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Zlatan United FC

By 10 Marzo 2021

Non più centrale

Il 24 maggio del 2017 il Manchester United solleva l’Europa League nel cielo di Solna, in Svezia. Ha battuto l’Ajax 2-0 grazie alle reti di Pogba e Mkhytarian, due giocatori fondamentali nello schieramento di Mourinho: il francese, pezzo pregiato del mercato europeo, è rimasto nonostante diverse sirene tentatrici, mentre l’armeno, con la sua intelligenza tattica, è in grado di fare tutto sul campo e al meglio.

La Svezia, l’Ajax, una grande partita: ingredienti fantastici per Ibrahimovic, il palcoscenico ideale per lui. Peccato che quel giorno sia infortunato dopo il bruttissimo infortunio patito contro l’Anderlecht. Si è perso i supplementari del ritorno dei quarti, la semifinale con il Celta Vigo e tutto l’ultimo periodo della stagione.

Il suo posto in attacco se l’è preso sostanzialmente Marcus Rashford, giovane e talentuoso prodotto del vivaio dei Red Devils. È lui il titolare, anche se gioca in maniera del tutto diversa rispetto a Zlatan; è più scattante, più brevilineo, non sa ancora fare la boa davanti come lo svedese, e anche in quanto a tecnica individuale siamo lontani anni luce rispetto a Ibra. Però è uno che lavora duro e ha voglia di imparare.

Per compensare il vuoto come peso e altezza lasciato da Zlatan, poi, Mourinho non ha più tolto dalla formazione-tipo il belga Fellaini, quello dei capelli ricci che sembrano quasi un casco. Per risalire il campo nei momenti di difficoltà lo schema è semplice: lancio alla ricerca del gigante dalla folta chioma e poi si vede.
Insomma, senza Ibra si può stare e si può anche vincere. Curioso, comunque, che la prima competizione internazionale che Zlatan conquista (la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club con il Barcellona nel 2009 devono essere considerati un caso a parte) non la possa toccare sul campo, perché costretto ai box per infortunio. Pazienza, il suo contributo è stato evidente, tanto che la Uefa lo sceglie nella formazione ideale del torneo.

(Photo by Warren Little/Getty Images)

Il problema è che l’infortunio al ginocchio è grave: sulla carta il ritorno a pieno regime è previsto per la fine del 2017, se non l’inizio del 2018. Con 36 anni da compiere è difficile per il Manchester United continuare a puntare su Zlatan, che infatti vede scadere il suo contratto il 30 giugno e finisce nel robusto gruppo degli svincolati. Nel suo caso, svincolati di lusso.
Le cose per lui si mettono peggio quando i Red Devils acquistano dall’Everton il gigantesco centravanti belga Romelu Lukaku: più giovane, più sano, per certi aspetti più completo di Ibrahimovic, visto che è anche molto veloce pur essendo un colosso di 1.93 per quasi 100 chili. Per il club, che sborsa ben 85 milioni di euro, è una sorta di ipoteca sul futuro, come conferma lo stesso José Mourinho, che pare aver già accantonato il suo vecchio pupillo: “Lukaku calza a pennello per noi – spiega lo “Special One” –. Ha una forte personalità ed è naturale che voglia sviluppare la sua carriera nel più prestigioso dei club. Sarà una grande aggiunta per il gruppo e so che verrà accolto nel migliore dei modi. Non vedo l’ora di lavorare di nuovo con lui”. Di nuovo, sì, perché Mourinho aveva già allenato il belga al Chelsea, seppur per un breve periodo.

Un centravanti giovane e prolifico nel posto che era di Ibrahimovic. Un bel guaio per lo svedese, che si vede anche “scippare” il numero 9. Lo United comincia la nuova stagione con la solita tournée americana in cui Lukaku è protagonista. Lo è anche nella prima partita ufficiale, la Supercoppa Europea contro il Real Madrid a Skopje, in Macedonia: il belga infatti segna un gol, ma  non è sufficiente ai Red Devils per evitare la sconfitta 2-1. E Ibra? Si allena. Mostra video sui social network in cui si mostra se non in perfetta forma quantomeno voglioso di recuperarla, di allontanare le voci di fine della carriera. Qualche giornale butta lì la notizia che forse il Manchester è intenzionato a proporgli un altro contratto, ma solo vincolato al suo completo recupero fisico.

