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Van der Sar è stato bocciato troppo in fretta?

By 29 Ottobre 2020

Storia di un portiere considerato un campione ovunque, tranne che alla Juventus

Noordwjik è una cittadina della Zuid-Holland. Luogo strategico sul mare, equidistante da Amsterdam, Utrecht e Rotterdam. Come un po’ in tutta l’Olanda, per viverci bisogna essere attrezzati. Edwin Van der Sar lo è. E da ragazzo è pronto a muovere i primi passi calcistici con la squadra dilettantistica locale. Fra i pali è ancora acerbo ma reattivo, non ruba l’occhio in termini di spettacolarità ma possiede un senso innato della posizione. Non sarà perfetto sul piano dei fondamentali ma ci si può lavorare.

Un giorno, un osservatore dell’Ajax si fa un’ottantina di chilometri fra andata e ritorno perché ha sentito parlare bene di un ragazzo che se allarga le braccia copre quasi tutto lo specchio della porta. Ottima impressione, affare fatto. E pensare che fino all’età di sedici anni, il futuro primo portiere straniero nella storia della Juventus non pensa di fare il calciatore. Il sogno è quello di diventare un commerciante di successo nella sua Voorhout. Molto mercantile, molto olandese tutto ciò. Tuttavia il calcio gli piace e per giocare a un discreto livello prende i mezzi e va a Noordwijk. Il successivo passaggio dalla dolce provincia del sud al caos calmo della Capitale sarà traumatico ma non troppo. In fondo, nella storia i suoi connazionali hanno navigato le Indie, cosa sarà mai per un ventenne prendere la macchina ogni volta?

 

(Photo by Ben Radford/Getty Images)

Da terzo portiere dell’Ajax scala pian piano le gerarchie e diventa titolare. Il tecnico Louis Van Gaal ha l’occhio clinico e non fraintende la mitezza di fondo con la scarsa personalità. Nei momenti topici il giovane Edwin sa farsi sentire, e non solo con il reparto difensivo. Van der Sar è un gigante di un metro e novantasei centimetri, sa come far valere la stazza in partita e se serve, anche dentro lo spogliatoio.

L’Ajax, e più in generale la Eredivisie, ha una certa tradizione in fatto di portieri, il pubblico è selettivo e vuole numeri 1 dal repertorio completo. Passano gli anni, l’Ajax (campione d’Europa in carica) perde la finale di Champions 1996 con la Juventus ma nel frattempo Van der Sar è diventato portiere titolare della Nazionale arancione. Il Mondiale di Francia 1998 alza ulteriormente le quotazioni del portiere, considerato uno dei migliori in quell’edizione. La finestra internazionale apre gli occhi ai dirigenti della Juventus: può essere proprio lui il successore di Angelo Peruzzi, che sta per passare all’Inter.

Detto, fatto. Nell’estate del 1999 Van der Sar lascia dunque l’Ajax per vestire la maglia bianconera. Non ha problemi a integrarsi nel gruppo, c’è Edgar Davids, a fare da interprete e da “trait d’union” nello spogliatoio. La stagione 1999-2000 finisce male: la Juventus perde il campionato all’ultima giornata nel pantano di Perugia, ma nessuno può dire che il nuovo portiere abbia responsabilità particolari. Anche perché è il meno battuto della Serie A.

Ben Radford /Allsport

È la squadra nel suo complesso ad avere avuto una flessione di rendimento nella parte finale e alla corte degli Agnelli queste sono cose che una volta possono anche succedere. Due, no. Invece, nel campionato successivo le cose vanno ancora peggio. Dapprima la Juventus viene eliminata al primo turno della Coppa Italia dal Brescia, poi non va oltre il girone iniziale di Champions League. Stavolta le critiche sono dirette anche a Van der Sar, che non è sempre apparso ineccepibile o esente da responsabilità. Il portiere olandese finisce sull’ipotetico banco degli imputati dopo la pessima prova di Atene contro il Panathinaikos.

8 novembre 2000, Van der Sar lascia passare una punizione per niente irresistibile dell’ex Paulo Sousa e nel secondo tempo è addirittura espulso per doppia ammonizione. La Juventus perde per 3-1, gli ultimi due gol li prende Rampulla ma nella memoria generale rimane solo la papera del primo tempo. Nemmeno Carlo Ancelotti può più dormire sonni tranquilli, anche perché la Roma ha ingranato bene e forse stavolta può farcela.

