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Valdir Peres, il capro espiatorio del Brasile

By 7 Gennaio 2021

Quasi tutte le responsabilità della sconfitta con l’Italia nel 1982 vennero ingiustamente attribuite al portiere verdeoro. La stampa lo definì addirittura «Un popolano maldestro al ballo di corte». Valdir, però, pagava soprattutto il fatto di non avere un phisique du role adatto a quella nazionale

Voglio immaginare Paolo Rossi che al di là delle nuvole, dove tutto è di un blu assoluto, abbia ritrovato amici ed avversari del Sarrià. Come Gaetano Scirea e Socrates, ma anche come Valdir Peres, l’incerto portiere che Pablito costrinse per tre volte a raccogliere il pallone in fondo alla rete. Se fosse in vita avrebbe compiuto (il 2 gennaio) 70 anni, ma un infarto l’ha strappato dalla sua Sao Paulo tre anni fa.

Nel 2010 ho avuto la fortuna di conoscerlo, avvicinando l’uomo che nell’immaginario collettivo della torcida verdeoro sostituì, suo malgrado, Moacir Barbosa nell’elenco dei “traidores”. Valdir difendeva i pali di quella nave imponente e maestosa che andò a cozzare contro l’iceberg della presunzione e dell’arroganza. Fu il fallimento di un progetto e di un sogno chimerico, anche se quasi tutte le responsabilità finirono sulle spalle dello scarsocrinito goleiro.

Valdir Peres de Arruda, nativo di Garça, come Roberto Carlos, in nazionale ci arrivò su precisa indicazione di Tele Santana. Eppure la decisione di affidargli la maglia da titolare fece scalpore fin dalle prime convocazioni. “La scelta venne bocciata dalla stampa che invocava a gran voce Emerson Leao. Non era più un ragazzino, all’epoca aveva 33 anni, ma era un personaggio carismatico, titolare nelle ultime due edizioni dei mondiali”, mi raccontò.

Santana aveva costruito la Canarinha attorno a gente come Zico, Falcao, Socrates, Eder e Junior. Tutti ragazzi dalla spiccata personalità. Anche Leao era un capopòpolo. Gestire troppi leader all’interno dello spogliatoio sarebbe stato complicato. Meglio quindi un Valdir Peres che non protestava mai. Un popolano maldestro al ballo di corte, arrivò persino a scrivere qualche quotidiano brasiliano. “Sono stato tradito dalle apparenze. Non ho mai posseduto un phisique du role. E mentre tutti i miei compagni esibivano criniere da leoni io a 25 anni ero già calvo e con un filo di pancetta per via della passione per la picanha”.

Valdir ai tempi di Spagna 82 giocava comunque per il Sao Paulo, all’epoca la squadra più vincente e temuta del Brasile. I tifosi del “tricolor” lo chiamavano “Pelé da traves”, il Pelé dei portieri, soprattutto per l’abilità di ipnotizzare gli attaccanti avversari dal dischetto. Ne sa qualcosa Paul Breitner, a cui Valdir parò due rigori a Stoccarda nel maggio del 1981. Nell’occasione la Selecao si impose 2 a 1 sulla Germania Ovest. “Al rientro in albergo il personale di servizio mi portò in trionfo. Avevano visto la partita in tv ed erano rimasti impressionati dalle mie prodezze. Rimasi sorpreso di fronte a tale slancio emotivo. La stampa brasiliana il giorno dopo parlò apertamente di Sao Valdir, salvo pugnalarmi alle spalle qualche mese dopo”.

Valdir Peres giocò i mondiali di Spagna con qualche preoccupazione di troppo, accentuate dalla papera sul gol di Bal contro i sovietici, anche se lui sostenne che il pallone fosse carico d’effetto. Si arriva così alla gara con l’Italia. “E’ la partita che ha distrutto la mia reputazione e in parte la mia vita. Eppure, riguardano le immagini, sui tre gol di Rossi non avrei potuto fare nulla. Rossi quel pomeriggio sembrava un rapace. Vinse la partita da solo”.

E mentre in Italia si festeggiava, in Brasile la gente piombava nel dramma, perché, come sosteneva Valdir, “il calcio è vita e morte dalle nostre parti. Anzi, a volte è l’unica ragione di vita”. Al rientro in patria il portiere verdeoro venne accolto male e deriso da tutti. Fu lui stesso a raccontarmi un episodio che non è mai riuscito a digerire: “Ci fu un ragazzino che riuscì a eludere il servizio di sicurezza all’aeroporto. Si avvicinò per consegnarmi un foglio di carta. C’era disegnata la mia caricatura e una frase che recitava, Valdir Peres, specialità polli allo spiedo”.

Valdir Peres lasciò la nazionale con 30 presenze e tra i pali tornò proprio Leao, che in Spagna, nelle vesti di commentatore televisivo, non risparmiò critiche al collega. Eppure, nonostante i dolori di un uomo abbandonato da tutti, si congedò con una frase carica di ottimismo. “Al netto del calcio sono l’uomo più felice della terra. Ho vestito la maglia della più grande squadra al mondo. Mia figlia Rejane è una bravissima attrice. Da qualche tempo lavora a Hollywood. Le auguro di raccogliere tutte quelle soddisfazioni che mi sono state negate”.

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