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Vinnie Jones fa ancora paura

By 21 Gennaio 2020

Ritratto del centrocampista che per tutta la vita ha mai smesso di interpretare il ruolo del cattivo

Cominciamo dalla morte. Luglio 2019 – Vinnie Jones il duro, il cattivo piange. Sua moglie Tanya è morta di cancro a cinquantatre anni, lei era la luce della sua vita, come ebbe modo di ripetere più volte. Colpito con la stessa rabbia con la quale spezzava gambe e caviglie quando giocava nel Wimbledon, in lacrime di fronte alla fragilità del nostro vivere e morire. Eppure a quest’uomo controverso, con grande ironia, Guy Ritchie, celebre regista inglese, la prima parola che fece pronunciare in “The Snatch”, film del 2000 con Benicio del Toro, Brad Pitt e Jason Statham, fu: “Bonjour”. Un’espressione delicata, tenera, per poi rivelare che era un picchiatore della malavita che in una scena viene sparato più volte da un cinese il quale, vedendolo sempre in piedi, grida stupito: “Se ti colpisco, devi cadere!”.

Vinnie Jones, dopo aver smesso di giocare, infatti è diventato attore, un caratterista, di quelli che sono sempre cattivi e spietati per quella faccia squadrata, il corpo robusto e gli occhi gelidi; insomma il villain che ha caratterizzato tanto cinema. Uno dei più famosi è stato Rondo Hatton (“il mostro che non aveva bisogno di makeup”, era lo slogan che lo presentava), prima giornalista di successo poi, a causa della acromegalia che gli deformò la faccia, attore che passò il resto dei suoi giorni a interpretare psicopatici e bruti.

E il volto lungo, irregolare di Vinnie Jones è più vicino alla violenza che al cielo, anche se a quanto pare “il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12). Nel 1988 vince con il Wimbledon l’FA Cup. Quella squadra viene chiamata Crazy Gang per la violenza con la quale gioca; minaccia gli avversari ancor prima di entrare in campo, intimidisce sull’erba, annuncia rappresaglie e batte in finale il leggendario Liverpool di Kenny Daglish.

 

Chris Cole/ALLSPORT

La Crazy Gang era destinata a soccombere, secondo i giornali e le televisioni inglesi e nessuno si aspettava di vedere il pallone calciato su punizione da Wise finire sulla testa di Lawrie Sanchez e poi in rete. Nel secondo tempo Goodyear falcia Aldridge in area, rigore per il Liverpool. Aldridge tira ma Beasant si allunga e riesce a parare. La banda di pazzi vince, esulta, è uno dei rarissimi trofei vinti da Vinnie Jones.

La coppa viene consegnato da Lady Diana (che alla fine della partita applaude con sorriso mesto) mentre il grande commentatore John Motson afferma: “The Crazy Gang has beaten the Culture Club”, riferendosi al gruppo di Boy George famoso oltre che per le canzoni anche per lo stile androgino. Non a caso Vinnie affermò di aver capito nel sottopasso che quella partita l’avrebbero vinta: insultando i calciatori del Liverpool, questi fecero finta di nulla, guardando al massimo le scarpette.

Per molti Jones non è stato un calciatore ma un macellaio cattivo che cercava solo di intimidire, come accadeva spesso sui campi di calcio degli anni Ottanta dove si picchiava senza timore di far male, anzi si voleva fare male. Come faceva quando era ragazzo. Il padre è guardia forestale, la mamma casalinga, Vincent non ha voglia di andare a scuola, perde tempo nelle strade di Watford, fa a botte, gioca a pallone anche se non è bravo a calciare – la città è grigia, triste, le giornate da passare lunghe e la noia entra in tutte le case anche quando non c’è la pioggia.

 Allsport UK

Vinnie, per guadagnare, diventa manovale e lo vedi faticare nei cantieri come quelli descritti da Ken Loach, afflitti dalla mancanza di soldi e da una professione precaria. Sono gli anni della Thatcher, dei palazzi grigi, del sussidio di disoccupazione, degli hooligans, delle periferie dove la morte e i mattoni erano tristi allo stesso modo; il giovane Vincent esordisce comunque col Wealdstone nel 1984, a diciannove anni, ma una squadra non professionistica non dà danaro né gloria, allora diventa carpentiere, si smazza nella calce, prende il freddo dell’inverno e l’umido dell’Inghilterra, si alza per andare a lavorare quando fuori è ancora buio: i cantieri sono ovunque, si costruiscono palazzi che puoi solo definire brutti.

Nel tardo pomeriggio, mentre il lavoro gli spacca le ossa, si allena col Wealdstone, è dura, durissima sopportare il cemento prima la corsa poi. Lui è rude, non sa giocare a pallone, è un muratore in mezzo al campo però capita che lo chiamino i dilettanti svedesi dell’IFK Holmsund. Terza divisione, nulla di che però è la Svezia, paese dal welfare importante, e allora Jones accetta.