Per il portiere olandese è l’inizio di una vera e propria gogna da stadio. La partita successiva vede la Juventus affrontare la Lazio al Delle Alpi. Nonostante le contestazioni della curva bianconera Ancelotti continua a dare fiducia a Van Der Sar. Le cronache riportano di una prestazione disastrosa ma in realtà non è vero: su un tiro centrale di Salas il portiere si tuffa dalla parte opposta e permette alla Lazio di pareggiare la rete iniziale di Tudor. Questo dice la vulgata ufficiale. In realtà una zolla cambia la traiettoria e non c’è un giornalista che lo rilevi. Troppo facile dire che la palla passa sotto le gambe del portiere. Non si sa perché, ma la curva bianconera ce l’ha con lui, solo con lui. Al punto che i tifosi sembrano quasi sperare in un errore (vero, stavolta) per legittimare cori oltremodo sgradevoli. Per larghi tratti della partita a dominare il gioco è la Lazio e se quel sabato sera la squadra di casa non perde, lo deve a un fischiatissimo portiere che compie un paio di miracoli nelle peggiori condizioni psicologiche possibili.

(Photo by Phil Cole/Getty Images)

Il colpo è duro e ritrovare l’autostima implica un notevole equilibrio interiore. Grazie ad Ancelotti, Van der Sar rimane al suo posto e poco alla volta il rendimento migliora. Anche i mugugni dagli spalti diminuiscono, fin quasi a sparire. Ma proprio nella partita decisiva del 6 maggio 2001 contro la Roma, il portiere si lascia sfuggire un tiro di Nakata, teso ma non irresistibile, sul quale si avventa Montella per realizzare il pareggio romanista all’ultimo istante.

È opinione comune che la Juventus fallisca proprio quella sera l’ultima possibilità di aggancio alla vetta della classifica. Anche stavolta, tendenza molto italiana, si va alla ricerca di un capro espiatorio, come se il calcio fosse uno sport individuale. Edwin Van der Sar paga per tutti e quando in estate il diretto interessato apprende dai giornali che la Juventus ha acquistato Gianluigi Buffon, si rende conto che la sua permanenza a Torino ha i minuti contati. Giusto il tempo di svuotare gli armadietti e di rivolgersi al procuratore per cambiare aria in modo degno.

Sebbene le quotazioni siano in inevitabile ribasso, c’è ancora mercato. È giovane, ha 31 anni e può dare ancora tanto. Ma non in Italia. Emigra in Inghilterra, al Fulham. Non sarà l’Arsenal, non sarà il Liverpool e nemmeno il Manchester United, però quella è la piazza giusta per ripartire. Stagione modesta, la squadra di West Kensington chiude al tredicesimo posto ma può vantare un estremo difensore di nuovo affidabile e che parteciperà agli Europei del 2004 battendo una concorrenza di colleghi giovani e tutti validi. Quello che molti tifosi italiani ritenevano uno “scarsone” vestirà nel 2005 la maglia numero 1 del Manchester United, squadra con la quale Van der Sar vincerà nel 2008 la Champions League. La sera del 21 maggio a Mosca, l’olandese volante risulterà decisivo con il Chelsea dopo aver parato il rigore finale di Anelka. Del resto, una squadra che in quel momento mette insieme Cristiano Ronaldo, Tevez, Rooney, Rio Ferdinand, Scholes, Giggs, poteva affidarsi proprio all’ultimo arrivato in un ruolo come quello del portiere?

(Photo by Mark Thompson/Getty Images)

Dopo essere stato costretto a saltare i Mondiali 2010 a seguito di un grave problema familiare, Edwin Van der Sar chiude la carriera alla fine della stagione successiva. Cosa rimane di un portiere ritenuto validissimo ovunque tranne che nella Serie A italiana? Rimane un esempio di dedizione, di grande professionalità. Rimane una persona integra nel corpo e nello spirito, anche dopo aver subìto momenti di vero ostracismo personale. Rimane soprattutto un uomo di sport che a 50 anni compiuti oggi, lavora ancora nel settore in qualità di direttore generale dell’Ajax. E, se questo attestato non bastasse, rimane di lui il palmarès di un portiere che ha vinto titoli in qualsiasi squadra abbia militato. Perfino nel Fulham, perfino nella Juventus.

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