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Victor Osimhen è diventato fondamentale per il Napoli

By 10 Maggio 2021

Frettolosamente etichettato come un pacco, il centravanti africano del Napoli è ormai un ingranaggio necessario nel meccanismo di gioco di Gattuso

 

Nel momento in cui una perdita di sangue alla testa ha costretto Victor Osimhen ad abbandonare il campo di gioco nella partita del 2 maggio scorso contro il Cagliari, Gennaro Gattuso aveva compreso di aver perso la sua arma più affilata. Autore del gol del momentaneo vantaggio e di un gol annullato per un presunto fallo su Godin, il centravanti nigeriano aveva fatto praticamente reparto da solo, dando nuovamente dimostrazione della sua consolidata centralità nel gioco degli azzurri. Un gol valido e uno annullato, per molti ingiustamente, e una serie di scatti e di allunghi in solitaria non solo lo avevano confermato come migliore in campo ma ne avevano anche accertato lo status di centravanti titolare degli azzurri.

Uno status del quale era stato esautorato solamente da una serie di sfortune a livello fisico da novembre 2020 a marzo di quest’anno, periodo nel quale l’africano è stato troppo frettolosamente bollato come pacco, visti i 70 milioni d’euro spesi per lui. Un controllo difettoso o un tiro sbilenco erano diventati scusa per attaccarlo facilmente, fino a quando con i fatti ha dimostrato che si era trattato, appunto, di un periodo di riassestamento. Eh sì, anche perché a inizio campionato Osimhen aveva iniziato con il piede giusto, e le ultime prestazioni ne hanno confermato l’efficacia in campo aperto, in quegli ultimi 40 metri nei quali il nigeriano appare devastante.

 

Diamante grezzo

 

LaPresse.

Arrivato in Europa a 18 anni al Wolfsburg, l’attuale numero 9 azzurro ha iniziato a muovere dolcemente i passi della sua danza dinoccolata nel calcio europeo. Nell’estate del 2018 puntò su di lui il Charleroi, squadra belga, dove Osimhen diede per la prima volta l’impressione di poter fare qualcosa di grande, come ricorda il suo ex compagno Javi Martos: “Aveva le idee molto chiare per avere appena 19 anni. Era sempre il primo ad arrivare agli allenamenti e ricordo che ogni volta che dovevo marcarlo soffrivo quando c’era molto spazio dietro di me, a causa della sua abilità nell’allungo. Compresi presto che sarebbe diventato un attaccante d’élite, anche perché era molto maturo per l’età che aveva”. 12 gol in 25 presenze lo proiettarono immediatamente in un’altra dimensione, attirando così l’attenzione di un Lille da sempre attentissimo ai giovani di grande prospettiva. E l’annata 2019-20 in Ligue 1 lo vedeva protagonista assoluto nel gioco diretto e verticale di Christophe Galtier, il quale vide immediatamente in lui il terminale offensivo di movimento ideale per il suo gioco. 13 centri in 27 presenze e il quarto posto nella classifica marcatori di Ligue 1 al pari di un certo Neymar certificavano le potenzialità di quello che Martos chiama “un diamante grezzo, che può migliorare ancora molto nello stop a seguire e anche la definizione sotto porta, ma che quando ha campo aperto è capace di fabbricare gol praticamente da solo”. Si tratta, dunque, di un vero e proprio diamante grezzo venuto dalla caotica e infernale Lagos, una città che lo stesso nigeriano ha comparato con Napoli appena sbarcato in città toccato da quel mix tra frenesia e calore umano che in Germania, Belgio e Francia non aveva potuto respirare come in riva al Golfo.

 

Molla

 

Per tutti, al di là dei miglioramenti in corso dal punto di vista tecnico, il giovane nigeriano deve perfezionare il suo impeto caratteriale. Lo pensa anche Mario Notaro, suo allenatore al Charleroi, che ammette: “Deve imparare a mantenere la calma e a concentrarsi di più sul suo lavoro sotto porta”. Il suo ex tecnico in Belgio azzarda anche un paragone scomodo: “Mi ricorda Eto’o per il suo modo di incedere e di puntare la porta in velocità. In generale, è molto difficile prenderlo se parte in progressione”. Di queste cose ne è convintissimo Gennaro Gattuso, che lo ha fortemente voluto per il suo Napoli e lo ha messo titolare in punta ogni volta che poteva. Il nigeriano permette infatti agli azzurri di attaccare la profondità e di giocare venti metri più avanti, abbassando in modo netto le linee di difesa avversarie. Qualcosa che né il virtuoso Mertens né il roccioso Petagna possono fare.  Dall’8 novembre al 7 marzo, date del suo secondo e terzo gol in campionato, Osimhen ha giocato con il Napoli solamente quattro partite nell’arco di quattro mesi per via di un brutto infortunio alla spalla seguito dalla positività al covid e poi da un infortunio alla testa. Una volta ripresosi l’africano ha ridato a Gattuso quell’elasticità offensiva che solo lui può fornirgli in quanto molla scattante. “Vuole vincere sempre” continua il suo ex allenatore Notaro, il quale insiste sulla perseveranza del ragazzo, un ventiduenne che non ha notato la pressione di giocare per una squadra dalle grandi ambizioni, così come non ha sentito la differenza tra le marcature di Ligue 1 e Serie A.

LaPresse.

La doppietta di sabato scorso a La Spezia, condita da un assist per Lozano, è l’ultimo scatto fulminante del nigeriano, il quale adesso è sempre più indispensabile per Gattuso. Il bottino di sette reti nelle ultime otto uscite la dice lunga sulla centralità di Osimhen nel gioco del Napoli, il quale ormai guarda a lui come punto di riferimento in ogni azione offensiva, come un magnete verso il quale sono attirati tutti i palloni. Maldestro e sconclusionato per i criticoni, l’africano è stato invece coccolato dal tecnico calabrese, il quale aveva capito prima di tutti di avere a disposizione un diamante grezzo da rendere sempre più puro e brillante. Ed è a lui che si aggrappa il Napoli in una volata Champions che si deciderà al fotofinish, alla velocità di fondo che proprio il nigeriano predilige.

 

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