Gli avvistamenti di Mino Raiola in città, tuttavia, a cena assieme al suo assistito, sono un chiaro segnale di apertura: l’agente si palesa anche a Torino, mandando in subbuglio i tifosi della Juventus, ma è un fuoco di paglia ed è lo stesso club bianconero a gettare acqua sul fuoco. Si parla anche di un ritorno al Milan, di contratti a gettone, ma sono solo le voci del calciomercato agostano, tanto fumo e poco arrosto.

(Photo by Alex Livesey/Getty Images for Premier League)

Intanto Zlatan può dedicarsi anche a mostrare l’inizio della lavorazione della sua statua che dovrebbe essere posizionata fuori dallo stadio di Stoccolma, anche se poi finirà a Malmoe. “Ecco il simbolo della Svezia”, scrive l’attaccante, che diventa anche un videogioco, “Zlatan legends”, in cui veste i panni di un supereroe che assomiglia ad Ironman.

La notizia del suo ritorno al Manchester United diventa ufficiale il 25 agosto, quando la Premier League peraltro è già cominciata e Lukaku ha già segnato tre gol in due partite in una squadra che esce dai blocchi del campionato con tre vittorie e nessuna rete subita. “Siamo felici che Zlatan sia sulla strada del recupero e ugualmente contenti per avere di nuovo con noi la sua ambizione e la sua esperienza. Dopo il suo contributo nell’ultima stagione merita la nostra fiducia e aspetteremo il suo rientro. Non ho dubbi che sarà importante nella seconda parte dell’annata”: con queste parole José Mourinho accoglie il suo vecchio pupillo, anche se sembra voler mettere le cose in chiaro, specie nelle gerarchie.

Ibra non la pensa proprio così: “Dicevano che ero finito, che non potevo tornare e non avevo più fame, ma devo continuare quello che ho cominciato. Le sfide le ho sempre affrontate, mollare non è mai stata un’opzione, mi sento forte, abbastanza forte da rimettermi questa maglia. Il viaggio continua”, dice in un video su Twitter.

 

Rivalità interna

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Bello, il ritorno, la nuova maglia numero 10 lasciata vacante dopo l’addio di Wayne Rooney in direzione Everton: tutto stupendo, il leader che si rimette in gioco a pochi mesi da un grave infortunio. Sì, ma quando è disponibile Ibrahimovic? Ci vuole ancora tempo, bisogna aspettare fino a novembre, che sarebbe comunque un grande risultato, in anticipo di almeno due mesi rispetto alla tabella di marcia, ma evidentemente il fisico di Zlatan è davvero speciale.

Il 18 novembre, quindi, ecco il ritorno in campo. Cinque giorni prima la sua Svezia, in cui non gioca più, peraltro, ha eliminato l’Italia nello spareggio di qualificazione al Mondiale russo dell’anno successivo. Contro il Newcastle invece disputa uno spezzone di gara, gli ultimi 13 minuti quando il risultato è già in ghiaccio per il Manchester United: entra sul 4-1 al posto di Martial, per cui in coppia con Lukaku. I ritmi sono bassi, ideali per riprendere un po’ il ritmo, ma ogni volta che lo svedese tocca il pallone dagli spalti si alzano gli “olé”, come se avesse effettuato chissà quale giocata.

Mourinho non ha fretta, vuole centellinare l’attaccante concedendogli spazio piano piano. Una settimana dopo contro il Brighton il minutaggio sale a 28′, poi solo briciole sul campo del Watford, tutte partite che lo United vince rimanendo nella scia del Manchester City. Il derby cittadino del 10 dicembre è il piatto forte di un campionato che vede la griglia dei favoriti già delineata: si gioca a Old Trafford e Ibra parte dalla panchina. A cavallo tra il primo e il secondo tempo si decide la partita: gol di David Silva per il City, pareggio di Rashford e rocambolesco tap-in del difensore argentino Otamendi per il nuovo e definitivo vantaggio ospite. Zlatan viene buttato nella mischia al posto di Lingard a un quarto d’ora dal termine senza che riesca a combinare granché.

