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Zidane ha cambiato la storia del derby di Torino

By 3 Maggio 2019
Zidane ha cambiato storia del derby

Zizou ha giocato soltanto due stracittadine in bianconero, senza mai raggiungere neanche la sufficienza. Eppure quelle due partite hanno contribuito ad ampliare il divario fra Juventus e Toro

Mettiamo subito in chiaro una cosa. Zidane ha giocato solo due derby della Mole, entrambi male e non risultando non solo mai fra i migliori in campo, ma non riuscendo ad avere nemmeno una valutazione sufficiente. E allora perché fare un pezzo sui derby di Zidane? Partiamo da lontano.

Il Torino, tranne nella fase della Grande squadra scomparsa a Superga, è sempre stato l’altro club della città. La Juve voleva dire Agnelli, i campioni stranieri, i calciatori della Nazionale italiana, il potere. Ma anche in un contesto a dir poco penalizzante, il Toro ha sempre opposto ferrea resistenza nella stracittadina. Le vittorie in Italia e le affermazioni continentali sono sempre arrivate in casa Juve, tranne uno scudetto indimenticabile nel 1976, con Radice alla guida, ma i granata nella sfida faccia a faccia non sono mai sembrati inferiori, anche nelle partite perse hanno sempre alzato il loro livello di gioco e di furia, assottigliando la differenza.

Oggi non è più così. Negli ultimi 10 anni nei derby della Mole la Juventus ha segnato 34 gol, mentre il Torino solo 7. Basta questo semplice dato per far saltare agli occhi una netta differenza. E dentro c’è anche il periodo post-Calciopoli, in cui la Juve non ha brillato come in questi ultimi otto anni.


Quando Toro e Juve hanno iniziato ad allontanarsi sempre di più? Proprio nella fase in cui alla Juventus c’era Zidane. Ecco perché i derby di Zidane nella storia della stracittadina sono fondamentali, perché danno il via a due strade che continuano ad allontanarsi sempre di più. La Juve è cresciuta in maniera quasi esagerata con la triade, Calciopoli ne ha solo leggermente frenato lo sviluppo, ma Andrea Agnelli ha portato l’idea che i bianconeri fossero un’azienda multinazionale, che il loro mercato non fosse solo quello italiano, ma quello mondiale e che quindi non si dovesse crescere in relazione a come crescono le squadre italiane, perché i veri competitors sono il Real Madrid, il Bayern Monaco, il Manchester United e così via.

Il Torino dal canto suo in questi anni è sempre stato un fatto esclusivamente di cuore per chi lo ha condotto. Prima Romero e poi Cairo lo hanno gestito come un piccolo gioiello da far vedere agli amici durante le feste comandate. Il Toro, così come tante altre squadre italiane, si è sempre fermato di fronte alle difficoltà del mercato globale, potendo piano piano sempre meno nel momento in cui affrontava la Juve, che invece si era lanciata nella contemporaneità e cresceva in maniera esponenziale.

I due derby di Zidane sono l’innesco di tutto. Il primo è quello del novembre 1999. I granata erano scesi in serie B nel 1996, riuscendo a risalire solo la stagione precedente. Era una squadra di pirati alla ricerca di un tesoro ormai scomparso, come Bonomi, Maltagliati, André Cruz, Scarchilli, o di giovani pionieri come Ivic e Sommese. E poi c’era un totem, anzi un moloch che ricordava a tutti i bei tempi andati, Gianluigi Lentini. Guardarlo giocare con la maglia del Toro in quegli anni faceva mescolare nello stomaco orgoglio e malinconia. Mondonico teneva tutto insieme con tanta pratica e poca teoria.

Zidane ha cambiato storia del derby

La Juve era perfetta, con Ferrara-Montero in difesa, Conte e Davids a centrocampo, Zidane dietro le punte, Del Piero e Inzaghi. Tutti giovani ma con l’esperienza giusta. Tutti cazzuti e pieni di energia, oltre alla classe che francese e veneto spargevano per il campo. Il Torino giocò una partita aggrappandosi letteralmente alla Juve e riuscì a pareggiarla. Sbagliano gol sia Inzaghi che Del Piero e i granata ce la fanno perché sporcano in continuazione il gioco, corrono a perdifiato appresso a tutti quelli in maglia a strisce e alla fine chiudono un sudato 0-0.

Al ritorno la musica è la stessa, con la Juve ancora più fresca e bella grazie all’inserimento di Zambrotta. Il Toro lotta su tutto, forse anche troppo. Per troppa furia Brambilla e Lentini fanno due autogol. Il primo lo pareggia Ferrante su rigore, festeggiato mimando per la prima volta le corna del toro. Alla Juve viene fischiato un rigore contro dopo 40 domeniche. L’arbitro di quella partita è Collina. Del Piero e Ferrante entrambi su rigore fissano poi il risultato sul 3-2.

Il Torino quell’anno scenderà in B, iniziando un’altalena che dura fino al 2012. La Juve prova a vincere tutto, ogni anno, scontrandosi contro la Champions League e cambiando in meglio la squadra con gli acquisti di Nedved, Buffon, Thuram, Ibrahimovic, Vieira ed Emerson nel corso del tempo. Calciopoli che poteva essere un fattore equilibrante ha solo fatto rallentare il passo ad una Juve che poi ha iniziato a correre più di prima.

Ormai la differenza che è cominciata ad essere evidente in quei due derby, da molte stagioni a questa parte è un dato di fatto. La Juve è troppo per tutte le squadre italiane e nulla può la tradizione dei sovvertimenti granata nella storia dei derby per poter fare qualcosa. Le strade che nei derby di Zidane iniziavano a divergere, ora sono lontane anni luce.

P.S. L’ultimissimo urlo granata è il derby successivo all’addio di Zidane alla Juve. Quello del 14 ottobre 2001, con il recupero da 3-0 e Maspero che tacchetta il calcio di rigore e fa sbagliare Salas. Da lì in poi, nonostante una vittoria nel 2015 e qualche pareggio, il derby della Mole non è stato più lo stesso.

Foto: LaPresse. 

Jvan Sica

About Jvan Sica

Jvan Sica, nato a Salerno nel 1980, scrive di sport per il web, il teatro e la televisione. L’ultimo libro è stato “Garincia”, l’ultimo spettacolo “Berlino 1936”, l’ultimo film "Maradonapoli". Co-ideatore delle Football City Guides, prime guide turistico-calcistiche esistenti al mondo. È stato articolista per la Gazzetta dello Sport, come curatore della rubrica “Last 50 FIFA”. Cura il blog "Letteratura sportiva".

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