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Quel clásico stanco che divide la Comunitat

By 18 Aprile 2019
Valencia Villarreal

Fino all’inizio del nuovo millennio Valencia e Villarreal erano alleate. Poi i trasferimenti di Palermo e Aimar hanno fatto divampare una rivalità tutta particolare

Un tempo erano società amiche. O almeno è stato così nella stagione 97/98. Fernando Roig, uno dei più ricchi e potenti imprenditori di Spagna, compra la piccola squadra della città di Vila-Real, 51 mila abitanti, tra Castellón e Valencia, che con un grande sforzo era riuscita ad arrivare in Serie B. L’obiettivo, fin da subito, è chiaro: arrivare in Primera e rimanerci il più possibile.

Ad aiutarli a realizzare questa impresa sono proprio i loro cugini maggiori. In quel Villarreal della promozione ci sono molti giovani e talentuosi giocatori in prestito dal Valencia. Il “patto familiare” è semplice: voi ce li crescete e in cambio loro vi portano in A. Non fa una grinza. Il Valencia, però, non sapeva che stava crescendo la classica serpe in seno.

E, a proposito di clásico, il patto aveva anche un sapore politico: il Villarreal nella massima categoria voleva dire anche un derby tutto valenziano. Un lusso che la Comunitat meritava, e poco male se negli anni è stato chiamato, con un po’ di malizia, el clàsico de la paella. Per la regione era un grande motivo di vanto.

Se è vero, però, che anche la più grande tempesta inizia con una piccola goccia di pioggia, allora in questo caso le gocce furono due. E arrivarono direttamente da Buenos Aires. La stagione successiva alla promozione del Submarino Amarillo coincise con l’anno in cui il Valencia perse due giocatori ancora oggi indimenticabili per i tifosi: Claudio Lopez e Farinós.

La piazza quindi chiedeva quantomeno un grande colpo per colmare il vuoto (non solo emotivo) e sul mercato faceva gola un ragazzo argentino de La Plata.

In realtà era seguito un po’ da tutti i grandi club europei, perché segnava come pochi. Si chiamava Martín Palermo, El Titán, l’uomo che aveva spaccato di gol il campionato argentino. Era praticamente fatta, stava per firmare per il Valencia quando, e non si è mai capito realmente il motivo, Martín cambiò idea e firmò per il piccolo, neopromosso, Villarreal.

Tipico del Titán: voleva la sfida, il pubblico caldo, quello stadio, El Madrigal, piccolo e infiammato, che tanto gli ricordava la Bombonera del suo Boca Juniors, raccolto e vibrante, sempre col fiato dei tifosi sul collo.

Il Valencia non prese per nulla bene lo sgarbo e, per tutta risposta, comprò un altro argentino, però con tutt’altro stile; più elegante, più aristocratico, più River Plate, più diez: Pablo, “El Mago”, Aimar.

Uno dei tanti “nuovi Maradona” in circolazione che mai lo sarebbe diventato. Eppure Cruyff disse di lui: «È l’unico giocatore in circolazione per cui pagherei un biglietto allo stadio».

Il dio del calcio volle che Aimar venisse dal River e Palermo dal Boca; volle metterli a confronto a più o meno la stessa differenza di chilometri che c’era tra i loro barrios a Buenos Aires; e fu come il battesimo di un fuoco per un clásico che era iniziato sottotono, quasi amichevole, ma che stava per diventare súper.

Valencia Villarreal

Per la cronaca, Aimar, negli anni, ha lasciato di più il segno di Palermo, ma non è questo il punto.

Il punto è che quella fu una miccia che mai nessuno volle spegnere. E anche se nel 2004 il Valencia vince la coppa Uefa battendo sul proprio cammino proprio los amarillos (unico precedente europeo tra i due club) e continua quindi ad essere il club principale della Comunitat, qualcosa però stava cambiando.

Il Valencia, fresco campione anche di Supercoppa contro il Porto, rimane un po’ fermo su di sé, mentre quell’estate il Submarino si rinnova. Tra gli altri arriva un giovane Forlán e soprattutto l’uomo che della squadra sarà il simbolo: Román Riquelme.

Il presidente del Villarreal Fernando Roig.

Guidati dal loro splendido numero otto, arriveranno sopra al Valencia in campionato. Fu l’esplosione degli amarillos: il piccolo club che ce l’ha fatta oscura la storia molto più vincente del Valencia.

E negli anni successivi il Madrigal si trasforma in un vero e proprio incubo, diventa inespugnabile, un’ossessione tutta valenziana. Il Villarreal diventò presto, di fatto, la prima squadra della Comunitat, lo stadio fu ampliato e i cugini, adesso nemici più che mai, vennero presto offuscati dai media nazionali, anche per via di risultati sportivi mediocri e incolori.

In realtà la retorica, a volte anche esasperata, di Davide che batte Golia, di cui più volte figure di spicco del Valencia si sono lamentate, ha delle fondamenta molto semplici: Roig, il presidente, è cresciuto insieme alla sua squadra diventando presto il primo imprenditore spagnolo.

Valencia Villarreal

A oggi è il maggior azionista dei Mercadona (catena di supermercati tipo Standa) ed è il presidente della più grande azienda di energia rinnovabile del paese. Insomma, la fionda di Davide che atterra Golia, in questo caso, non è nessun miracolo sportivo o frutto del caso, ma frutto di un portafoglio molto più generoso di quello valenziano e sicuramente meglio gestito.

Il campo però sa prendersi sempre le sue vendette. E la più cocente, per il Villarreal, arrivò durante la sua peggior stagione degli ultimi anni, quella della retrocessione del 2012. Fu proprio il Valencia a condannarli, con un gol di Jonas che i tifosi amarillos non potranno mai dimenticare.

In questi giorni si sta consumando un altro capitolo di questo infinito derby, uno dei più importanti. C’è in ballo la semifinale di Europa League. All’andata, al Madrigal, in una partita stranissima, il Valencia ha fatto tre gol, due nei minuti di recupero, e ha messo un buon vantaggio per il ritorno.

Il gol dei padroni di casa lo ha però segnato Santi Cazorla, degno erede dei nomi citati poco fa, molto stimato da Marcelino, il tecnico del Valencia, che, un po’ come tutti i tifosi del Valencia, sa che di lui, e della sua banda, c’è poco da fidarsi. Perché una volta si sono fidati, in quel lontano 1997, e ancora lo stanno pagando.

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