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Vita e miracoli di Junior Messias

By 21 Luglio 2020

A vent’anni, per vivere, consegnava frigoriferi. Il calcio era una passione che si impantanava sui campetti di fango e povertà. Ora invece Junior Messias ha trovato il suo posto nel Crotone

I sogni in genere se li carica la schiena, che dopo alcuni anni comincia a fare male perché è lì che restano le amarezze, le speranze, le illusioni; la schiena si porta addosso le mattine di fatica e le sere di stanchezza. Junior Walter Messias aveva cominciato presto, appena arrivato in Italia dal Brasile a venti anni, portando elettrodomestici nelle case piemontesi, doveva mantenere casa, moglie e due figli, avrebbe voluto giocare a pallone e lo faceva, certo, ma sui campetti di fango e povertà, nella carne aveva la fede in Cristo come gioia della croce e non come dolore da trascinare con affanno; era lontanissimo il villaggio di São Cândido, dov’era cresciuto, aveva giocato con l’Ideal fino ad arrivare alla terza serie del Mineirão prima di partire per l’Italia con il fratello.

Solo che a venti anni per il calcio, quando vuoi iniziare, sei già vecchio, nessuno ti vuole anche se sei bravo, ti accorgi che pure se non hai rughe, esperienza, un lungo passato i tuoi coetanei hanno la vita davanti mentre a te la vita sembra già in buona parte passata; se poi non hai il permesso di soggiorno, diventi addirittura ombra. Somiglia, la prima delle vite di Junior Walter Messias, ai versi del grandissimo poeta Lêdo Ivo

giorni idioti passano come i ponti.
Le statue volano come uccelli.
Le porte più chiuse si aprono come labbra.

Ho sempre amato quel che passa: i taxi affollati,
i fischi dei treni, le nuvole smarrite
e le foglie trascinate dal vento.

Foto Cafaro/LaPresse

Quei giorni come taxi affollati Messias li trascorre nello Sport Warique, squadra della comunità peruviana che partecipa ai campionati amatoriali Uisp, associazione nata nel 1948 per promuovere, secondo i principi del Pci e del Psi, lo sport nelle classi sociali popolari in modo da formare una coscienza comune. Il giovane fattorino brasiliano ha un sinistro eccezionale, morbidissimo, la differenza tra lui e gli altri è eccessiva, solo che consegnare frigoriferi e televisori gli dà da vivere, il calcio no.

Ci crede, diventerà un calciatore professionista, poi non ci crede più. Frequenta la Chiesa evangelica, parla con il suo pastore, è amareggiato, forse è meglio smettere, sognare fa solo male alla schiena. Dio vuole altro dalla sua vita. Al Cit Turin, quartiere di Torino, gioca a stravince poi a sera se ne torna alla Barriera ‘d Milan, popoloso quartiere dove vive con la sua famiglia. I giorni passano idioti, colpevoli della sua solitudine e di quello che ormai gli sembra il suo fallimento, sono giorni coperti di ruggine, stanno perdendo la loro lucentezza. Non importa. Dio dà, Dio toglie, sia lode al Signore, dice il Libro di Giobbe.

Dove vivono i morti anch’io vivrò un giorno,
in questo nessun luogo che gli dei passeggeri
serbano alle ceneri che sono niente e nessuno.

Foto Fabrizio Corradetti / LaPresse

Questa malinconica luce si è poggiata come cenere sulla vita di Junior Walter Messias, però un pomeriggio accade qualcosa. Ezio Rossi, allenatore, ex calciatore del Torino, dopo averlo visto giocare, gli propone il Fossano solo che lo stipendio è troppo basso, meno di quello di un fattorino, meglio rinunciare. I giorni tornano a nascondersi sotto la cenere, il brasiliano si rassegna a giocare partite sui campi di fango e di povertà. Niente da fare, la vita per un’altra volta. Non è così, invece.

Junior Messias viene preso dal Casale, campionato di Eccellenza, su suggerimento del nuovo allenatore Ezio Rossi, sempre lui, al brasiliano va uno stipendio dignitoso, si licenzia da fattorino, più di venti gol in campionato e la promozione di serie D. Resta stordito, riceve finte offerte, è confuso, la preghiera viene ingannata dalla vita, finisce al Chieri dove gioca magnificamente, lo prende la Pro Vercelli. Sia lodato il Signore e la Sua volontà. Lui però è brasiliano e le norme sono rigide sugli extracomunitari nei campionati minori, contratto strappato. Niente da fare, la vita per un’altra volta. Dio dà, Dio toglie.

Chi ha la chiave dei sogni apre qualunque porta.
Chi naviga dormendo arriva in qualunque molo
e nelle navi vede l’abolizione della morte.

E ho sempre udito la voce che mi chiama nel buio,
la voce dall’altro lato, giunta da altri mondi
che si disfanno nell’aria, lambiti dalla bruma.

Foto Paola Garbuio/LaPresse

Va a giocare nel Gozzano, quando segna le braccia si stendono verso cielo, le allunga dritte che sembrano la scala di Giacobbe; i giorni possono diventare voci nel buio, richiamo verso nuove porte, Dio stesso è un sussurro dietro la nuca. Junior Walter Messias continua a giocare in attacco o a ridosso degli attaccanti, trequartista che batte punizioni eleganti e letali, quanto è sprecato su quei campi ma il Signore dà, il Signore toglie. Se Dio vuole questo, così sia.

Il Gozzano sale in serie C. Cominciano a essere lontane le mattine di quando caricava elettrodomestici, la schiena però è ancora curva di quei giorni.  A ventotto anni è andata un po’ così, s’è fatto tardi per i sogni, il tempo è scaduto, si può essere vecchi anche prima dei trenta, a questo punto meglio camminare nelle strade piemontesi con il lento e disincantato ozio di un flâneur.

Dio però non è più un sussurro ma voce forte. Junior Walter Messias viene acquistato dal Crotone, serie B, si va in Calabria, la terra di Gioacchino da Fiore, il teologo dell’età dello Spirito, quella della vita secondo la purezza della grazia nella quale ogni uomo trova refrigerio; e in Calabria Junior Walter Messias in pochi mesi trascina il Crotone con il suo estro e la sua finezza calcistica ai primi posti della classifica, segna il suo primo gol tra i professionisti alla fine del dicembre 2019, lo fa contro il Trapani di testa e, come sempre, allunga la scala di Giacobbe verso il cielo quando esulta. Sta per arrivare la serie A, come la luce che comincia a splendere davanti al sepolcro di Gesù.

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