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Viaggio nel derby più caldo di Francia

By 24 Gennaio 2021

Perché il confronto tra Lione e Saint-Etienne, che affonda le sue radici nella rivoluzione industriale, continua a essere la sfida più calda del campionato transalpino

 

“Una cosa solo ti chiediamo. Potete anche andare in Serie B, ma dovete vincere il derby col Saint-Etienne”. L’ordine perentorio di un rappresentante dei Bad Gones, storico gruppo ultras dei tifosi dell’Olympique Lione, aveva gelato il sangue di Sergi Darder, centrocampista spagnolo arrivato sulle sponde del Rodano nell’estate del 2015. Cresciuto nell’Espanyol, il centrocampista maiorchino sapeva cosa fosse un derby ma non pensava che questa rivalità potesse avere una magnitudo così grande da essere inglobata a livello regionale.

Le città di Lione e Saint-Etienne sono lontane 62 km l’una dall’altra ma si trovano nella stessa macro zona conosciuta come Alvernia – Rodano – Alpi. Una distanza che non ha impedito di formare una rivalità storica e sociale, come dichiarato dal politologo Philippe Dujardin: “Si tratta di un derby nel più stretto senso antropologico. È come se fossero due entità di quartiere della stessa città. O meglio, due villaggi l’uno contro l’altro”. Uno scontro tribale, insomma, che risale alla rivoluzione industriale.

 

Luci e miniere 

Proprio nella metà del diciannovesimo secolo, quando ogni tipo di fabbrica si sviluppva nella Francia figlia della rivoluzione, Lione iniziava a crescere come città borghese e Saint-Etienne a imporsi come polo manifatturiero. Da quel momento in poi la prima si fece notare come la città delle luci e la seconda come la città delle miniere. Una dicotomia assoluta nella regione più produttiva e ricca dell’Exagone sarebbe sfociata, inevitabilmente, in una rivalità calcistica straripante, con ogni probabilità la più importante e significativa del campionato transalpino.

A livello di territorio, se diamo una rapida occhiata alla mappa politica francese, non esistono infatti derby cittadini tra club dalla grande tradizione. I 50 anni del Paris Saint Germain, nuovo ricco con poco blasone, riflettono l’assenza di adrenalina calcistica in una capitale nella quale nessun’altra rappresentante si è mai imposta in campionato a partire dal dopoguerra. Se il grande Clásico tra Olympique Marsiglia e il Paris Saint Germain è equiparabile a un Barcellona – Real Madrid, altre rivalità regionali non esistono.

Ad eccezione, appunto, di quella tra i Verts e i Gones, che segue la falsa riga di quella britannica tra Liverpool e Manchester, due città di una stessa macro-regione la cui relazione sociale si è andata incrinando proprio durante la rivoluzione industriale, finendo con l’incarnarsi totalmente in una storica inimicizia calcistica.  Il confronto tra Ville Lumiere (a Lione i due fratelli che inventarono il cinema si installarono e morirono) e Ville Minière sarebbe stato trasposto nel mondo del pallone, dando vita al sentimento di odio sportivo e non solo più intenso di tutto il campionato francese.

 

Due dinastie

 

Sebbene a secco di titoli di campione di Francia da quarant’anni, quando tra le sue fila militava un certo Michel Platini, il Saint-Etienne è ancora oggi la squadra transalpina con più scudetti, dieci in totale. La sua aura di grande club è stata oggi rimpiazzata dalla passione dei suoi tifosi, da molti reputati come i fan più sfegatati di Francia, persino più di quelli della calda e caotica Marsiglia.

 (Photo by Paolo Bruno/Getty Images )

Dominatore assoluto della scena del calcio francese negli anni ‘60 e ‘70, il Saint-Etienne avrebbe marcato un’epoca raggiungendo una finale di Coppa dei Campioni nel 1976, quando venne sconfitto per 1-0 da un Bayern Monaco in pieno apogeo. La rivalità con il Lione è iniziata nel 1951, anno del primo scontro ufficiale in campionato, e negli anni ‘80 i primi movimenti ultras indipendenti avrebbero iniziato a terrorizzare i 62 km dell’autostrada A47 che collega le due città.

A inizio millennio la direzione dell’istrionico Jean-Michel Aulas formò con pazienza un vivaio di grandi talenti e permise la costruzione di un progetto solido e duraturo grazie al quale il club del Rodano divenne il padrone assoluto della Ligue 1 dal 2001 al 2008, vincendo ben sette titoli di Francia consecutivi. Da un lato la dinastia d’antan propria dei movimenti operai, dall’altra la dinastia dei borghesi che si iniziavano a imporre nella prima era di calcio moderno. Una rivalità che oggi è sentita ancor più di prima, visto che nessuna delle due squadre può aspirare realmente a vincere un titolo, almeno per ora.

 

Dal campo agli spalti

 

Dal 1981 al 2001, ossia nel ventennio in cui nessuno dei due club ha conquistato un titolo, il confronto, povero in campo, si spostava sugli spalti e nelle zone vicine allo stadio. Ma al di là degli scontri da guerrilla urbana erano gli striscioni sugli spalti a far affiorare l’acredine tra le due realtà. Il più cattivo fu esposto dai Bad Gones, ultras del Lione, durante un derby negli anni ‘90, e recitava: “Quando noi inventavamo il cinema i vostri padri morivano nelle mine”.

Gli episodi in campo, tuttavia, non sarebbero mancati. Nel 1978 Bernard Lacombe, nato e cresciuto nel Lione, sarebbe andato al Saint-Etienne per rimpinguare le casse della sua società. “Avevo l’impressione di essermi trasferito dall’altro lato del mondo, mentre in realtà avevo percorso 60 km in auto”, avrebbe detto l’attaccante della nazionale francese, il cui trasferimento fu organizzato durante il mondiale d’Argentina per mascherarlo il più a lungo possibile.

PHOTO JEAN MARIE HERVIO / DPPI – FANS ASSE

Il suo primo derby nello stadio che fu suo per nove anni lo visse ovattato, senza quasi partecipare alle azioni, come lui stesso rivelò poco dopo l’incontro, alla fine del quale imboccò lo spogliatoio del Lione, provocando la reazione esilarante dei suoi ex compagni di squadra. Gregory Coupet avrebbe fatto il percorso contrario diciotto anni dopo, ma per lui l’accoglienza dei suoi nuovi tifosi fu macabra: nella curva del Lione pendeva impiccato un manichino che lo raffigurava. L’ultimo grande coup de théâtre risale invece al 5 novembre 2017, quando l’OL si impose per 5-0 nel feudo nemico. L’ultimo gol fu firmato da Nabil Fekir, lionese cresciuto nel club della sua città, il quale per esultare si tolse la maglia esponendola ai tifosi locali in segno di scherno assoluto, scatenando una bagarre immediata nello stesso stadio e obbligando la polizia ad accompagnare il pullman dell’OL fino al rientro a casa.

Al giorno d’oggi il bilancio dei confronti in Ligue 1 è di 39 vittorie a testa e 31 pareggi, il che aumenta ancora di più il voltaggio della partita di stasera al Geoffroy Guichard, stadio dei Verts, per la quale gli ultras del Lione hanno annunciato di essersi già ‘preparati’. Con i padroni di casa invischiati nella lotta per non retrocedere e gli ospiti in zona Champions, anche stasera questo confronto varrà più di un derby. E, nonostante l’assenza di pubblico, il calore della tensione arriverà fino in campo.

 

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