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I videogiochi stanno diventando un problema in Premier League

By 29 Marzo 2019
Southampton wi-fi

Concentrati sulla lotta salvezza. Con otto partite ancora da giocare e appena due punti di vantaggio sul Cardiff City, terzultimo, per il Southampton ogni passo falso rischia di essere fatale. Per questo il tecnico dei Saints, Ralph Hasenhuttl, ha deciso di spegnere il wi-fi nell’albergo della squadra. Il motivo? Evitare che i calciatori facciano le ore piccole con i videogiochi online. Un problema, questo, che il mister aveva già dovuto affrontare nel suo biennio alla guida del Lipsia.

Secondo Hasenhuttl, che si è seduto sulla panchina del club inglese lo scorso dicembre, la dipendenza dai videogiochi sarebbe in tutto e per tutto paragonabile a quella da alcol e droghe. «L’ho affrontata anche nel mio ultimo club – ha spiegato – dove abbiamo avuto problemi con qualche calciatore che è rimasto in piedi a giocare fino alle tre di notte la mattina prima di una partita. Bisogna aiutarli e proteggerli, perché questo non è certo un problema da poco. A voler essere sinceri è lo stesso problema che si ha con l’alcolismo o con la dipendenza da droghe».

Ma l’allenatore austriaco ha chiamato direttamente in causa la politica. «Fino a quando il governo non la riconoscerà ufficialmente come una malattia, dovremo proteggerei i calciatori a modo nostro – ha aggiunto – Se questa fosse trattata come una patologia, allora sarebbe facile per il governo ordinare alle compagnie di mettere un blocco, per esempio, dopo tre ore in modo che nessuno possa continuare a giocare oltre quella soglia».

Problema videogiochi in Premier League

Ralph Hasenhüttl, 51 anni, allena il Southampton dallo scorso dicembre (foto: Getty)

Un problema serio, che riguarda sempre più calciatori professionisti. Qualche giorno fa, il Sun aveva raccolto la testimonianza anonima di una star della Premier League (il cui contratto scadrebbe in estate) che aveva ammesso la sua dipendenza da Fortnite. Un richiamo così forte da diventare praticamente ineludibile. «Quando torno dall’allenamento, la prima cosa che faccio è accendere la mia Xbox e cominciare a giocare – ha detto il calciatore – Riesco a giocare anche per otto – dieci ore al giorno anche se una volta sono riuscito a non smettere per 16 ore consecutive. Ed era il giorno precedente a una partita».

E ancora: «Quando siamo impegnati in trasferta e viaggiamo con il pullman, gioco dal momento in cui partiamo fino a quando non mi metto a letto la notte. È quasi normale per me stare sveglio fino alle due o alle tre di mattina. Qualche volta perdo anche l’allenamento della mattina successiva». Un’ossessione che, però, sarebbe generalizzata in Premier League. Sì perché molti colleghi passerebbero giornate intere a giocare online con la fonte del Sun.

Il problema grave ma non nuovo. Nel 1997, ad esempio, l’ex portiere del Liverpool David James indicò i videogiochi per una sua brutta prestazione contro il Newcastle: «avevo giocato per ore e ore a Tekken II e Tomb Raider».

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