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Villarreal, dimenticare l’Arsenal con l’Arsenal

By 29 Aprile 2021
Villarreal-Arsenal

Dopo 15 anni gli spagnoli si giocano una semifinale europea contro i Gunners. Unai Emery, l’allenatore più vincente nella storia dell’Europa League, deve far compiere il salto di qualità al Sottomarino Giallo assieme ai due dei giocatori dal rendimento più alto in questa stagione: Gerard Moreno e Pau Torres

Ed è subito 2006. Al momento dell’estrazione del tabellone dell’Europa League per questa fase conclusiva al Villarreal hanno fatto immediatamente un salto indietro di 15 anni. Allora, però, contro l’Arsenal la semifinale era di Champions League, sfumata per un calcio di rigore sbagliato da colui che fin lì era stato il leader assoluto della squadra, quel Juan Roman Riquelme che nella tranquillità del “Sottomarino Giallo” era tornato a predicare, palla al piede, lontano dai miasmi di Barcellona. Non per questo precedente sfortunato, però, nella piccola città valenciana (piccola rispetto alle altre tre arrivate fin qua, naturalmente: Roma, Londra e Manchester) si considerano sconfitti in partenza.

Lo specialista

Va detto che la campagna-acquisti dell’ultima estate, che ha rifatto quasi completamente l’ossatura della squadra, comportava grosse aspettative. Sono arrivati nomi importanti, non per forza costosi, ma che implicavano come obiettivo come minimo in raggiungimento della zona-Champions, nella Liga.

Un nome su tutti, Dani Parejo: il suo trasferimento (gratuito e in lacrime) dal Valencia al Villarreal ha certificato un fatto che appariva già evidente a molti, e cioè il passaggio di consegne come leadership della zona al Submarino Amarillo. Nessuno fino a qualche anno fa si sarebbe aspettato che il capitano del Valencia, uno dei più completi centrocampisti della Liga, potesse andar via intanto a zero, ma poi non a una big, bensì ai vicini regionali.

Villarreal

11 marzo 2021. Dani Parejo calcia una punizione durante i sedicesimi  di Europa League tra Dinamo Kiev e Villarreal (AP Photo/Efrem Lukatsky).

Qui, però, entrano in ballo le vicende societarie  del club Che, con la proprietà di Peter Lim odiata come nessun’altra forse al mondo dai propri tifosi. Ancora di più dopo aver perso il capitano dopo nove stagioni e un altro centrocampista di spessore come Coquelin; ma almeno questo il Villarreal l’ha pagato, 6.5 milioni.

Dal Watford poi sono arrivati altri due rinforzi interessanti, il francese Capoue e il terzino sinistro ecuadoriano Estupiñán, l’anno scorso in prestito all’Osasuna e impressionante per possanza fisica e quantità nei rifornimenti (un gol e 5 assist e 1.2 passaggi-chiave a partita). Quest’ultimo, però, tra infortuni e concorrenza non è riuscito ad avere continuità.

Poco male, perché, appunto, il Villarreal ha una rosa enorme, con almeno un’alternativa per ogni ruolo e pensata per giocarsela su più fronti. E se in campionato la situazione è andata in picchiata nel girone di ritorno (a gennaio era quinto a 3 punti dal Siviglia quarto, adesso è settimo a 21), in Europa con un cammino praticamente intonso ha raggiunto le semifinali. Fin qua, infatti, i Gialli hanno giocato 12 partite vincendone 11 (una a tavolino, ma ininfluente) e pareggiandone una sola, a Tel Aviv contro il Maccabi: roba del 26 novembre scorso, nel girone di qualificazione alla fase a scontri diretti. Da allora, un rullo compressore.

Villarreal-Arsenal

Francis Coquelin (Photo by Magma / PRESSINPHOTO).

In fondo in panchina c’è uno dei massimi esperti della manifestazione, avendone disputato quattro finali: tre le ha vinte col Siviglia consecutivamente, dal 2014 al 2016, mentre nel 2019 ha perso quando era seduto proprio sulla panchina dell’Arsenal, contro il Chelsea di Maurizio Sarri.

È Unai Emery, che con i Gunners si è lasciato maluccio in un ambiente che lo prendeva in giro per la sua pronuncia e che non era ancora pronto, chissà, ad assorbire la botta della fine dell’era ventennale di Arsène Wenger. Con una squadra quasi azzerata in quanto a qualità, con Ramsey ceduto alla Juventus e Ozil che già iniziava a fare le bizze, e acquisti probabilmente non voluti ma costosissimi (Pepe dal Lilla, ad esempio), il cortocircuito e il tilt sono stati una naturale conseguenza.

Chi l’ha sostituito (a parte la parentesi Ljungberg) sulla panchina dell’Arsenal, Mikel Arteta, è ancora lì, peraltro. E sarà un interessante derby tra allenatori baschi dalla traiettoria quasi opposta. Calciatore molto modesto e studente preparatissimo, quasi un secchione, Emery, e allenatore già in campo, Arteta, che prima dei Gunners era stato vice di Pep Guardiola al Manchester City.

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(AP Photo/Alberto Saiz)

Fattore Gerard

Il Villarreal in campionato ha mollato gli ormeggi da quando ha capito che quelle davanti (Atletico Madrid, Barcellona, Real Madrid e Siviglia) non avrebbero rallentato, concentrandosi quindi sull’Europa League. Giusto o sbagliato? Lo vedremo. Di sicuro c’è che chi vince questa competizione andrà in Champions tanto quanto la quarta della Liga.

