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Venticinque anni di (strane) maglie personalizzate

By 6 Luglio 2020

Compie un quarto di secolo questo cambio epocale che ha fatto la fortuna del merchandising, ma che ha regalato diverse chicche di livello: eccone un piccolo elenco

Il 27 agosto del 1995 è un giorno storico per la Serie A: a partire da allora i giocatori non usano più la classica numerazione dall’1 all’11, ma possono scegliere dall’1 al 99, anche se all’inizio nessuno si avventura in strani percorsi. Anzi, qualcuno, la maggior parte, mantiene il suo numero pre-personalizzazione.Vanno in pensione, però, certe sfumature, certi aspetti che davano al calcio di prima un’aura quasi magica: la numerologia scaramantica di Liedholm, ad esempio, o l’universalità di gente alla Cuccureddu, che in carriera tranne che con la “1” del portiere aveva indossato praticamente tutte le altre maglie, dalla 2 alla 11, e sette in una sola stagione (2, 3, 4, 7, 8, 10 e 11), nel 1975-76. Chissà che numero fisso avrebbe scelto il jolly sardo della Juventus. Probabilmente nessuno di questi, per la gioia del merchandising, grande convitato di pietra dell’intera faccenda.Venticinque anni di maglie con numeri e cognomi, o nomi, o soprannomi. Abbiamo quindi deciso di fare una carrellata con le 15 migliori personalizzazioni, in base all’originalità, soprattutto.

15° Fabio Quagliarella (27)

stefano raccamari/lapresse

Quando è stato possibile, non l’ha mai cambiata. Con la Juve gli era toccata la 18, ma perché l’altra ce l’aveva già Krasic. Un numero che per l’attaccante campano ha un significato ben preciso: è un ricordo del suo amico Nicolò Galli, che quando morì nel gennaio 2001, in un banalissimo incidente in motorino, giocava nel Bologna con la 27. E allora Fabio, suo compagno nelle giovanili dell’Italia, nonché suo coetaneo, per omaggiarlo ha sempre preso quel numero.

 

14° Ibou – Ibrahim Ba (13)

(Photo by Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)

Tra soprannomi con cui un calciatore diventa tale e un nomignolo da gruppetto di amici in mezzo ci passa un oceano. Immaginate Zidane che si scriva “Zizou” sulle spalle, o “Wazza” per Rooney, ecco; invece il francese quando arriva al Milan nel 1997 opta, forse perché veramente ha un cognome troppo corto, per il soprannome. Non gli porterà molto bene.

 

13° Paolo Montero (9) e Antonio Paganin (11)

I numeri personalizzati esistevano già da prima. In Premier, ad esempio, o in qualsiasi Mondiale o Europeo, in cui vigeva spesso l’ordine alfabetico, democraticissimo e indiscutibile. Col risultato di avere fantasisti con la 1 (Ardiles con l’Argentina) o difensori col 9 (Tassotti a Usa ’94), in casi estremi. Nel primo campionato con la numerazione libera, però, la doppietta dell’Atalanta che si affida ancora all’alfabeto è strepitosa, perché questi due difensori, entrambi titolari, è come se fossero le due punte. In mezzo, Morfeo, effettivamente un 10.

 

12° Alessandro Costacurta (29, 11 e 19)

© MARCO ROSI LAPRESSE

C’è uno stopper che dia l’idea dello stopper, quindi del 5, più di “Billy” Costacurta? No. Eppure nelle prime due stagioni con i numeri liberi sceglie il 29, ovvero la sua età, e poi l’11. Quando, nel 2002, entra in squadra in ritardo perché era rimasto senza contratto prima di firmare un nuovo accordo, trova la “sua” 5 occupata da Redondo, e allora opta per il 19, con cui giocherà da titolare la finale di Champions poi vinta con la Juve.

 

11°  Ivan Zamorano (1+8)

© MARCO LUSSOSO/LAPRESSE
Quante ne abbiamo viste così, un numero è già occupato e allora pur di non perderlo del tutto ci si inventa un’operazione matematica. Il primo a farla è il cileno, che per non fare uno sgarbo a Ronaldo (il brasiliano) prende lo stesso la 9, solo che la scrive in maniera diversa, con il segno tra l’uno e l’otto. Replicata anche nelle categorie inferiori.

 

10° Hakan Sukur (54)

Mandatory Credit: Stuart Franklin /Allsport

Dopo un inizio timido, in cui tendenzialmente più in là del 25 non si va, e dove i nuovi arrivi a stagione in corso pedissequamente prendono il primo numero libero successivo all’ultimo utilizzato, presto i giocatori cominciano con il “liberi tutti”. Il turco, che al Torino nel 1995-96 aveva la 9, tornato in Italia all’Inter prende la 54, dal numero di targa della città di Sakarja, dov’era nato.