Forse smetterà di alzare muri nei sobborghi. Gioca da mediano, randella sui campi ghiacciati, gli avversari non sono dei campioni, spesso addirittura più scarsi e alla fine della stagione vincono il campionato. Di lui, nel gelo limpido di Svezia, si accorge il neopromosso Wimbledon, lo vuole l’allenatore Dave Bassett: nessuno lo conosce, viene dai bassifondi dei campionati minori e sa che per una squadra mediocre conta correre, picchiare e, soprattutto, never give up.

Vinnie Jones, con la maglia e i guanti da portiere, grida qualcosa ai tifosi avversari durante un Newcastle – Wimbledon finito 6-1 per i padroni di casa nel 1995.  (Photo by Ross Kinnaird/Allsport/Getty Images)

Pretende un gioco ruvido, che si affida agli attaccanti, è proprio quello che fa per Vinnie Jones: minacce fisiche, insulti, provocazioni continue, escrementi nei bagni, docce rotte, disturbi di qualunque genere. Jones rappresenta quel modello di calcio feroce e sboccato che oggi molti odiano. Tra scommesse e litigi succede che i calciatori del Wimbledon si azzuffino, che le risse negli spogliatoi siano poi visibili sulle facce gonfie di ematomi quando scendono in campo.

La fama di Jones e company cresce, sono i cattivi ragazzi d’Inghilterra, quelli che non vincono ma picchiano tanto. Nell’estate del 1987 arriva in panchina Bobby Gould, che come Bassett continua a trasformare in zuffa gli schemi di gioco. Vinnie Jones è il più cattivo della banda, spacca le ossa come una volta il lavoro di muratore aveva fatto con lui, si ha timore di affrontarlo, dentro si porta ancora le albe livide di sonno e di fatica e il pallone, per lui, è una cardarella da spingere con forza sennò non si solleva e se non si solleva, l’opera non comincia.

Un giorno, poi, durante la partita tra Wimbledon e Newcastle United capita che Jones litighi più volte con Paul Gascoigne, il centrocampista ex della Lazio teme un agguato del mediano di Watford, che arriva. Vinnie afferra i testicoli di Gascoigne e li stringe forte come avesse voluto strappargli nome, cognome e anima. La strizza delle parti basse sarà ripetuta in due scene in “The Snatch”, chiaro omaggio al feroce Vinnie. Ma mica basta.

(Photo by Allsport/Getty Images)

Il turbolento di Watford ha un record imbattibile: quando giocava nel Chelsea venne espulso dopo appena tre secondi (non è un errore di battitura) per aver fratturato la gamba a Dane Whitehouse dello Sheffield United. Gary Stevens del Tottenham, per un intervento brutale di Jones (siamo nel 1988) che gli ruppe il ginocchio, fu costretto al ritiro due anni dopo.

Calciatore che vedeva più le gambe che il pallone, Jones intimidiva come si trovasse in un pub e nel retro di un pub si azzuffò con un uomo molto sovrappeso che reagì con la stessa foga di Vinnie ben poco the Pooh. Intanto va a giocare con la nazionale gallese, anche se lui è inglese, forse la piccola nazione di Dylan Thomas e di Anthony Hopkins è un’arena più adatta alle sue caratteristiche; o forse perché in patria ha contro calciatori di prestigio come Lineker, che lo considerano poco più di un ammasso brutale.

Si racconta che nel 1988, in occasione della trasferta contro il Liverpool, i giocatori del Wimbledon dopo aver letto sul muro dell’Anfield la scritta “This Is Anfield”, Vinnie Jones e i suoi compagni scrivono: “Bothered”, più o meno “Chi se ne fotte”. Vinnie, dopo le scorribande londinesi, gioca nel Leeds United (1989-1990), nello Sheffield United (1990-1991), nel Chelsea (1991-1992) e di nuovo nel Wimbledon fino al 1998 per chiudere nel Qpr.

Doug Peters/PA Wire LaPresse 

Anni prima aveva avuto successo il famigerato“Soccer’s Hard Men” video dove si esaltano calciatori famosi per la loro ferocia: Graeme Souness, Bryan Robson, Nobby Stiles, Norman Hunter, Jack Charlton, Steve McMahon, Tommy Smith, Peter Piano, Ron “Chopper Harris”, Billy Bremner. Jones spiega come picchiare gli avversari, il presidente del Wimbledon accusa il mediano di essere un mosquito brain, un cervello di zanzara.

Vinnie becca una multa di ventimila sterline e pena sospesa. La Football Association lo accusa di dare una cattiva immagine del calcio nel mondo. Prima di arrivare al cinema, del tutto ubriaco, Mosquito minaccia di dirottare un aereo, poi di uccidere tutti in una grottesca scena da film alla Tarantino. Esordisce nei movie sempre con Guy Ritchie in “Lock & Stock – Pazzi Scatenati” poi altri film nel ruolo di cattivo tra cui uno scritto da Nic Pizzolatto, autore di “True Detective”, ed è Fenomeno in “X –men – conflitto finale”. Oggi, dopo la morte di Tanya, è un uomo fatto di calce e di mattoni, che il dolore comincia a consumare come un palazzo abbandonato da tempo.

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