Così Emery ha mantenuto un undici-base i giovedì salvo poi sbizzarrirsi con il turnover in campionato. Pochissimi, i giocatori che non ruotano mai. Uno, a dire il vero, sarebbe quasi un crimine toglierlo dal campo dato il livello che ha raggiunto in questa stagione: Gerard Moreno. Un attaccante che sta avendo una carriera un po’ alla Luca Toni, sempre più prolifico man mano che si sta avvicinando ai trent’anni (adesso ne ha 29).

Gerard è una strana “bestia” da decifrare, perché è un centravanti fatto e finito, ma non ama rimanere fermo come un palo ad aspettare palloni in mezzo all’area e fare da sponda. Per quello ci sono, casomai, Paco Alcacer e, in alternativa, l’ex milanista Carlos Bacca. No, Moreno parte da destra per sfruttare il suo piede forte, il sinistro, e associarsi con l’altra punta. «Un camaleonte, intelligentissimo, gioca di sponda, non è veloce ma nell’uno contro uno è formidabile: ha una grande resistenza allo sforzo, quasi da centrocampista, e sa sempre trovare delle alternative se lo fermano», così Javier Calleja, attuale allenatore dell’Alaves fino all’anno scorso al Villarreal.

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Gerard Moreno, 29 anni, ha segnato 6 gol in questa Europa League (Photo by Sergio Ruiz / PRESSINPHOTO).

Qualche numero: a meno di cataclismi nelle ultime giornate Gerard sarà di nuovo il miglior attaccante spagnolo (c’è un premio apposta assegnato a fine campionato, il “Zarra”). Attualmente il tassametro dice 20 gol, con 5 assist, dietro solo ai due mostri sacri Messi e Benzema; più altre 6 reti in Europa League. Ma è un giocatore completo: 3.1 tiri in porta a partita in campionato, 1.4 passaggi-chiave e 2.3 dribbling.

Il Villarreal se l’è trovato in squadra quasi per caso, in realtà, anche se il cartellino di Moreno è sempre stato del Sottomarino Giallo, come minimo in comproprietà, dal 2010. Gerard, che è catalano di Santa Perpetua, all’epoca è del Badalona dopo essere uscito dalle giovanili dell’Espanyol: preso per il Villarreal B, con il Real Madrid beffato perché aveva già dato la parola al club valenciano, viene spedito in prestito al Maiorca prima di tornare alla seconda squadra di Barcellona al prezzo di 1.5 milioni per la metà del cartellino. Ne dovrà spendere 20 il Submarino nel 2018 per riprenderselo dopo che in tre stagioni ha segnato 36 gol.

Un investimento oculato visto che adesso Gerard vale cinque volte tanto e si sussurra di un interesse dell’Atletico Madrid e del Leicester per lui, col contratto in scadenza nel 2023. Non solo il Villarreal punta forte sulla sua stella, ma anche la Spagna in vista dell’Europeo.

8 aprile 2021. Pau Torres durante i quarti di finali contro la Dinamo Zagabria allo stadio Maksimir (AP Photo/Darko Bandic).

Uomo-mercato

L’altro pezzo pregiato dei valenciani è il secondo Pau più famoso di Spagna nello sport dopo Pau Gasol, cestista catalano tornato al Barcellona dopo 15 anni a predicare basket in Nba. È Pau Torres, nato e cresciuto a Villarreal, prodotto a chilometro zero che di più non si può. È praticamente sicuro che in estate se ne andrà, con il Real Madrid in pole position per prenderlo come sostituto di Sergio Ramos.

Torres forma con Raul Albiol, l’ex del Napoli, una coppia di centrali ben assortita tra differenza d’età e caratteristiche tecniche. Albiol, più esperto, più posizionale, migliore con la palla tra i piedi, si incastra quasi alla perfezione con il giovane compagno, mancino ed esuberante fisicamente: l’anno scorso, per rendere l’idea, è stato il quarto miglior giocatore in assoluto come velocità di punta, con 34.9 chilometri all’ora. Nessun difensore centrale si è avvicinato a questi numeri, meglio di lui solo centrocampisti come Valverde del Real Madrid o Hernani, ex Levante e adesso al Parma.

Gli altri punti di forza di Pau sono le clearance, le “spazzate” (3.5 a partita nella Liga) e le respinte dei tiri avversari (0.8 a partita, sesto assoluto del campionato). Vede anche lui la porta, dall’alto del suo metro e 91 ha già segnato 2 gol nella Liga e uno in Europa League. Eppure di testa, è un paradosso, può ancora migliorare, visto che vince solo il 60% dei duelli aerei che affronta.

A 24 anni, alla seconda stagione in massima serie, Pau sta comunque bruciando le tappe ed è diventato un altro imprescindibile di Luis Enrique per la Nazionale spagnola. Emery l’ha già battezzato: “Se deve andare via da qua la sua dimensione è quella di un Real Madrid o di un Barcellona”. Costa 50 milioni e la bottega del Villarreal tendenzialmente è molto cara. Figuriamoci poi se dovessero vincere l’Europa League e quindi qualificarsi per la prossima Champions.

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