 

9° Luca Bucci (5 e 7, soprattutto)

(Photo by New Press/Getty Images)

Cominciamo qui la rassegna dei portieri geniali. Detto che l’8 di Jongbloed della grande Olanda rimane il più originale, ma anche lì c’era di mezzo l’alfabeto, qua vige la volontarietà. Nella sua seconda avventura al Parma, dopo aver giocato con la 1 (e dopo essersi visto sfrecciare davanti un certo Gigi Buffon) per tre stagioni di seguito cambia sempre: prima la 37, poi la 7 e infine la 5. Chiuderà al Napoli con la 70. In precedenza era passato anche da un 33 a un 35 e a un 25.

 

8° Marco Borriello (tutte quelle che ha cambiato)

Una specie di Cuccureddu moderno c’è ed è l’ex attaccante dell’Ibiza: tenetevi forte perché è un vero ottovolante il suo, rimanendo alla Serie A, dove tra prestiti e ritorni alla base ha inanellato dieci numeri diversi, che da napoletano come lui potrebbero essere una base anche per eventuali giocate. Sono 22, 12, 9, 88, 23, 11, 15, 18, 21 e 30, andando a ritroso. E quando è andato in Inghilterra, al West Ham, ha preso la 46, per gradire. Se non è record poco ci manca: questo lo diciamo per i collezionisti.

 

7° Mohamed Kallon (2)

© MARCO LUSSOSO/LAPRESSE

Portieri con numeri di giocatori di movimento? E allora perché non un attaccante con quello del terzino destro? “Mimmo” Kallon alla Reggina in coppia con Possanzini e con Pirlo alle spalle giocava così. Gli era piaciuto così tanto che lo prese anche al Vicenza, l’anno dopo. All’Inter, invece, indosserà il 3.

 

6° Emiliano Viviano (2)

Foto LaPresse – Valerio Andreani

Ma da uno che ha chiamato la figlia Viola perché tifoso della Fiorentina cosa vi aspettavate?

 

5° Jonathan De Guzman (1)

Foto LaPresse/SpadaCi voleva un olandese del Chievo per fare la rivoluzione? Tutti questi portieri a prendere numeri di giocatori in movimento e nessuno a rovesciare la situazione. Memorabile un suo gol su rigore al Milan in cui questi due mondi ribaltati (di fronte c’era Gigio Donnarumma col suo 99) finalmente si incontrarono.

 

4° Cristiano Lupatelli (10)

DEBERNARDI/LAPRESSE

Il primo di tutti, però, era stato lui. Chievo all’esordio in A? E che problema c’è. Un portiere rasato a zero ma con le basette e il pizzetto e soprattutto con il numero del fantasista sulle spalle. Alla Roma, poi, perché non prendere il 3? In carriera non ha mai indossato l’1 se non in qualche amichevole: un gigante.

 

3° Nani (7)


Sul podio solo scelte di livello superiore, onestamente. Questa non è che ci sia bisogno di spiegarla, ma la cosa meravigliosa è che il portoghese questo numero l’ha indossato solo con la Lazio: di solito aveva sempre scelto il 17, il 18 o il 77.

 

2° Fabio Gatti (44)

©BELFIORE/LAPRESSE

Molto più famoso per questa scelta di maglia che per una carriera vissuta abbastanza ai margini, con l’apice al Perugia di Serse Cosmi. “Come allo Zecchino d’Oro”, scriverà la “Gazzetta dello Sport”. “Ho scartato il 4 – spiegherà il centrocampista – perché tipo quattro Gatti mi faceva tristezza. Avrei voluto il 5, però poi ho ceduto ai miei compagni, che un po’ per prendermi in giro, un po’ per affetto, spingevano per il 44”.

1° Marco Fortin (14)


Il tocco internazionale che ci mancava: di fatto, il cognome in due versioni. Racconta l’ex portiere del Siena: “Uno dei miei più cari amici mi chiamava quattordici e da quel momento tutti hanno iniziato a chiamarmi così. Quando è iniziata la possibilità di scegliere la maglia non ci ho pensato due volte”.

 

Bonus track Stefano Sensi (5)

(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Solo perché ci siamo concentrati sulla Serie A e l’attuale centrocampista dell’Inter aveva questo numero con il Cesena in B, altrimenti come minimo andava sul nostro podio.

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