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

La notizia è quello che succede dopo la partita, quando nel tunnel che conduce agli spogliatoi si scatena una rissa che vedrebbe coinvolto proprio Ibra, a cui qualcuno del City, si dice addirittura Guardiola, avrebbe rivolto parole sgradevoli del tipo: “Sei bravo a parlare, ma ti muovi poco”. Volano bottigliette, schiaffi e insulti: Mikel Arteta, uno degli assistenti di Guardiola, viene aggredito a tradimento, sarebbero state coinvolte circa venti persone con tanto di intervento della polizia e una richiesta di Mourinho, passando accanto allo spogliatoio avversario, di maggior rispetto.

Chiude l’anno a quota zero gol segnati comunque, Ibra. Si sblocca subito prima di Natale, in una partita infausta contro il Bristol City in Coppa di Lega, la competizione vinta dallo United dieci mesi prima: i Red Devils, che per l’occasione giocano in grigio, vengono sconfitti 2-1 da questa squadra di seconda divisione ed eliminati ai quarti di finale. Per Zlatan la rete del momentaneo pareggio su punizione dal limite e anche una traversa con un tocco da distanza ravvicinata. Il Bristol City vince con un gol oltre il novantesimo minuto e c’è spazio anche per un siparietto tra l’allenatore dei padroni di casa e uno dei giovani raccattapalle presenti a bordocampo, che per la gioia si abbracciano. Lo svedese quel gol lo vede dalla panchina perchè nel frattempo è stato sostituito da Lukaku.

È l’ultimo timbro di Zlatan in maglia United. Sei giorni dopo c’è l’ultima presenza, nel sudatissimo pareggio interno 2-2 contro il Burnley in Premier League. Gioca titolare assieme a Lukaku, ma viene sostituito da Lingard dopo l’intervallo con la squadra sotto di due gol; probabilmente la coppia con il belga dal punto di vista di Mourinho non può funzionare.
Non giocherà più, Ibrahimovic, per i Red Devils. Pochi giorni dopo si fa male nuovamente al ginocchio, la diagnosi è di un mese fuori. In Champions League, dove il Manchester si è qualificato agli ottavi di finale e dove incontrerà il Siviglia, ha messo piede in campo per 16 minuti contro il Basilea; in Premier è finito ai margini delle rotazioni, con Lukaku che si è preso il proscenio e Rashford che ha ripreso da dove aveva lasciato. Insomma, non una situazione “alla Zlatan”.

 

(Photo by Clive Rose/Getty Images)

Infatti all’inizio del 2018 José Mourinho lascia trapelare che le cose non stanno andando proprio bene per lo svedese: “Ha lottato come una tigre per tornare, ha cominciato ad avere minuti, è partito titolare e ha giocato 60 minuti in una partita e 45 in un’altra ma non è felice delle sensazioni che ha. Ha consultato altri medici e abbiamo deciso tutti che la cosa migliore era fermarsi, curarsi e tornare al lavoro quando starà davvero bene. Pensiamo di riaverlo in gruppo fra fine gennaio e inizio febbraio, speriamo che le sue sensazioni per allora siano migliori. Di sicuro Ibra non è felice per questa situazione”.

I tabloid inglesi ci mettono il carico. “Ibrahimovic sta pensando di lasciare il Manchester United per andare a giocare in un altro campionato, tipo quello americano o cinese”. Lì la stagione deve ancora cominciare, quindi sarebbe una condizione perfetta per Zlatan, che deve ritrovare la forma migliore in leghe, e questo i giornali non lo scrivono ma lo sottintendono, più agevoli e meno dure.

Anche quando teoricamente lo svedese è guarito dai problemi al ginocchio continua a rimanere fuori. Il 22 marzo, dopo che lo United è stato clamorosamente eliminato dal Siviglia in Champions League (1-1 in Spagna e 1-2 a Old Trafford) arriva l’ufficialità, che è su due binari: il primo, il contratto con i Red Devils è rescisso, e il secondo è che c’è già una nuova squadra per Zlatan. Come anticipato dai tabloid la sua nuova avventura è la Major League Soccer, la principale lega nordamericana. Sono i Los Angeles Galaxy che scommettono su di lui, un club importante che in passato aveva avuto un grande impatto mediatico quando aveva messo sotto contratto David Beckham.

