dopo oltre quarant’anni il vero derby di Berlino, quello tra le due squadre più antiche, e tifate, della capitale: l’Union e l’Herta. 51mila persone sono accorse all’Olympiastadion per celebrare quella che è stata definita l’amichevole della riunificazione. Il punteggio conclusivo è un dato statistico che non vale la pena riportare. Il vero risultato è fuori dallo stadio; niente più Muro davanti alla Porta di Brandeburgo, il Checkpoint Charlie diventato un pezzo da museo, Potsdamer Platz presa d’assalto da gru, rimorchi e montacarichi e pronta per uno dei più radicali lifting architettonici mai conosciuti da una città.

Union Berlino

Anche l’Union Berlino è cambiato, diventando un club moderno senza però cedere alla deriva commerciale che ha colpito il mondo del calcio. Ne è un esempio la rinuncia, nel 2009, a una sponsorizzazione una volta scoperto che il presidente dell’azienda era un ex membro della Stasi. Nel 2001, dopo una finale di Coppa di Germania persa contro lo Schalke 04 (club di Bundesliga, mentre l’Union militava due divisioni più in basso), ha potuto finalmente debuttare in Coppa Uefa; nel 2009 invece ha vinto il primo campionato della neo-nata Dritte Liga, la C tedesca su base nazionale e non più regionale.

Dieci anni dopo è arrivata la prima promozione in Bundesliga, un traguardo sfuggito per un soffio in un paio di occasioni. C’è stato da soffrire anche questa volta, perché nel finale erano arrivate due sole vittorie nelle ultime 9 gare di Zweite Liga. Squadra solida, quadrata (l’Union è stato il club meno battuto e con meno reti al passivo di tutto il campionato) ma calcisticamente non particolarmente attrattiva, nel difficile finale di stagione gli uomini di Urs Fisher hanno potuto contare sul tesoretto raccolto nel girone d’andata, quando erano rimasti imbattuti per 16 partite.

Union Berlino

La prima sconfitta in campionato infatti era arrivata il 23 dicembre, per un filotto salvato a inizio ottobre addirittura dal portiere Rafał Gikiewicz, a segno nei minuti di recupero del match contro l’Heidenheim. La rete decisiva, nella doppia sfida play-off contro lo Stoccarda, l’ha invece segnata un difensore, Marvin Friedrich. Quest’ultimo, assieme a Gikiewicz, è stato il miglior giocatore della squadra per rendimento secondo la media voto di Kicker. Bisogna scendere fino al settimo posto della graduatoria per trovare un attaccante, lo svedese Sebastian Andersson, arrivato a parametro zero dal Kaiserslautern e miglior marcatore della squadra. Il contesto è chiaro, la tipologia di calcio proposto anche. Alla fine la Bundesliga è arrivata. In un altro mondo e, soprattutto, in un’altra Germania.

 

Alec Cordolcini

About Alec Cordolcini

Da oltre dieci anni si occupa di calcio olandese e belga per diverse testate nazionali, dal Guerin Sportivo alla Gazzetta dello Sport, da Il Giornale a Rivista Undici. Ha pubblicato due libri: "La Rivoluzione dei Tulipani", dedicato al calcio olandese, e "Pallone Desaparecido", sul Mondiale 1978.

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