(Photo by Stu Forster/Getty Images)

Zlatan ci prova, con un altro colpo “alla Ibra”, presentandosi ai suoi nuovi tifosi comprando una pagina sul più importante quotidiano locale, il “Los Angeles Times”: “Cara Los Angeles, è un piacere”, ci scrive. Per lui c’è un biennale da 1.2 milioni a stagione e l’investitura a nuovo volto della Mls, di cui diventa senza dubbio il calciatore più famoso.

Certo, la Premier, l’Europa, la Champions League sarebbero state tutt’altra cosa. Il primo a rendersi conto, però, di non essere più il giocatore di prima dell’infortunio è lo stesso Zlatan, che pare averlo ammesso nientemeno che davanti a Mourinho, seppur in privato. “Se vuoi farmi giocare, gioco. Ma io non voglio deluderti, non posso darti tutto quello che ti do di solito”. Nessun problema, pare, tra i due: “L’unico problema che abbiamo mai avuto è quando lui voleva farmi riposare e io non ero d’accordo”, scaccia le speculazioni Ibra.

Emergeranno, invece, retroscena di un rapporto difficile con qualche compagno di squadra. A parte i momenti semi-comici, come quando l’argentino Rojo lo chiama “nasone” rischiando di finire appeso al muro, le storie tese sono in particolare con Romelu Lukaku. Sì, proprio il suo successore al centro dell’attacco del Manchester United, che si era presentato volenteroso di imparare tanto dal suo collega più esperto, anche nelle partitelle del giovedì tra titolari e riserve, ma che in alcune occasioni sarebbe finito quasi bullizzato.

Celebre l’episodio della scommessa offerta da Ibrahimovic al belga durante gli allenamenti: “Cinquanta sterline per ogni stop di palla effettuato in modo corretto”, è la proposta dello svedese a Lukaku, che avrebbe risposto: “E se li azzecco tutti cosa vinco?”, “Nulla, ti avrò solo reso un giocatore migliore”, la sentenza di Zlatan. Aneddotica rimasta forse nel segreto degli spogliatoi, ma deflagrata quando i due, di recente, si sono trovati a scornarsi – letteralmente – durante il derby di Coppa Italia tra Inter e Milan. A rivangare, insomma, vecchie ruggini.

(Photo by Dan Mullan/Getty Images)

Un finale di esperienza con il Manchester United abbastanza triste, comunque, per Ibra, mai così lontano dai riflettori, mai così “trending topic” in una squadra come negli ultimi mesi in Inghilterra. Eppure il suo impatto sulla squadra è stato importantissimo, come ha ricordato più di recente Luke Shaw, difensore dei Red Devils: “Era un matto, ma un matto positivo, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Durante le partitelle di allenamento non voleva mai, e dico mai, perdere. Anzi, si arrabbiava da morire con quelli che erano in squadra con lui. Anche se in là con gli anni era ancora il giocatore clamoroso di qualche tempo prima e in spogliatoio sapeva alternare momenti di divertimento a quelli di serietà. Quando c’era da alzare il livello Zlatan era il primo a volerlo fare e tutti per questo motivo gli hanno voluto bene”. 

Peccato solo per l’infortunio al ginocchio, gravissimo, che ha stroncato di fatto l’ascesa di Ibrahimovic in quella Premier così competitiva, così dura, in cui stava dimostrando di poter dire la sua anche a 35 anni suonati. Non sono stati sufficienti né una forza di volontà di ferro né il rientro prima del previsto. Anche l’aver scelto lì per lì la Mls, un campionato dove molti ex grandi stavano andando a chiudere la carriera (Kakà, Gerrard, Lampard, Pirlo), poteva sembrare un chiaro segnale, una sorta di bandiera bianca alzata davanti all’inevitabile. E invece quello era solo l’ennesimo punto di (ri)partenza.

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